jump to navigation

Eluana 10 febbraio 2009

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
Tags: , , , ,
2 comments

Si è parlato e scritto molto di Eluana e del valore della vita umana.

Quando si parla di vita cosa si intende con precisione?

Ci sono tanti tipi di vita: la vita umana, quella animale e quella vegetale.

Nell’ambito della vita umana si hanno molte sfumature e valori diversi. Si passa dalla vita piena, consapevole e felice a quella posizionata all’estremo opposto: la morte costituita dalla distruzione e dissoluzione delle cellule in materia di base.

La nostra vita nasce da un ovocita, cresce assimilando sostanze ed elementi vari e si completa alla fine del percorso, dopo molti anni, restituendo alla natura la materia che ha preso in prestito.

(altro…)

Annunci

Aborto 15 gennaio 2009

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
Tags: , , , , , ,
2 comments

L’aborto è un omicidio o un atto terapeutico?

L’aborto per definizione è l’interruzione prematura della gravidanza, con la conseguente morte del feto. Esso può avere cause naturali, provocato da una malattia o da un trauma, ma in certi casi è premeditato.

Quest’ultimo caso, a prescindere dalle motivazioni che lo hanno determinato, è molto criticato, per alcuni è considerato un vero e proprio omicidio.

Le motivazioni che inducono una donna a compiere un’azione del genere sono solitamente molto gravi, anche drammatiche. Ci sono casi in cui il feto è il risultato di uno stupro di cui si vogliono cancellare i ricordi. In altri casi le condizioni economiche o sociali non permettono di mantenere il futuro bambino, oppure la madre è troppo giovane o addirittura adolescente. Un caso abbastanza comune è quello in cui il feto presenta delle alterazioni genetiche talmente gravi che potrebbero renderlo infelice e sofferente per tutta la vita.

In altre occasioni la motivazione dell’aborto, un po’ banale, è perché la maternità potrebbe compromettere la carriera lavorativa.

La questione si può riassumere con la seguente domanda:

E’ giusto procurare la morte a un feto in evoluzione per uno dei motivi elencati in precedenza?

Quanto vale la vita del feto rispetto al valore del benessere della madre, della famiglia o della società che lo deve accogliere?

Per un credente la vita è sacra, perché dotata dell’anima, quindi il suo valore è infinito e non può essere mai soppressa, in nessuna occasione, in nessun caso.

Per i laici, il valore della vita è quantificabile, quindi si può stabilire quando e quanto una vita è più importante dell’altra.

Da ciò si deduce che sono necessarie due risposte diverse, secondo l’interlocutore che si ha di fronte.

Le due risposte saranno diverse solamente nelle argomentazioni e nella forma ma, nella sostanza, convergono nella stessa direzione, perché la verità e la giustizia è una sola.

Per convergere, ovviamente è necessario che l’interlocutore sia disponibile ad ascoltare, che non rimanga fermo ai propri pregiudizi e alle filosofie pre-costituite non supportate dalla logica e dalle esperienze.

La mia risposta ai credenti è ampliamente trattata nel libro “Dio dell’Universo”, nei capitoli che riguardano l’anima.

Feto

Fortunatamente nel corso dei secoli, a seguito dell’evoluzione economica e sociale, il valore della vita e della dignità umana è aumentato considerevolmente. Fino a pochi anni fa la pena di morte era applicata ufficialmente nella maggioranza dei paesi. Nel 1700 la schiavitù era ancora ammessa in alcuni stati considerati civili. Durante le guerre del secolo scorso la vita dei soldati era considerata spendibile, e al termine delle battaglie i morti si contavano tranquillamente a migliaia.

Fortunatamente l’evoluzione sociale ha permesso di acquisire il grande valore dell’uomo, come individuo. Un tempo si era rassegnati davanti alla morte e alla malattia, si poteva tollerare e giustificare qualche aborto, ma ora dobbiamo considerare il problema con un’altra ottica e cercare le soluzioni che un tempo non erano impossibili.

Lo sviluppo della scienza, in particolare la medicina, delle istituzioni economiche e sociali permette di raggiungere un certo benessere e allungare le aspettative di vita. La scienza mette a disposizioni delle opportunità per migliorare la qualità della vita rispetto a ciò che consente la semplice vita naturale.

La società ha l’obbligo di evolversi e di migliorarsi continuamente, perciò per mantenere il livello raggiunto e per garantirsi tale prerogativa può essere necessario obbligare i cittadini ad un comportamento (igiene, educazione, qualità) che in altre nazioni potrebbe essere considerato inconcepibile.

Nei paesi poveri, non ancora civilizzati, dove la medicina non ha raggiunto i progressi delle nazioni occidentali, i dottori sono costretti a “lasciar morire” i loro pazienti più gravi. Viceversa il medico di una clinica moderna deve usare tutte le tecniche, che il progresso e lo Stato gli consentono, per aiutare il paziente a superare la fase critica e ritornare alla vita quotidiana per proseguire la propria evoluzione sociale, economica e sentimentale.

La scienza e la civiltà ci consentono di svincolarci, parzialmente, dalle necessità puramente materiali della sopravvivenza cui la natura ci obbliga, e di conseguenza consentono di evolverci dal punto di vista sociale e intellettuale. Lo scopo della vita sulla Terra non è semplicemente quello di vivere o sopravvivere più a lungo possibile, ma quello di acquisire coscienza e conoscenza, sia individuale sia collettiva.

Il divertimento e il godimento non sono lo scopo della vita, ma delle parentesi piacevoli che compensano gli eventuali e inevitabili giorni tristi e dolorosi, che aiutano a proseguire nel percorso quotidiano.

Il valore della nostra vita è proporzionale a quanto siamo in grado di evolverci e migliorare. Il riscontro non deve considerare solamente quanto stiamo realizzando in questo momento, ma anche a quanto potremmo realizzare in un prossimo futuro. La persona più umile e ignorante, che sta educando un bambino che in futuro diventerà uno scienziato, sta in realtà compiendo un grande servizio all’umanità ed è quindi molto apprezzabile.

I nostri pensieri, le decisioni importanti devono essere proiettate verso il futuro. Lo studio del passato è utile solo dal punto di vista accademico, per non ripetere gli stessi errori, ma non può essere cambiato. Anche sul presente non si riesce ad intervenire. Possiamo agire solo sul futuro. Le azioni di oggi devono essere orientate per il futuro, devono essere lungimiranti.

Quando devi giudicare una persona, devi giudicare il suo possibile futuro e quali saranno i suoi rapporti con la società e quanto sarà utile o dannoso agli altri. Il male che eventualmente ha arrecato a te o gli altri è ormai passato e non puoi più modificarlo. Puoi intervenire solo sulle conseguenze future.

Dovrai essere disponibile a perdonare il passato, ma dovrai essere esigente per il futuro.

Quando è in repentaglio la vita di un feto, un bambino, una persona adulta o di un vecchio, la società moderna ed evoluta deve fare quanto è possibile per risolvere il problema, tenendo nella giusta considerazione la qualità e la quantità di futuro su cui si va ad intervenire.

Poiché il feto non è in grado di parlare e difendersi in sede processuale, desidero prendere le sue parti.

La legge attuale considera il feto sotto una certa età, quando i suoi organi non sono ancora ben formati, come un semplice ammasso di cellule senza intelligenza e sensibilità. Il feto in questo stato non è considerato una persona, e quindi non è degno dei diritti che solitamente si concedono agli esseri umani.

Giudicare una persona, ed eventualmente condannarla a morte, solamente in base a quello che è in quel determinato momento non è affatto giusto. Occorre considerare anche quello che potrebbe essere in futuro, ciò che potrebbe diventare. Un feto davanti a sé ha delle grandi prospettive, ha davanti a sé tutta una vita da trascorrere e grandi possibilità, ha quindi un grande valore sociale.

Per rendersi conto della gravità di tale giudizio, pensate alla vostra reazione quando qualcuno volesse sopprimervi perché in un determinato giorno, in seguito ad un incidente o una malattia temporanea, non foste più utile alla società o addirittura considerati un peso. La vostra difesa si baserebbe sul fatto che dopo la guarigione sareste di nuovo efficiente e grande lavoratore.

Perché per il feto ci assumiamo questa responsabilità, questa decisione irreparabile e definitiva? Perché il futuro bambino è considerato una proprietà della madre e non un componente della società?

Ovviamente, se il neonato è parte della società, è questa, con le proprie istituzioni, che deve farsene carico, quando la madre non ha la possibilità di assolvere i propri doveri.

Tornando ai vari casi di aborto, la madre non deve essere costretta a sopprimere il feto, quando ci sono delle coppie sterili che potrebbero prendersi cura del nascituro ed adottarlo.

Da una parte abbiamo una donna disperata, sola, senza soldi, e con un figlio di troppo.

Dall’altro lato ci sono coppie senza figli e con molte disponibilità economiche.

Per risolvere molti dei problemi relativi ai casi di aborto basterebbe creare un’istituzione che faccia incontrare le parti in causa e consentire che si possano aiutare reciprocamente.

Il feto, colpito da una grave malattia genetica o che presenta delle gravi malformazioni, ha una vita futura molto limitata e di bassa qualità. In questo caso l’interruzione della gravidanza è un atto di pietà, è un modo di evitare una vita di inutili sacrifici e sofferenze. 

Leggi anche il precedente articolo:  Eutanasia

 Non sono in grado di dare un consiglio per quei casi in cui l’aborto è motivato da esigenze di carriera o altre ragioni particolari.

_________________________________________________________

Eutanasia 9 settembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Politica, religione, Teologia, vita umana.
Tags: , , , ,
2 comments

I recenti casi di eutanasia mi hanno suscitato il ricordo di quando ero ragazzo e leggevo con molta soddisfazione le avventure di Tex Willer e del suo amico Kit Carson, pubblicati sull’albo a fumetti TEX. All’epoca mi fece molta impressione un episodio in cui Tex uccideva un cavallo che era rimasto ferito ad una zampa, in seguito a una delle solite imprese contro i banditi di turno. Il gesto, che poteva sembrare violento, era in realtà una dimostrazione di pietà nei confronti dell’animale, disteso a terra sofferente. Nel deserto del Texas dell’epoca non c’erano veterinari disposti a curarlo, e quindi il cavallo non avrebbe potuto muoversi per raggiungere l’erba da brucare, non avrebbe potuto galoppare nelle praterie per scatenare la sua energia. Il cavallo ferito e sofferente non avrebbe potuto comportarsi come tutti gli altri cavalli, non avrebbe potuto, quindi, realizzare lo scopo della sua vita. Le ultime ore della sua vita sarebbero state una tortura e la morte sarebbe stata ambita come una liberazione.

Si era realizzata una duplice condizione sfortunata. L’invalidità del cavallo non era risolvibile in tempo utile per la mancanza di medici e di medicine adeguate. Il cavallo non sarebbe potuto mai ritornare nella situazione originale di essere un cavallo e comportarsi come un cavallo, neanche in versione ridotta.

D’altra parte il cavallo soffriva sia dal punto di vista fisico, a causa del dolore provocato dalla ferita, sia dal punto di vista morale per non avere la possibilità di alzarsi e galoppare nella prateria, come gli era sempre piaciuto fare.

Tex era solo con il cavallo, in quella distesa desertica, dipendeva solo da lui se lasciarlo soffrire fino alla morte, oppure terminare quella situazione angosciosa con un semplice colpo del suo revolver. L’animale non poteva parlare, ma i suoi occhi erano sufficientemente espressivi, ansimava e supplicavano la pietà del suo padrone che aveva servito, con ubbidienza, per tanto tempo.

Ricordava con nostalgia quelle lunghe galoppate alla rincorsa dei banditi, che ormai non erano più realizzabili.

Abbandonare il cavallo in quella condizione è equivalente ad acconsentire che le avversità della natura compiano la loro lenta e progressiva tortura, finché la morte per stenti non faccia il proprio corso.  Quando si ha il potere decisionale “acconsentire che altri compiano la tortura” è equivalente a “eseguire direttamente la tortura”.

Tex capì i pensieri del cavallo, si assunse la responsabilità delle proprie azioni ed estrasse la sua pistola dalla fondina.

Quando lessi questo fumetto ero ragazzo e interpretai questo episodio come un atto di violenza giusto e doveroso, anch’io avrei fatto ugualmente. Non sapevo che quello era un classico caso di “Eutanasia”.

Il termine Eutanasia proviene da una parola greca che significa “buona morte”, e significa procurare in modo diretto o indiretto la morte, possibilmente indolore, di una persona gravemente sofferente, in coma, malata allo stadio terminale e inguaribile.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi casi in cui si è discusso dell’opportunità dell’Eutanasia i più famosi sono rimasti quelli di Terry Schiavo, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro. Queste persone erano ammalate così gravemente che non erano in grado di esprimere la pur minima espressione di vita umana. La loro sopravvivenza era simile alla vita vegetativa, e in alcuni casi, considerando il massiccio uso dei macchinari, poteva addirittura considerarsi una vita tecnologica o robotica.

Alcuni politici ed ecclesiastici non hanno avuto sentimenti di pietà davanti a questi fatti, e sono andati via lasciando che “il cavallo” se la sbrigasse da solo.

La cosa che mi meraviglia di più è che alcune persone, che credono nella vita eterna e nell’Aldilà, si attacchino tenacemente alla vita terrena anche quando questa non ha più senso e non ha più i riferimenti che distinguono la vita umana da quella vegetale, animale o robotica.

Nei casi in cui una persona è così gravemente ammalata da non avere la coscienza di se stessa, quindi non ha più relazioni con gli altri, quando gli organi sono talmente compromessi da non essere in grado di funzionare da soli, ma necessitano di un ausilio meccanico, quando la situazione è diventata irreversibile, la medicina e la terapia non hanno più senso e diventano accanimento teraupetico. In questo caso dobbiamo lasciare che la natura faccia il suo corso.

Dio ci ha donato la vita per realizzare qualcosa di buono e non semplicemente per viverla.