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Ho veramente il libero arbitrio? 9 dicembre 2017

Posted by orfeopellicciotta in Filosofia, libertà, Pensieri, psicologia, religione, Riflessioni, vita umana.
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Nell’enciclopedia Treccani il libero arbitrio è definita come la capacità di scegliere liberamente, nell’operare e nel giudicare“.

Apparentemente sembra che effettivamente possiamo tutti definirci liberi, ma in realtà le cose non sono come sembra.

Nei testi della nostra religione è dichiarato che ciò che distingue l’uomo dall’animale è proprio la facoltà del libero arbitrio. Infatti l’animale segue solamente i suoi istinti, le proprie necessità fisiologiche. Anche se dimostra una certa intelligenza, e strategia, quando caccia le prede, esso comunque è solamente motivato dalla fame e dalla necessità di cibare i propri cuccioli.

Ma se osserviamo  con attenzione anche la nostra vita umana è nella maggior parte del tempo sottoposta alle necessità fisiologiche (fame, sete, sonno, riposo, sesso, ecc). D’altra parte la nostra origine è animale, e quindi per la maggior parte della giornata, la nostra mente è occupata a lavorare per la sopravvivenza propria e della famiglia. Il lavoro, anche quello più ambito, è scaturito dalla necessità di procurarsi il denaro per acquistare generi di prima necessità.

Anche la  meritata vacanza è una necessità per consentire alla mente di distrarsi.

La mattina mi sveglio dopo avere impegnato la prima della giornata (circa otto ore) per dormire. Dopodiché faccio colazione, ed anche questa è una necessità fisiologica. Posso scegliere se bere il latte, il cappuccino o semplicemente il caffè. Ma questa possibilità di scelta non è libero arbitrio, è solamente la necessita di cambiare il gusto dei cibi e diversificare la dieta. Anche gli uccelli mangiano il grano o il mais secondo come gli aggrada o come disponibile.

Mi lavo, mi rado la barba. Anche queste sono necessità che rimangano tali anche se posso scegliere tra la lametta o il rasoio elettrico.

Posso recarmi al lavoro con l’auto, l’autobus o a piedi. Ma questa possibilità di scelta non dipende dal libero arbitrio, ma solamente dalla distanza della destinazione, dal tempo meteorologico, e dalle mie condizioni fisiche.

Il tempo trascorso in ufficio o in fabbrica, svolgendo un lavoro insoddisfacente, ubbidendo alle regole aziendali e ai capricci del dirigente, per uno stipendio appena sufficiente per vivere, è più vicino alla schiavitù che al libero arbitrio.

Ovviamente anche il viaggio di ritorno a casa è una necessità e non una libera scelta.

Una parte del pomeriggio è dedicato alla spesa alimentare o di abbigliamento. Oppure visite mediche o pratiche burocratiche.

Finalmente a casa. Anche qui le incombenze non mancano. Lavo, stiro, cucino, spolvero, accudisco i bambini, riparo il lavandino.

Cena. Anche questa è una necessità, a prescindere da cosa ho scelto di cucinare o mangiare.

Ecco adesso finalmente posso scegliere liberamente il programma televisivo. Ma anche qui la scelta non è proprio massima, perché è limitata dalla programmazione offerta e dalla condivisione con gli altri membri della famiglia. Devo comunque sopportare la pubblicità che viene propinata.

La giornata finisce tornando al letto e continuare il percorso della vita.

Ma allora non esiste il libero arbitrio? No, non dico questo, è solamente molto limitato. Purtroppo c’è qualcuno che non lo ha mai praticato.

Quali sono i casi in cui abbiamo il libero arbitrio?

La libertà di fare una certa azione è preceduta dalla possibilità di volere fare proprio quella cosa.

Ma per volere qualcosa bisogna prima desiderare.

Per desiderare qualcosa devi sentirne la mancanza.

La cultura corrente, gli usi e i costumi praticati nell’ambiente in cui vivi, la pubblicità, ti condizionano i desideri. Quindi finisci per volere, e fare qualcosa che non viene da dentro di te, ma da un desiderio che ti è stata indotto. Alcune persone che vivono in certi ambienti desiderano ardentemente una Ferrari ma, per me che vivo in un altro contesto, la cosa non mi suscita alcuna bramosia.

Può capitare che desideri veramente qualcosa, hai la volontà per pensarlo, ma ti rendi conto che non hai la possibilità pratica, perché ti mancano i mezzi finanziari o la forza fisica. Quindi il processo si interrompe e dopo ti rassegni alla situazione e smetti addirittura di desiderare.

Nelle poche ore rimaste libere posso finalmente qualcosa per esprimere il libero arbitrio. Ma andare al cinema, il palestra, in piscina o a tennis, non è segno di libertà è solamente un proprio divertimento, fine a se stesso. Può essere considerato una forma di scarica dello stress accumulato nella giornata.  Non cambia nulla nel mondo.

Durante il lavoro, in realtà, posso manifestare il mio libero arbitrio. La parte di lavoro di mia competenza, la posso svolgere seguendo meticolosamente le regole aziendali, così come mi viene richiesto, oppure fare qualcosa di meglio aggiungendo impegno e un’attenzione particolare. Questo è una libera scelta. Posso viceversa fare volutamente una cosa peggiore, un danno. Anche questa è una libera scelta.

Gli animali non hanno il libero arbitrio quando seguono il loro istinto. Gli uomini non hanno il libero arbitrio quando seguono gli istinti e quando seguono le leggi e le regole della società. Si manifesta il libero arbitrio quando si desidera, si vuole e si compie qualcosa, di non richiesto, che migliora il benessere della società, oppure viceversa qualcosa, contro le regole, che danneggia qualcosa o qualcuno.

Il Libero Arbitrio è quindi la possibilità che ha l’uomo di scegliere tra il bene e il male.

Tu da che parte sei?

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La sera quando stai per addormentarti pensa a come hai trascorso la giornata.

Hai manifestato qualche azione che possa dimostrare che sei stato un “UOMO” (nel senso umano). Oppure ti sei comportato per tutto il giorno come un animale?

Se la risposta è si ti devi chiedere anche, da quale parte ti sei posto, dalla parte del bene o del male?

 

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Che cosa è la libertà 9 dicembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, Filosofia, libertà, Pensieri, Politica, Riflessioni, Uncategorized, vita umana.
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Ho raccolto una serie di aforismi sulla libertà, spulciando su i vari siti di internet.

I seguenti aforismi, dei più svariati autori, cercano di definire il concetto della libertà con poche parole mantenendo l’efficacia:

La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale. Benedetto Croce
La libertà consiste nel fare ciò che si desidera. John Stuart Mill
La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri. John Stuart Mill
La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono. Charles De Montesquieu
La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica. Luigi Einaudi
La libertà non è che una possibilità di essere migliore, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiore. Albert Camus
La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono. George Bernard Shaw
La mia libertà finisce dove comincia la vostra. Martin Luther King, Herbert Spencer
Libertà è scegliere. Pericle
Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare. Gandhi
Non sono un liberatore. I liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé Ernesto Che Guevara
Giustizia non esiste là dove non vi è libertà. Luigi Einaudi
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. Leo Longanesi
Nessuno vuole la libertà per tutti; ciascuno la vuole per sé. Otto von Bismarck
Sarà sempre uno schiavo chi non sa vivere con poco. Orazio Flacco
La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature. Franklin Delano Roosevelt
Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri. Oscar Wilde
La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge. Sören Kierkegaard
La libertà è la possibilità di rendersi utili alla società in proporzione alle proprie capacità. Orfeo

La definizione più famosa è quella di Martin Luther King, “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”, si ricollega a quella di John Stuart Mill La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri“.

Quindi la libertà non può essere semplicemente “La libertà consiste nel fare ciò che si desidera” perché deve essere limitata e controllata, quindi “La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono“.

Il limite dove fissare la libertà dell’uno e quella dell’altro, dovrà essere quindi frutto di un compromesso oppure, come afferma Ernesto Che Guevara, perfino qualcosa di maggiormente impegnativo “Sono i popoli che si liberano da sé”, che implicitamente significa che talvolta il popolo deve ricorrere alla rivoluzione oppure alla guerra per acquisire o riprendersi la libertà di cui ha diritto.

Una volta che la libertà è stata ottenuta, è necessario mantenerla perché il rischio di perderla è sempre incombente, c’è sempre qualcuno che spinge il limite a suo favore per ottenere qualcosa di più.

Il mantenimento del corretto limite della libertà individuale e collettiva è quindi soprattutto il compito delle istituzioni statali; della Giustizia, ma anche della Scuola che deve inculcare il senso del rispetto per gli altri, fin dai primi anni di vita.

Il corretto uso della libertà permette al Paese di progredire perché favorisce l’espressione delle iniziative personali.

Gli uomini sono tutti diversi e ognuno ha il diritto di esprimere la propria personalità (nei limiti consentiti) e dare il proprio contributo all’evoluzione del mondo.

Per favorire lo sviluppo economico e sociale della nazione le istituzioni statali non devono essere troppo opprimenti con la burocrazia o le censure, per non tarpare inutilmente le iniziative dei cittadini, ma devono essere abbastanza severe con coloro che abusano dei loro privilegi o del potere per prevaricare i diritti degli altri.

Le risorse alimentari o le materie prime della Terra devono essere a disposizione di tutti gli abitanti del mondo non a uso esclusivo di pochi o di chi arriva primo.

Quando una nazione non progredisce, oppure addirittura regredisce, significa che non garantisce il giusto equilibrio della libertà tra i cittadini. Un’eccessiva disparità tra i ricchi e i poveri è un altro indice di tale situazione.

La famosa definizione della libertà di M. L. King, riportata all’inizio dell’articolo è molto riduttiva, perché pretende di definire la libertà definendo solamente i suoi confini. Come se, alla domanda: qual’è il mio terreno, io rispondessi: quello compreso dal mio recinto. Implicitamente sembra anche dire: fatti gli affari tuoi, io nel mio terreno faccio quello che voglio. Sembrerebbe che agli altri non debba riguardare se qualcuno nel proprio terreno possa coltivare il grano, la frutta, oppure tenere un deposito di scorie nucleari. Non è così!

Il terreno, così come l’ambiente sociale, è strettamente connesso con ciò che è attorno. Ciò che si coltiva nel proprio orto, oppure l’utilizzo la propria libertà, deve essere sempre tale da non danneggiare, anche indirettamente, gli altri.

Una buona definizione della libertà è la seguente:

La mia libertà corrisponde ai miei diritti, la libertà degli altri corrisponde ai miei doveri.

La società felice si può realizzare solamente con un giusto equilibrio tra i diritti e i doveri.

Gruppi di persone o classi sociali spesso, rivolgendosi alle istituzioni, reclamano la realizzazione dei propri diritti. In alcuni casi non ci si rende conto che le istituzioni, in un paese democratico sono tenute e mantenute dall’impegno di tutti cittadini. Chiedere l’ottenimento di alcuni diritti significa implicitamente attribuire maggiori doveri ad altre persone, e in sotto certi punti di vista anche a se stessi.

Le varie istituzioni e i cittadini di una nazione sono tutti collegati tra loro, come in una gigantesca ragnatela, da relazioni economiche e di diritti e doveri. Pretendere un diritto su un aspetto della relazione può comportare di conseguenza un incremento di doveri sotto un altro aspetto. Occorre quindi valutare sempre la convenienza di tale modifica e verificare se il gioco vale la candela.

Non si otterrà mai l’acquisizione di un nuovo diritto se non sarà chiarito e valutato perfettamente il suo costo economico e sociale, chi o cosa dovrà assumersi i maggiori doveri, e infine se chi è direttamente interessato al dovere è consapevole e disponibile a tale nuovo impegno.

Forse il miglior aforisma sulla libertà, quello che considera tutti gli aspetti filosofici e pratici, secondo il mio modesto parere, è il seguente:

La libertà è la possibilità di rendersi utili alla società in proporzione alle proprie capacità”.

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