jump to navigation

Quando la guerra è giusta 5 aprile 2011

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, libertà, Politica, vita umana.
Tags: , ,
2 comments

Quando la guerra è giusta?

Tra le tante guerre che si sono combattute: d’espansione, coloniale, difensiva, preventiva, umanitaria, eccetera, si può stabilire quando e quali di queste può essere considerata giusta o almeno positiva?

L’opinione comune è che qualsiasi guerra è ingiusta, perché provoca morte, sofferenze fra le popolazioni e danni materiali, in entrambi i fronti.

Osservando il corso della storia dell’umanità, si può notare che le varie guerre e battaglie che si sono svolte hanno dato esiti diversi. In alcuni casi l’esito è stato positivo per entrambe le parti.

Il giudizio sui fatti, dato a posteriori, dopo molti anni dalla conclusione della guerra, è senz’altro il più preciso e più facile. Con il senno del poi ….

Per valutare correttamente i fatti, non si deve scendere eccessivamente nel dettaglio di un particolare avvenimento, facendosi commuovere o indignare dagli inevitabili episodi di brutalità e violenza gratuita. La valutazione deve essere globale considerando un lungo periodo di tempo, decine di anni successivi alla fine della guerra, e gli effetti sul complesso della popolazione, dal punto di vista economico, sociale e culturale.

La libertà (libero arbitrio) è uno dei principi fondamentali che distingue l’uomo dalla bestia. Un popolo non raggiungerà mai un livello sociale ed economico adeguato ai tempi, non potrà evolversi se non è libero di esprimere il meglio di sé. Senza la libertà di esprimersi, di scrivere, di lavorare, di studiare, di fare ciò che la propria attitudine consente non è vera vita. La libertà è quindi un principio sostanziale che giustifica tutte le guerre; sia per mantenerla che per ottenerla.

Durante l’ultima guerra mondiale, nel gennaio del 1944, gli americani e gli inglesi sono sbarcati ad Anzio e in Sicilia. In questa impresa morirono molti soldati in entrambi i fronti. Nel cimitero di Nettuno riposano oltre 7000 soldati, che hanno lasciato la loro vita in terra straniera, facendo piangere le loro mogli e le loro madri. Costoro, all’epoca pensarono che fosse un sacrificio giusto, un gesto d’umanità necessario. Anche per noi italiani, anche se in questa occasione, sotto i vari bombardamenti, morirono in molti, fu una guerra giusta. Dopo questa guerra l’Italia rifiorì, cessò la tirannia del fascismo e del nazismo, iniziò un lungo periodo di benessere economico sociale. La sofferenza di tutti quei morti e dei feriti, fu ampiamente compensata dal benessere dei figli e dei nipoti per molti anni.

Anche la guerra delle Falkland fu giusta perché ebbe come conseguenza la fine del periodo della dittatura in Argentina, fu la fine dell’angoscioso problema dei “desaparecidos”. Si può anche dire che la guerra di espansione dei Romani, nel primo periodo dell’Impero, fu positiva perché diffuse dei principi di legalità, organizzazione statale e costruzione di molte infrastrutture come strade e acquedotti. I vari territori conquistati dagli antichi romani erano generalmente annessi, diventavano parti integranti dell’impero. Se erano rispettati certi criteri erano considerati alla pari, non erano semplicemente delle colonie da sfruttare. Fu questo il motivo della lunga durata della Repubblica romana e del conseguente Impero.

Per giudicare una guerra è necessario quindi aspettare molti anni per vedere i risultati dell’evoluzione nel campo dell’economia e del sociale. Le premesse sono comunque importanti. Se l’aggressione avviene con l’intento di sfruttare le risorse naturali del paese (petrolio, gas, diamanti, materie prime) senz’altro non si presterà attenzione ad organizzare il suo sviluppo economico.

Se sarà impiantato un governo fantoccio costituito da dirigenti corrotti e incapaci non ci sarà una positiva evoluzione. Se il paese aggressore è a sua volta comandato da prepotenti dittatori o una classe di corrotti e disonesti non potrà mai, perché incapace per principio, di realizzare in un altro paese un qualsiasi tipo di evoluzione economica e sociale.

La premessa principale, per sperare di avere una guerra giusta, è che il paese aggressore sia ad un livello di evoluzione sociale ed economica maggiore del paese che subisce. In questo caso, il paese vittima può sperare in un miglioramento che altrimenti sarebbe impossibile o comunque molto lontana nel tempo. La seconda premessa e che l’aggressore abbia l’intenzione di assimilarlo a pari condizioni politiche, instaurando le stesse leggi. Ma questa condizione è possibile solo se i due paesi sono abbastanza simili come livelli culturali, religione e sarebbe meglio che fossero anche confinanti. Se le differenze sono invalicabili nasceranno inevitabilmente delle forze di contro-reazione, dei conflitti interni, e manifestazioni che possono compromettere tutti i buoni propositi. Se le differenze culturali sono fomentate o armate da un paese terzo, la guerra non avrà mai fine.

L’evoluzione del mondo, il passaggio dalla preistoria fino al livello economico e sociale raggiunto oggigiorno, è stato intercalato da un gran numero di guerre. Mediamente, quando la nazione vincitrice era ad un livello evolutivo superiore ha permesso una certa progressione, come per esempio i casi dell’Impero Romano, la conquista del Far West americano, l’impresa dei Mille che ha permesso di unificare l’Italia. Il caso contrario si è verificato con la discesa dei barbari, che ha dato inizio alla decadenza medioevale.

Ovviamente sarebbe meglio che la guerra, in qualsiasi forma, non esistesse. L’ideale sarebbe che si potessero risolvere i problemi con la diplomazia, che l’espansione e l’evoluzione avvenga con accordi bilaterali e con l’unificazione pacifica. Non credo che sia praticamente possibile. Ci sono stati casi in cui la guerra è stata la diretta conseguenza, inevitabile, del trattato di pace (capestro) firmato alla fine della guerra precedente.

L’Impero Romano non si sarebbe formato se Romolo fosse rimasto dentro i confini tracciati dal suo aratro, e se non si fosse compiuto neanche il famoso “ratto delle sabine”. Non credo che i capi dei villaggi attigui avrebbero facilmente, e pacificamente, ceduto il loro potere alla nuova emergente potenza romana. L’Italia odierna sarebbe rimasta suddivisa in regni e granducati senza il sacrificio dei garibaldini e dei vari soldati con cui si sono scontrati.

L’aumento della popolazione, la ricerca di fonti d’energia e di territori da coltivare, il bisogno di migliorare il tenore di vita, sono le cause, inevitabili, che spingono i popoli ad espandersi ed evolversi. Lo scontro è fatale, e da questa lotta di solito vince il migliore o il più forte, ed avrà maggiori possibilità di riproduzione e di espandersi. In modo analogo si comportano gli animali che lottano per la riproduzione o per la preda.

Questa lotta per la sopravvivenza ha permesso la selezione della specie animale, la guerra “giusta” ha permesso il miglioramento della civiltà umana.

La guerra di espansione corrisponde al desiderio di estendere la propria ragnatela, di creare altre connessioni con le ragnatele vicine per poter realizzare funzioni migliori, che si evolveranno in maggior benessere economico e sociale.

Oggigiorno le armi hanno un’enorme capacità distruttiva, e come contropartita, le città sono più deboli perchè sono sovrappopolate, i sistemi industriali e le strutture dei servizi sono complesse e delicate, e basta un piccolo attentato per creare conseguenze devastanti. Per questa serie di motivi, la guerra moderna, di qualsiasi tipo, provoca grandi danni morali e materiali. La guerra giusta, quella che inizia con tutti i buoni propositi umanitari, in queste condizioni, potrebbe facilmente cambiare di segno. La scelta militare deve essere assolutamente vietata, cercando in tutti i modi una soluzione diplomatica, anche se questa richiede molti anni per dare i risultati sperati.

Le guerre finiranno definitivamente, quando avremo raggiunto un livello di civiltà che ci permetterà di superare le necessità impellenti di sopravvivenza, e quando le differenze fra i popoli saranno ridotte al minimo. Quando non esisteranno più dittatori che sono i primi fautori delle guerre. Quando il rapporto costi benefici le renderà non convenienti. Quando l’evoluzione della civiltà umana avrà raggiunto il livello tale da comprendere che è possibile creare le migliori connessioni senza ricorrere alla guerra che provoca comunque molti danni.

Comunque è necessario essere sempre previdenti, ed evitare che i piccoli problemi di oggi si incancreniscano diventando premessa di guerre future. La sovrappopolazione della terra comporterà la mancanza delle materie prime, cibo, acqua. Ci saranno esodi biblici verso le nazioni che dispongono delle risorse, e quest’ultime saranno costrette a difendersi. Sarebbe opportuno cominciare a prendere dei provvedimenti….