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Il senso della vita

Vi presento un capitolo del libro “Ciao, sono la tua anima”.

La lettura di queste poche, e divertenti pagine, vi aiuterà a capire quale sia il senso della nostra vita.

L’automobile

In queste foto della mia famiglia ci sono io. Ogni tanto le guardo, con nostalgia e commozione. Mi rivedo  quando ero bambino, da ragazzo insieme ai cugini, o da ventenne insieme con colei che poi sarebbe diventata mia moglie. Sono trascorsi molti anni. In quelle foto appaio molto diverso da come sono adesso. Rimane una certa somiglianza fisica, ma il confronto tra ora e quando ero bambino è enorme. Il corpo, in questi anni si è completamente trasformato, eppure continuo ad affermare che quello della foto sono io. Mi ricordo, quando è stata scattata quella foto.

In questi anni le cellule del mio corpo si sono completamente rinnovate più volte, in realtà quindi non è rimasto nulla di allora. Eppure continuo ad affermare: “sono sempre me stesso”. Mi riconosco sempre in quella foto, il mio carattere, le mie attitudini, i miei ricordi sono rimasti invariati, o quasi.

Mentre le cellule del corpo e del cervello si rinnovavano, morivano e rinascevano continuamente, i miei ricordi, il mio carattere, i miei sentimenti, le mie passioni rimanevano stabili. Nel corso degli anni si sono aggiunte una serie di esperienze, ma sono sempre io.

Queste caratteristiche sono le più importanti; sono quelle che individuano la persona, quelle che ti fanno dire: “questo sono io”.

Evidentemente, mentre si rinnovano le cellule del cervello, le caratteristiche psicologiche del carattere rimangono depositate in qualche punto che rimane sempre stabile e inalterato. Questo deposito della memoria potrebbe essere in qualche zona del DNA, che effettivamente si tramanda tra le generazioni di cellule in modo praticamente perfetto.  Oppure potrebbe essere depositate in qualche luogo che ancora non abbiamo identificato.

Oggi voglio arrivare al dunque e chiedere alla mia anima di chiarirmi i dubbi più pesanti.

Così, la notte successiva, durante il sogno, ebbi un contatto con la mia anima e le chiesi:

«Desidero rivolgerti una domanda molto chiara e semplice. Da molti anni ho questa curiosità, che nessuno ha mai saputo spiegarmi in modo soddisfacente: a cosa serve l’anima, oppure a cosa serve il corpo umano? Perché, a quanto sembra, sono una dentro l’altro? Forse domanda più importane è solamente questa: qual è il senso della vita? ».

«Questa è la classica domanda da un milione di euro. La risposta non è semplice, richiede un libro per spiegarlo. La tua curiosità sarà implicitamente soddisfatta alla fine di questo nostro lungo colloquio».

Posso comunque raccontarti una simpatica storiella, per cominciare ad introdurti nella questione del senso della vita.

Il corpo umano può essere paragonato ad una sofisticata automobile, dotata di tutti i dispositivi più moderni e tecnologici. L’automobile moderna è in grado affrontare tutti i tipi di strada in tutte le condizioni ambientali, è dotata di molti automatismi. Tramite il navigatore satellitare è in grado di indicarti anche la strada da percorrere, tramite i vari sensori ti avverte dei possibili guasti e della mancanza dell’olio.

Questi marchingegni sono talmente sofisticati che sembrano vivi, possono anche parlare, ascoltiamoli!

La leva del cambio, si rivolge al parabrezza chiedendo: «Dove siamo? ».

Il parabrezza, situato in una posizione comoda per osservare l’ambiente circostante, risponde:

«Siamo in un parcheggio, di fronte ad un muro, vedo dei lampioni, molte altre automobili, di vari colori: nere, rosse, gialle e grigie. E’ da questa mattina che siamo qui fermi, non capisco il senso di questa sosta».

La radio come al solito, si intromette con il solito argomento: «Volete piantarla con i vostri soliti discorsi esistenziali, pensate a divertirvi, ascoltate questa bella musica».

«Beati voi che avete voglia di discutere> disse il sedile, «Ci sono dei momenti, quando l’auto si muove, che mi sento soffocare, come se avessi un peso sullo stomaco, meno male che poi, quando le ruote non girano più mi sento sollevato».

«Vuoi smetterla di attribuirci delle colpe, noi quattro non abbiamo nessuna relazione con il tuo dolore> risposero seccate le ruote.

Il pomello del cambio interviene dicendo: «Anch’io in certi momenti mi sento stringere, non capisco cosa sia».

A questo punto anche lo sterzo aggiunge: «E cosa devo dire io, che mi sento tirare una volta a destra e l’altra a sinistra. Ora sono tutto umido di sudore, anche se sono fatto di plastica. C’è veramente qualcosa di strano».

«Adesso riprendiamo il solito discorso dei fenomeni paranormali> disse ridendo il poggiatesta del sedile posteriore, che non aveva mai segnalato alcun problema.

«Zitti tutti, il motore si è misteriosamente accesso».

«Ma quale mistero, la chiave si è girata, il contatto elettrico si è chiuso, è passata la corrente dentro il motorino di avviamento, il quale ha fornito la spinta al motore, che ha preso a girare alimentato dalla benzina. Tutto normale, tutto scientificamente dimostrato e calcolato matematicamente. Non ci sono fenomeni paranormali».

L’auto si avvia e segue il suo percorso finché raggiunge la sua destinazione e si ferma.

«Ci siamo fermati, le ruote non girano più. Ho sentito sbattere la portiera. Dove siamo? ».

Il parabrezza, che è nella posizione più adatta, risponde:

«Siamo fermi accanto ad un albero».

«Prima eravamo fermi in un parcheggio, ora siamo accanto a un albero. Cosa stiamo facendo? A cosa serve tutto ciò? ».

«Non ti porre troppe domande, non ti sei divertito durante il viaggio? Non ti sei gustato il panorama? Hai visto prima quella bella Ferrari?» rispose in modo strafottente lo specchietto retrovisore.

«Mi sto annoiando, queste cose non mi divertono più, mi sembrano senza senso. Sto invece pensando che abbiamo percorso oltre 100.000 chilometri, sono trascorsi molti anni, e si sta avvicinando il tempo della nostra rottamazione».

«Ho sentito alla radio che lo stato ha intenzione di mettere degli incentivi per anticipare la rottamazione delle vecchie auto» disse con preoccupazione il cruscotto.

«Nooo, sarebbe la nostra rovina.  Come sono malvagi questi politici» aggiunsero i coro i sedili»

«Non tormentatevi, pensate a divertirti! Suona il clacson».

 

«Con questa storiella mi vuoi far intendere che noi umani, rispetto alle anime, siamo come le automobili rispetto all’autista?».

«Esatto! In questo esempio abbiamo supposto che l’auto, essendo costituita di materia grezza, come ferro e plastica, non sia in grado di vedere gli esseri viventi, appartenenti ad un altra dimensione, ne percepisce solamente e indirettamente la loro presenza.

L’auto è una meraviglia tecnologica, ma per se stessa non ha senso, non serve a nulla. Guardando se stessa, non riuscirà mai a capire lo scopo per il quale è stata costruita. L’auto ha senso, ha uno scopo in questo mondo solo con la presenza dell’autista. L’autista stabilisce dove andare e, soprattutto, perché bisogna andare in un certo luogo ad una determinata ora. Il computer di bordo dell’auto, anche studiando accuratamente la strada percorsa, le varie tappe, la velocità, il panorama, non capisce il motivo del viaggio. L’automobile aiuta semplicemente l’uomo ad eseguire quel compito in modo facile e veloce.

Il corpo umano, come nel paragone dell’automobile, ha un senso solamente grazie alla presenza dell’anima. L’umanità, osservando il funzionamento del mondo e la natura circostante, non riesce a capire il motivo e il senso della propria vita. Evidentemente il senso della vita umana è ad un livello più alto, fuori della nostra portata, oltre i nostri sensi.

La scienza ti spiega nel dettaglio come si evolve, si riproduce la vita, con tutti i particolari; ma non sa spiegare il perché di tutto ciò

L’anima usa il corpo come l’autista usa l’automobile. Svolge il suo ruolo per la società dell’universo, dopodiché si rottama, perché troppo sfruttato e logoro. Ma alla fine del viaggio ci si rende conto se nel bagagliaio c’è tutto quello che serve per la tappa successiva. Se ti si dimenticato qualcosa, oppure non hai provveduto per negligenza, o superficialità, non puoi passare oltre».

«E’ drammatico accorgersi, dopo un viaggio di centinaia di chilometri, che la destinazione è una località di montagna e nel bagagliaio, invece ho caricato tutto il necessario per il mare.
Il paragone è simpatico, anche se ha un sottofondo angoscioso. Comunque non ho ancora capito, né la destinazione, né lo scopo del viaggio! ».

Le macchine dal loro punto di vista sono perfette, si pensano di essere sempre esistite. Possono constatare anche la loro evoluzione nel tempo osservando le macchine più vecchie e diventate obsolete. Subiscono la rottamazione e il trasferimento nella discarica. Alcune volte quando si guastano si possono riparare, altrimenti saranno accantonate in un magazzino.

L’automobile si pone delle domande a cui non sa rispondere, ma potrebbe invece fornire delle spiegazioni ai minerali e alle materie prime. Potrebbe in pratica rispondere alle inquietudini del ferro, del nichel e della plastica, e spiegare loro lo scopo e l’utilità della loro esistenza nel mondo.

Sono troppe le analogie tra la vita umana e quella delle macchine. Però ci consentono di capire che lo scopo dell’esistenza delle macchine è determinato dal suo creatore: l’uomo.

Se l’uomo non comprende lo scopo della sua vita, deve rivolgere lo sguardo in alto e cercare il suo creatore, che potrà dargli delle spiegazioni.

Iniziando dalle particelle più elementari degli atomi, proseguendo con le molecole e gli amminoacidi, fino a raggiungere l’uomo ci sono vari livelli successivi di evoluzione. Il piano successivo a quello dell’uomo c’è l’anima.

Da questo ragionamento si deduce che il corpo umano è semplicemente un mezzo, usato l’anima per eseguire la sua evoluzione.

L’automobile sta al corpo del guidatore nello stesso rapporto in cui il corpo umano è rispetto all’anima?

Siamo, quindi, degli oggetti che vengono sfruttati finché è possibile e poi siamo rottamati?

Quest’ultima ipotesi è proprio dura da digerire, specialmente per noi che fino a qualche secolo fa credevamo di essere al centro dell’universo, e di vivere nell’unico pianeta abitabile.

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