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Ho veramente il libero arbitrio? 9 dicembre 2017

Posted by orfeopellicciotta in Filosofia, libertà, Pensieri, psicologia, religione, Riflessioni, vita umana.
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Nell’enciclopedia Treccani il libero arbitrio è definita come la capacità di scegliere liberamente, nell’operare e nel giudicare“.

Apparentemente sembra che effettivamente possiamo tutti definirci liberi, ma in realtà le cose non sono come sembra.

Nei testi della nostra religione è dichiarato che ciò che distingue l’uomo dall’animale è proprio la facoltà del libero arbitrio. Infatti l’animale segue solamente i suoi istinti, le proprie necessità fisiologiche. Anche se dimostra una certa intelligenza, e strategia, quando caccia le prede, esso comunque è solamente motivato dalla fame e dalla necessità di cibare i propri cuccioli.

Ma se osserviamo  con attenzione anche la nostra vita umana è nella maggior parte del tempo sottoposta alle necessità fisiologiche (fame, sete, sonno, riposo, sesso, ecc). D’altra parte la nostra origine è animale, e quindi per la maggior parte della giornata, la nostra mente è occupata a lavorare per la sopravvivenza propria e della famiglia. Il lavoro, anche quello più ambito, è scaturito dalla necessità di procurarsi il denaro per acquistare generi di prima necessità.

Anche la  meritata vacanza è una necessità per consentire alla mente di distrarsi.

La mattina mi sveglio dopo avere impegnato la prima della giornata (circa otto ore) per dormire. Dopodiché faccio colazione, ed anche questa è una necessità fisiologica. Posso scegliere se bere il latte, il cappuccino o semplicemente il caffè. Ma questa possibilità di scelta non è libero arbitrio, è solamente la necessita di cambiare il gusto dei cibi e diversificare la dieta. Anche gli uccelli mangiano il grano o il mais secondo come gli aggrada o come disponibile.

Mi lavo, mi rado la barba. Anche queste sono necessità che rimangano tali anche se posso scegliere tra la lametta o il rasoio elettrico.

Posso recarmi al lavoro con l’auto, l’autobus o a piedi. Ma questa possibilità di scelta non dipende dal libero arbitrio, ma solamente dalla distanza della destinazione, dal tempo meteorologico, e dalle mie condizioni fisiche.

Il tempo trascorso in ufficio o in fabbrica, svolgendo un lavoro insoddisfacente, ubbidendo alle regole aziendali e ai capricci del dirigente, per uno stipendio appena sufficiente per vivere, è più vicino alla schiavitù che al libero arbitrio.

Ovviamente anche il viaggio di ritorno a casa è una necessità e non una libera scelta.

Una parte del pomeriggio è dedicato alla spesa alimentare o di abbigliamento. Oppure visite mediche o pratiche burocratiche.

Finalmente a casa. Anche qui le incombenze non mancano. Lavo, stiro, cucino, spolvero, accudisco i bambini, riparo il lavandino.

Cena. Anche questa è una necessità, a prescindere da cosa ho scelto di cucinare o mangiare.

Ecco adesso finalmente posso scegliere liberamente il programma televisivo. Ma anche qui la scelta non è proprio massima, perché è limitata dalla programmazione offerta e dalla condivisione con gli altri membri della famiglia. Devo comunque sopportare la pubblicità che viene propinata.

La giornata finisce tornando al letto e continuare il percorso della vita.

Ma allora non esiste il libero arbitrio? No, non dico questo, è solamente molto limitato. Purtroppo c’è qualcuno che non lo ha mai praticato.

Quali sono i casi in cui abbiamo il libero arbitrio?

La libertà di fare una certa azione è preceduta dalla possibilità di volere fare proprio quella cosa.

Ma per volere qualcosa bisogna prima desiderare.

Per desiderare qualcosa devi sentirne la mancanza.

La cultura corrente, gli usi e i costumi praticati nell’ambiente in cui vivi, la pubblicità, ti condizionano i desideri. Quindi finisci per volere, e fare qualcosa che non viene da dentro di te, ma da un desiderio che ti è stata indotto. Alcune persone che vivono in certi ambienti desiderano ardentemente una Ferrari ma, per me che vivo in un altro contesto, la cosa non mi suscita alcuna bramosia.

Può capitare che desideri veramente qualcosa, hai la volontà per pensarlo, ma ti rendi conto che non hai la possibilità pratica, perché ti mancano i mezzi finanziari o la forza fisica. Quindi il processo si interrompe e dopo ti rassegni alla situazione e smetti addirittura di desiderare.

Nelle poche ore rimaste libere posso finalmente qualcosa per esprimere il libero arbitrio. Ma andare al cinema, il palestra, in piscina o a tennis, non è segno di libertà è solamente un proprio divertimento, fine a se stesso. Può essere considerato una forma di scarica dello stress accumulato nella giornata.  Non cambia nulla nel mondo.

Durante il lavoro, in realtà, posso manifestare il mio libero arbitrio. La parte di lavoro di mia competenza, la posso svolgere seguendo meticolosamente le regole aziendali, così come mi viene richiesto, oppure fare qualcosa di meglio aggiungendo impegno e un’attenzione particolare. Questo è una libera scelta. Posso viceversa fare volutamente una cosa peggiore, un danno. Anche questa è una libera scelta.

Gli animali non hanno il libero arbitrio quando seguono il loro istinto. Gli uomini non hanno il libero arbitrio quando seguono gli istinti e quando seguono le leggi e le regole della società. Si manifesta il libero arbitrio quando si desidera, si vuole e si compie qualcosa, di non richiesto, che migliora il benessere della società, oppure viceversa qualcosa, contro le regole, che danneggia qualcosa o qualcuno.

Il Libero Arbitrio è quindi la possibilità che ha l’uomo di scegliere tra il bene e il male.

Tu da che parte sei?

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La sera quando stai per addormentarti pensa a come hai trascorso la giornata.

Hai manifestato qualche azione che possa dimostrare che sei stato un “UOMO” (nel senso umano). Oppure ti sei comportato per tutto il giorno come un animale?

Se la risposta è si ti devi chiedere anche, da quale parte ti sei posto, dalla parte del bene o del male?

 

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Dio è perfetto? Dio è onnipotente? 15 novembre 2015

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, evoluzione, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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Dio è effettivamente perfetto, anzi perfettissimo, come ci hanno insegnato al catechismo?

L’attribuzione della qualità della perfezione è una conseguenza delle altre qualità attribuite a Dio: la somma sapienza, l’onnipotenza, l’onniscenza, onnipresenza ecc.

D’altronde ad un Dio creatore dell’universo è per definizione il possessore di tutte le qualità possibili al massimo valore.

Personalmente queste definizioni mi sembrano solamente elucubrazioni filosofiche.

Mi pongo questa semplice domanda: Un Dio perfettissimo, per quale motivo avrebbe dovuto imbarcarsi nella creazione dell’universo, o del nostro mondo?

Se ci facciamo caso, quando qualcuno riesce a realizzare qualcosa che ritiene perfetto, si ferma e non aggiunge più nulla. Si pronuncia la famosa frase: “fermo, è perfetto”. Una persona nello stato di perfezione è pienamente soddisfatta di quello che ha e di ciò che è. Non deve aggiungere più nulla. Anzi, una qualsiasi altra aggiunta o modifica, provocherebbe un allontanamento della perfezione e quindi un peggioramento della situazione attuale.

Quindi, un Dio perfetto non avrebbe creato nulla perché non aveva alcun bisogno. Se Dio ha ritenuto opportuno creare una qualsiasi cosa, per esempio l’umanità, significa che gli mancava, ne aveva bisogno o desiderio, per completare o raggiungere l’effettiva perfezione.

Appunto perché non era proprio perfetto, e probabilmente neanche onnipotente, ha creato il mondo nel modo attuale, con tutte queste imperfezioni.

La presenza del male, delle sofferenze, è forse la diretta conseguenza di una creazione che non poteva essere migliore perché si è dovuto sottostare a dei vincoli fisici e materiali.

Un Dio onnipotente può realizzare qualsiasi cosa in qualsiasi modo, anche in contrasto alle comuni leggi della fisica, meccanica, chimica ecc. Un Dio effettivamente onnisciente, potente, ma non onnipotente, è costretto, invece, a seguire le leggi della fisica, ma è in grado di utilizzarle suo piacimento, assecondandole.

Dio

Da quanto si è potuto constatare, Dio non interviene direttamente a cambiare, nel meglio il corso della storia e degli eventi. Questo comportamento non è dovuto all’indifferenza, ma per l’incapacità o una forza maggiore. Probabilmente, per raggiungere il vero scopo finale della creazione è necessario seguire un percorso che prevede di affrontare e superare tutte le avversità della vita.

Osservando lo stato attuale del mondo, e dell’umanità, della sua evoluzione nei secoli, concludo, quindi, che il processo della creazione è il risultato dell’intervento di un Dio non perfetto e neanche onnipotente, confermo invece la sua onniscenza.

Dio esiste? 28 dicembre 2014

Posted by orfeopellicciotta in evoluzione, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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Per dimostrare l’esistenza di un Dio occorre innanzitutto specificare, nel dettaglio, di quale Dio si tratta?

Sono trascorsi invano molti secoli, nessun filosofo o scienziato è riuscito, finora, a dimostrare l’esistenza del Dio descritto nella Bibbia.

Non vi è mai venuto il dubbio che non si riesce a dimostrare l’esistenza di Dio perché stiamo tentando una strada sbagliata che non potrà mai portare ad una soluzione?

Non avete mai sospettato che cerchiamo qualcosa che non esiste perché il vero Dio è diverso da quello che abbiamo immaginato?

Non dobbiamo cercare il Dio descritto nella Bibbia, perché, come è già stato appurato questo testo non è proprio affidabile al 100%. Cerchiamo, viceversa, un Dio possibile, frutto dei ragionamenti attuali, che sia compatibile con ciò che è stato scoperto dalla scienza negli ultimi anni.

Uomo-e-Dio

Io propongo di cercare un Dio secondo i seguenti criteri:

  1. Dio è fatto di una sostanza diversa dalla materia da noi conosciuta, denominata genericamente “spirituale”. Esso, probabilmente, è costituito di quella sostanza sconosciuta compresa nella materia o energia oscura.
  2. Dio non è onnipotente, non è neanche perfetto e quindi ha avuto bisogno di avviare la creazione per una sua necessità vitale, o per un miglioramento del suo stato fisico o morale.
  3. Non ha creato l’universo, dal nulla, in sette giorni, ma ha solamente avviato un processo di espansione della materia stellare, partendo presumibilmente da un buco nero.
  4. Ha osservato, con pazienza, l’evoluzione dell’universo eseguendo pochissime correzioni di rotta, poiché, Egli ha limitate o nessuna possibilità d’intervento sulla materia fisica.
  5. Per gli eventuali interventi sulla materia si è servito dei propri operai (angeli) fatti parzialmente di materia e sostanza spirituale.
  6. Ha profuso tutta la sua sapienza nella programmazione del DNA della vita vegetale e animale. Ha ingegnerizzato il codice genetico in modo che essa potesse evolversi in modo autonomo nella direzione voluta, senza continui interventi.
  7. E’ intervenuto nel DNA di un animale che ha raggiunto il massimo livello di evoluzione (ominide), in modo che da quel momento, non seguisse più la normale evoluzione, come descritta da C. Darwin. L’Uomo non dove adattarsi all’ambiente, come fan tutti gli esseri viventi, ma dove invece essere in grado di dominare e modificare l’ambiente alle sua necessità.
  8. L’uomo derivato da tale elaborazione è in grado di generare anche la sostanza spirituale in forma intelligente (anima) necessaria a Dio per il suo sconosciuto fine.
  9. L’anima cosi creata si evolverà, sul piano psichico assumendo personalità e sapienza, contemporaneamente all’evoluzione fisica e mentale del corpo umano.
  10. Il corpo si manterrà e crescerà utilizzando le sostanze fisiche, animali e vegetali presenti nella terra e nell’acqua. Contemporaneamente, l’anima si accrescerà assorbendo e elaborando la sostanza spirituale dispersa nell’ambiente.
  11. Dio aiuterà l’uomo, utilizzando indirettamente l’anima, ad assolvere il suo compito, con messaggi, suggerimenti, sogni e visioni.
  12. L’anima dopo la morte del corpo continuerà, in modo autonomo, una sua propria evoluzione nella dimensione spirituale. Questo processo proseguirà per anni, finché non sarà in grado, di collegarsi e unificarsi con tutte le altre anime del passato e del presente, per realizzare il compito necessario alla soddisfazione dell’esigenza di Dio.

Si tratta, quindi, di dimostrare l’esistenza di un Dio con queste siffatte prerogative.

Propongo di puntare alla dimostrazione dei punti che ci sono più vicini dal punto di vista fisico e storico. Forse è sufficiente dimostrare l’esistenza dell’anima, degli angeli, oppure un qualcosa di sostanza oscura all’interno del nostro corpo. Sarebbe bello anche poter ipotizzare la ragione della creazione.

Io ho già un’idea, che avrò cura di farvi conoscere al momento opportuno.

Quando la guerra è giusta 5 aprile 2011

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, libertà, Politica, vita umana.
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Quando la guerra è giusta?

Tra le tante guerre che si sono combattute: d’espansione, coloniale, difensiva, preventiva, umanitaria, eccetera, si può stabilire quando e quali di queste può essere considerata giusta o almeno positiva?

L’opinione comune è che qualsiasi guerra è ingiusta, perché provoca morte, sofferenze fra le popolazioni e danni materiali, in entrambi i fronti.

Osservando il corso della storia dell’umanità, si può notare che le varie guerre e battaglie che si sono svolte hanno dato esiti diversi. In alcuni casi l’esito è stato positivo per entrambe le parti.

Il giudizio sui fatti, dato a posteriori, dopo molti anni dalla conclusione della guerra, è senz’altro il più preciso e più facile. Con il senno del poi ….

Per valutare correttamente i fatti, non si deve scendere eccessivamente nel dettaglio di un particolare avvenimento, facendosi commuovere o indignare dagli inevitabili episodi di brutalità e violenza gratuita. La valutazione deve essere globale considerando un lungo periodo di tempo, decine di anni successivi alla fine della guerra, e gli effetti sul complesso della popolazione, dal punto di vista economico, sociale e culturale.

La libertà (libero arbitrio) è uno dei principi fondamentali che distingue l’uomo dalla bestia. Un popolo non raggiungerà mai un livello sociale ed economico adeguato ai tempi, non potrà evolversi se non è libero di esprimere il meglio di sé. Senza la libertà di esprimersi, di scrivere, di lavorare, di studiare, di fare ciò che la propria attitudine consente non è vera vita. La libertà è quindi un principio sostanziale che giustifica tutte le guerre; sia per mantenerla che per ottenerla.

Durante l’ultima guerra mondiale, nel gennaio del 1944, gli americani e gli inglesi sono sbarcati ad Anzio e in Sicilia. In questa impresa morirono molti soldati in entrambi i fronti. Nel cimitero di Nettuno riposano oltre 7000 soldati, che hanno lasciato la loro vita in terra straniera, facendo piangere le loro mogli e le loro madri. Costoro, all’epoca pensarono che fosse un sacrificio giusto, un gesto d’umanità necessario. Anche per noi italiani, anche se in questa occasione, sotto i vari bombardamenti, morirono in molti, fu una guerra giusta. Dopo questa guerra l’Italia rifiorì, cessò la tirannia del fascismo e del nazismo, iniziò un lungo periodo di benessere economico sociale. La sofferenza di tutti quei morti e dei feriti, fu ampiamente compensata dal benessere dei figli e dei nipoti per molti anni.

Anche la guerra delle Falkland fu giusta perché ebbe come conseguenza la fine del periodo della dittatura in Argentina, fu la fine dell’angoscioso problema dei “desaparecidos”. Si può anche dire che la guerra di espansione dei Romani, nel primo periodo dell’Impero, fu positiva perché diffuse dei principi di legalità, organizzazione statale e costruzione di molte infrastrutture come strade e acquedotti. I vari territori conquistati dagli antichi romani erano generalmente annessi, diventavano parti integranti dell’impero. Se erano rispettati certi criteri erano considerati alla pari, non erano semplicemente delle colonie da sfruttare. Fu questo il motivo della lunga durata della Repubblica romana e del conseguente Impero.

Per giudicare una guerra è necessario quindi aspettare molti anni per vedere i risultati dell’evoluzione nel campo dell’economia e del sociale. Le premesse sono comunque importanti. Se l’aggressione avviene con l’intento di sfruttare le risorse naturali del paese (petrolio, gas, diamanti, materie prime) senz’altro non si presterà attenzione ad organizzare il suo sviluppo economico.

Se sarà impiantato un governo fantoccio costituito da dirigenti corrotti e incapaci non ci sarà una positiva evoluzione. Se il paese aggressore è a sua volta comandato da prepotenti dittatori o una classe di corrotti e disonesti non potrà mai, perché incapace per principio, di realizzare in un altro paese un qualsiasi tipo di evoluzione economica e sociale.

La premessa principale, per sperare di avere una guerra giusta, è che il paese aggressore sia ad un livello di evoluzione sociale ed economica maggiore del paese che subisce. In questo caso, il paese vittima può sperare in un miglioramento che altrimenti sarebbe impossibile o comunque molto lontana nel tempo. La seconda premessa e che l’aggressore abbia l’intenzione di assimilarlo a pari condizioni politiche, instaurando le stesse leggi. Ma questa condizione è possibile solo se i due paesi sono abbastanza simili come livelli culturali, religione e sarebbe meglio che fossero anche confinanti. Se le differenze sono invalicabili nasceranno inevitabilmente delle forze di contro-reazione, dei conflitti interni, e manifestazioni che possono compromettere tutti i buoni propositi. Se le differenze culturali sono fomentate o armate da un paese terzo, la guerra non avrà mai fine.

L’evoluzione del mondo, il passaggio dalla preistoria fino al livello economico e sociale raggiunto oggigiorno, è stato intercalato da un gran numero di guerre. Mediamente, quando la nazione vincitrice era ad un livello evolutivo superiore ha permesso una certa progressione, come per esempio i casi dell’Impero Romano, la conquista del Far West americano, l’impresa dei Mille che ha permesso di unificare l’Italia. Il caso contrario si è verificato con la discesa dei barbari, che ha dato inizio alla decadenza medioevale.

Ovviamente sarebbe meglio che la guerra, in qualsiasi forma, non esistesse. L’ideale sarebbe che si potessero risolvere i problemi con la diplomazia, che l’espansione e l’evoluzione avvenga con accordi bilaterali e con l’unificazione pacifica. Non credo che sia praticamente possibile. Ci sono stati casi in cui la guerra è stata la diretta conseguenza, inevitabile, del trattato di pace (capestro) firmato alla fine della guerra precedente.

L’Impero Romano non si sarebbe formato se Romolo fosse rimasto dentro i confini tracciati dal suo aratro, e se non si fosse compiuto neanche il famoso “ratto delle sabine”. Non credo che i capi dei villaggi attigui avrebbero facilmente, e pacificamente, ceduto il loro potere alla nuova emergente potenza romana. L’Italia odierna sarebbe rimasta suddivisa in regni e granducati senza il sacrificio dei garibaldini e dei vari soldati con cui si sono scontrati.

L’aumento della popolazione, la ricerca di fonti d’energia e di territori da coltivare, il bisogno di migliorare il tenore di vita, sono le cause, inevitabili, che spingono i popoli ad espandersi ed evolversi. Lo scontro è fatale, e da questa lotta di solito vince il migliore o il più forte, ed avrà maggiori possibilità di riproduzione e di espandersi. In modo analogo si comportano gli animali che lottano per la riproduzione o per la preda.

Questa lotta per la sopravvivenza ha permesso la selezione della specie animale, la guerra “giusta” ha permesso il miglioramento della civiltà umana.

La guerra di espansione corrisponde al desiderio di estendere la propria ragnatela, di creare altre connessioni con le ragnatele vicine per poter realizzare funzioni migliori, che si evolveranno in maggior benessere economico e sociale.

Oggigiorno le armi hanno un’enorme capacità distruttiva, e come contropartita, le città sono più deboli perchè sono sovrappopolate, i sistemi industriali e le strutture dei servizi sono complesse e delicate, e basta un piccolo attentato per creare conseguenze devastanti. Per questa serie di motivi, la guerra moderna, di qualsiasi tipo, provoca grandi danni morali e materiali. La guerra giusta, quella che inizia con tutti i buoni propositi umanitari, in queste condizioni, potrebbe facilmente cambiare di segno. La scelta militare deve essere assolutamente vietata, cercando in tutti i modi una soluzione diplomatica, anche se questa richiede molti anni per dare i risultati sperati.

Le guerre finiranno definitivamente, quando avremo raggiunto un livello di civiltà che ci permetterà di superare le necessità impellenti di sopravvivenza, e quando le differenze fra i popoli saranno ridotte al minimo. Quando non esisteranno più dittatori che sono i primi fautori delle guerre. Quando il rapporto costi benefici le renderà non convenienti. Quando l’evoluzione della civiltà umana avrà raggiunto il livello tale da comprendere che è possibile creare le migliori connessioni senza ricorrere alla guerra che provoca comunque molti danni.

Comunque è necessario essere sempre previdenti, ed evitare che i piccoli problemi di oggi si incancreniscano diventando premessa di guerre future. La sovrappopolazione della terra comporterà la mancanza delle materie prime, cibo, acqua. Ci saranno esodi biblici verso le nazioni che dispongono delle risorse, e quest’ultime saranno costrette a difendersi. Sarebbe opportuno cominciare a prendere dei provvedimenti….

L’origine della vita 14 gennaio 2010

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, evoluzione, Filosofia, Pensieri, Riflessioni, vita umana.
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Charles R. Darwin (1809-1882) nel corso dei suoi numerosi viaggi nelle isole Galapagos ed altri paradisi naturali, studiò le varie forme di specie animali e vegetali, ponendole a confronto, osservando le loro differenze e le similitudini. Il frutto del suo lavoro fu il famoso saggio “L’origine delle specie” che divenne una pietra miliare per la scienza.

Darwin arrivò alla conclusione che la grandissima varietà di specie di esseri viventi era dovuta al processo dell’evoluzione e di adattamento all’ambiente cui, gli animali e le piante, erano costretti a vivere. Evoluzione significa che le varie forme viventi hanno avuto un’origine comune e che poi si sono diversificati per mutazioni occasionali. Gli esemplari più adatti a fronteggiare il loro ambiente, sono stati coloro che hanno avuto maggiori probabilità di accesso al cibo e quindi sopravvivenza, e di conseguenza maggiori possibilità di riprodursi. In conclusione, nel lungo periodo, le specie più adattate all’ambiente si sono moltiplicate a scapito delle altre.

Teniamo in considerazione che l’essere più evoluto non è, in linea generale, più favorito nella sopravvivenza, perché se ciò fosse vero si sarebbero estinte tutte le forme più semplici. Nella pratica possiamo verificare che le specie animali e vegetali più semplici sono anche le più numerose.

Tra una generazione e l’altra ci sono sempre delle piccole mutazioni, a volte marginali come il colore delle piume o della pelle, che non comporta alcun vantaggio rispetto all’ambiente. Altre volte le mutazioni, sono notevoli e possono cambiare le prestazioni e condurre verso la morte, oppure creare un’altra specie con una maggiore possibilità di sopravvivenza.

Il principio dell’evoluzione delle specie si applica perfettamente per tutti i componenti del regno animale. compresi dall’esemplare più semplice, come il batterio, a quello più complesso come lo scimpanzé.

Il passaggio evolutivo tra lo scimpanzé all’uomo presenta numerose eccezioni e dubbi, che lasciano perplessi. Non si è trovato ancora l’anello mancante che dovrebbe rappresentare il momento della biforcazione. Sono in corso molte discussioni religiose-scientifiche. Tratteremo l’argomento in altre occasioni.

In questo articolo vorrei analizzare, invece, il passaggio evolutivo dal nulla, alla prima forma animale o vegetale.

Il batterio è un essere vivente, anche se molto semplice, è in grado di svilupparsi, procurarsi le sostanze necessarie per la nutrizione, adattarsi all’ambiente, e riprodursi in modo tale da garantire la sopravvivenza della propria specie. I batteri sono presenti ovunque, anche nei luoghi dalle temperature estreme, in mezzo agli acidi, tra le sostanze più tossiche e malsane, anche nelle profondità degli oceani.

Il loro DNA è composto di alcune migliaia di geni. Quello dell’Escherichia Coli, per esempio, presente anche nel nostro intestino, ha 4400 geni. Nel momento della riproduzione si possono verificare degli errori nella duplicazione della sequenza genetica. Alcuni geni si possono perdere, modificare parzialmente, acquisirne degli altri posti nelle prossimità. Può risultarne un batterio con caratteristiche molto diverse da quelle del proprio genitore.

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