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Si può andare nel passato o nel futuro? 5 febbraio 2017

Posted by orfeopellicciotta in fenomeni paranormali, Filosofia, Riflessioni.
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Si può andare realmente nel futuro oppure nel passato?

Spesso mi capita di leggere degli articoli, oppure ascoltare delle conferenze su youtube, che trattano della possibilità, teorica o pratica, di andare nel passato oppure nel futuro. Non ne posso più.

Esiste solo il presente. Si può vivere solo l’attimo fuggente.

Il passato non esiste più, è solamente rimasto memorizzato nei libri di storia, nelle cineteche, nelle fotografie, e nella memoria delle persone. Quindi non possiamo viverlo, ma lo possiamo vederlo, conoscere, in certi casi, anche nel dettaglio.

Il futuro non esiste ancora, deve ancora avvenire. Non possiamo vederlo ma possiamo, con una certa approssimazione, prevederlo. Possiamo immaginarlo elaborando i fatti passati e correlarli con gli avvenimenti presenti. Possiamo prevedere il futuro alla stessa maniera in cui i meteorologi prevedono le condizioni del tempo atmosferico, elaborando i dati disponibili dalle stazioni sparse nel territorio.

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C’è stato anche un famoso film di successo, che racconta le avventure di un ragazzo, che tramite una speciale macchina è andato nel passato per incontrare i propri genitori, nel tentativo di cambiare gli eventi. Ma quella non era realtà, era solamente un film di fantascienza.

Nei film di fantascienza ci sono anche gli “stargate” i portali che permettono oltre a viaggi in altri pianeti, anche viaggi nel tempo.

Si parla anche di particolari condotti dentro i buchi neri, che permettono di cambiare lo spazio-tempo e passare da un universo all’altro.

Scrivo questo articolo per eliminare ogni illusione ai lettori: non è possibile, e non lo sarà mai, neanche con le macchine più futuristiche che ancora si devono inventare.

Anzi se vi dovesse ascoltare qualche scienziato serio, correte il rischio di essere deriso.

Non è possibile perché la possibilità di andare fisicamente in un altro tempo è contrario alle principali leggi della logica e della fisica. Se avete un pò di pazienza di continuare a leggere questo l’articolo cercherò di spiegarvi alcuni dei motivi che lo rendono impossibile.

  1. Nessun giornale del mondo, o storico del passato, ha mai trattato di qualcuno che sia arrivato dal futuro, descrivendo nei particolari il mondo del suo tempo e prevedendo con sicurezza gli avvenimenti che sarebbero accaduti. Non se ne mai parlato, anche se un fatto del genere avrebbe fatto molto scalpore e sarebbe stato su i titoli dei giornali per un lungo periodo.
  2. Mai nessuno è venuto a trovarci dal futuro. Forse perché il nostro tempo non è interessante da visitare o perché non avranno mai la possibilità di farlo?
  3. Se qualcuno va nel passato potrebbe cambiare il corso degli eventi e influenzare anche la sua stessa esistenza. E’ classico il caso in cui qualcuno va nel passato, incontra i propri nonni e li uccide, impedendo la nascita dei suoi genitori e quindi di se stesso. Ma se lui, a seguito di questa azione, non può nascere, non può neanche essere andato nel passato per commettere l’omicidio dei nonni. Si determina quindi un assurdo inconciliabile.
  4. Potrebbe anche semplicemente impedire a qualcuno (un politico, un condottiero, un generale) di fare una determinata azione (una guerra, una legge particolare) e cambiare il corso della storia. Ma la storia è già stata scritta nei libri, e la gente se la ricorda. Dovrebbero di conseguenza scomparire i libri che parlano di quell’argomento e la gente, che ha vissuto quel periodo, dimenticare improvvisamente, tutto.
  5. Per ogni persona che va nel passato, si può cambiare la storia in modo diverso. Due persone che vanno nello stesso momento storico, potrebbero realizzare due avvenimenti diversi. Le due conseguenti versioni di storia che ne risulteranno potrebbero essere incongruenti e incompatibili fra loro. Il corso della storia è talvolta molto sensibile all’impegno di alcune persone particolari (Giulio Cesare, Lorenzo il Magnifico, Napoleone, Lincoln, Hitler, Stalin, Mao ecc.). Qualcuno che si reca nel passato conoscendo bene gli obbiettivi, potrebbe alterare gli eventi in modo molto efficace.
  6. Andare nel futuro è ugualmente impossibile, perché il nostro presente non è altro che il passato per le future generazioni. Se loro non possono tornare indietro al nostro tempo, analogamente non possiamo fare noi. Per consentire il viaggio saremmo costretti ad imporre il principio che detti viaggi nel futuro sono unidirezionali, solo andata. Solo noi del tempo presente possiamo andare senza possibilità di ritorno. Ma anche questo è illogico.
  7. I viaggi nel tempo sono impossibili anche dal punto di vista fisico. Quando una persona si sposta nel tempo, il fenomenologia che ne scaturisce non riguarda solo lei, ma coinvolge tutto l’universo.  Supponendo che io possa andare al tempo del 1 gennaio del 2000. Vedrei lo spettacolo pirotecnico del capodanno del millennio, ma vedrei anche la luna e gli altri pianeti in una certa posizione nel cielo. Posizioni diverse da quelle dell’istante della partenza. Ciò significa  che insieme a me si sono riposizionati i pianeti, in modo da essere congruenti con le effemeridi del momento. Mi sembra eccessivo richiedere che per un mio capriccio si debba cambiare l’orbita di tutti i pianeti e le stelle dell’universo. E  se nello stesso momento un’altra persona è andata in un altro tempo, quale sarà la posizione assunta dai pianeti?
  8. Nel giorno del 1 gennaio 2000 incontrerò, e parlerò con delle persone che nella realtà presente sono morte. I loro corpi sono cenere, perché alcune di esse sono state sicuramente cremate. Come è stato possibile che i loro atomi del loro corpo hanno ripreso perfettamente la loro precedente composizione e funzione?  Ci sono stati dei miracoli che hanno ridato la vita a persone morte da pochi giorni, ma sono casi eccezionali eseguiti da santi. Non possono essere la regola corrente per tutti i viaggi nel tempo.
  9. Sempre nello stesso giorno del 2000, nel giardino condominiale, potrò ammirare il pino che svetta tra i palazzi. Ma in realtà questo pino è stato tagliato perché diventato pericoloso. Ricordo che è stato tagliato a pezzi e portato nella falegnameria, dove è stato ridotto in tavole, trucioli e bruciato per qualche fine utile. Come è possibile che un albero diventato cenere e fumo disperso nell’atmosfera si sia ricomposto?
  10. Vediamo l’argomento anche dal punto di vista atomico. Tutti i vegetali e i composti organi hanno un componente radioattivo chiamato carbonio-14. Questo componente dal momento della morte del vegetale, o animale, che lo comprende comincia un processo di decadimento (si dimezza ogni 5700 anni). Questo fenomeno è irreversibile. Durante la vita aumenta la sua percentuale e dopo la morte inizia il decadimento. Quello che è perso non può tornare indietro insieme alla macchina del tempo.
  11. Per riassumere quando pigio il pulsante “start” nella macchina del tempo si verificano i seguenti fenomeni: si spostano i pianeti e le stelle, resuscitano i morti, ringiovaniscono le persone, scompaiono i bambini, scompaiono i libri più recenti dalle biblioteche, gli alberi  bruciati tornano a loro posto, le case cadute durante il terremoto si ricompongono da sole, il Colosseo si ricopre di splenditi marmi, il carbonio-14 torna dentro la materia organica. Da cui si deduce che sono più forte io, con il solo dito indice, che Dio, che ha impiegato 14 miliardi di anni per creare l’universo allo stato attuale.

Vi siete convinti che i viaggi nel tempo sono impossibili?

Se non sei ancora convinto puoi scrivere le tue osservazioni nei commenti.

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A questo punto è opportuno chiarire anche il fenomeno della distorsione dello spazio-tempo, descritte nella teoria della relatività.

Un orologio atomico, caratterizzato dalla sua estrema precisione, quando è portato a bordo di un aereo, e quindi sottoposto ad una certa velocità per molte ore, riporta un tempo leggermente inferiori al suo corrispondente rimasto immobile a terra. Anche se di pochi millesimi di secondi c’è stata una differenza dello scorrere del tempo.

I piloti, che hanno viaggiato a bordo dell’aereo, insieme all’orologio, non sono, per questo, diventati più giovani, rispetto ai gemelli rimasti a terra. Ma per loro il tempo è trascorso più lentamente. Le pulsazioni del cuore erano rallentate, il sangue scorreva più lentamente, i movimenti del corpo erano moderati, i ragionamenti meno vivaci. In pratica, non è più giovane ma ha solamente vissuto di meno.

In presenza di una forte gravità, come nei pressi dei buchi neri, la distorsione dello spazio-tempo è ancora maggiore, può essere addirittura annullata. Ma il caso, per noi umani, non si pone perché i nostri corpi sarebbero già stati inesorabilmente schiacciati, come fogli di carta, anzi come fili. I nostri atomi sarebbero fusi insieme a quelli dell’astronave e a qualche asteroide di passaggio. Dal buco nero non esce nulla, eccetto qualche flusso di raggi X.

Rimane da spiegare quei casi, da parte di persone sensitive o medium, di predizione del futuro che sono risultati esatti nei dettagli.

Non ho la risposta esatta, ho soltanto delle ipotesi, che tratterò in un altro articolo, ma una cosa è certa: non c’è stato nessun viaggio nel futuro o nel passato.

ciao e grazie

Orfeo

 

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Dio è perfetto? Dio è onnipotente? 15 novembre 2015

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, evoluzione, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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Dio è effettivamente perfetto, anzi perfettissimo, come ci hanno insegnato al catechismo?

L’attribuzione della qualità della perfezione è una conseguenza delle altre qualità attribuite a Dio: la somma sapienza, l’onnipotenza, l’onniscenza, onnipresenza ecc.

D’altronde ad un Dio creatore dell’universo è per definizione il possessore di tutte le qualità possibili al massimo valore.

Personalmente queste definizioni mi sembrano solamente elucubrazioni filosofiche.

Mi pongo questa semplice domanda: Un Dio perfettissimo, per quale motivo avrebbe dovuto imbarcarsi nella creazione dell’universo, o del nostro mondo?

Se ci facciamo caso, quando qualcuno riesce a realizzare qualcosa che ritiene perfetto, si ferma e non aggiunge più nulla. Si pronuncia la famosa frase: “fermo, è perfetto”. Una persona nello stato di perfezione è pienamente soddisfatta di quello che ha e di ciò che è. Non deve aggiungere più nulla. Anzi, una qualsiasi altra aggiunta o modifica, provocherebbe un allontanamento della perfezione e quindi un peggioramento della situazione attuale.

Quindi, un Dio perfetto non avrebbe creato nulla perché non aveva alcun bisogno. Se Dio ha ritenuto opportuno creare una qualsiasi cosa, per esempio l’umanità, significa che gli mancava, ne aveva bisogno o desiderio, per completare o raggiungere l’effettiva perfezione.

Appunto perché non era proprio perfetto, e probabilmente neanche onnipotente, ha creato il mondo nel modo attuale, con tutte queste imperfezioni.

La presenza del male, delle sofferenze, è forse la diretta conseguenza di una creazione che non poteva essere migliore perché si è dovuto sottostare a dei vincoli fisici e materiali.

Un Dio onnipotente può realizzare qualsiasi cosa in qualsiasi modo, anche in contrasto alle comuni leggi della fisica, meccanica, chimica ecc. Un Dio effettivamente onnisciente, potente, ma non onnipotente, è costretto, invece, a seguire le leggi della fisica, ma è in grado di utilizzarle suo piacimento, assecondandole.

Dio

Da quanto si è potuto constatare, Dio non interviene direttamente a cambiare, nel meglio il corso della storia e degli eventi. Questo comportamento non è dovuto all’indifferenza, ma per l’incapacità o una forza maggiore. Probabilmente, per raggiungere il vero scopo finale della creazione è necessario seguire un percorso che prevede di affrontare e superare tutte le avversità della vita.

Osservando lo stato attuale del mondo, e dell’umanità, della sua evoluzione nei secoli, concludo, quindi, che il processo della creazione è il risultato dell’intervento di un Dio non perfetto e neanche onnipotente, confermo invece la sua onniscenza.

Dio esiste? 28 dicembre 2014

Posted by orfeopellicciotta in evoluzione, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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Per dimostrare l’esistenza di un Dio occorre innanzitutto specificare, nel dettaglio, di quale Dio si tratta?

Sono trascorsi invano molti secoli, nessun filosofo o scienziato è riuscito, finora, a dimostrare l’esistenza del Dio descritto nella Bibbia.

Non vi è mai venuto il dubbio che non si riesce a dimostrare l’esistenza di Dio perché stiamo tentando una strada sbagliata che non potrà mai portare ad una soluzione?

Non avete mai sospettato che cerchiamo qualcosa che non esiste perché il vero Dio è diverso da quello che abbiamo immaginato?

Non dobbiamo cercare il Dio descritto nella Bibbia, perché, come è già stato appurato questo testo non è proprio affidabile al 100%. Cerchiamo, viceversa, un Dio possibile, frutto dei ragionamenti attuali, che sia compatibile con ciò che è stato scoperto dalla scienza negli ultimi anni.

Uomo-e-Dio

Io propongo di cercare un Dio secondo i seguenti criteri:

  1. Dio è fatto di una sostanza diversa dalla materia da noi conosciuta, denominata genericamente “spirituale”. Esso, probabilmente, è costituito di quella sostanza sconosciuta compresa nella materia o energia oscura.
  2. Dio non è onnipotente, non è neanche perfetto e quindi ha avuto bisogno di avviare la creazione per una sua necessità vitale, o per un miglioramento del suo stato fisico o morale.
  3. Non ha creato l’universo, dal nulla, in sette giorni, ma ha solamente avviato un processo di espansione della materia stellare, partendo presumibilmente da un buco nero.
  4. Ha osservato, con pazienza, l’evoluzione dell’universo eseguendo pochissime correzioni di rotta, poiché, Egli ha limitate o nessuna possibilità d’intervento sulla materia fisica.
  5. Per gli eventuali interventi sulla materia si è servito dei propri operai (angeli) fatti parzialmente di materia e sostanza spirituale.
  6. Ha profuso tutta la sua sapienza nella programmazione del DNA della vita vegetale e animale. Ha ingegnerizzato il codice genetico in modo che essa potesse evolversi in modo autonomo nella direzione voluta, senza continui interventi.
  7. E’ intervenuto nel DNA di un animale che ha raggiunto il massimo livello di evoluzione (ominide), in modo che da quel momento, non seguisse più la normale evoluzione, come descritta da C. Darwin. L’Uomo non dove adattarsi all’ambiente, come fan tutti gli esseri viventi, ma dove invece essere in grado di dominare e modificare l’ambiente alle sua necessità.
  8. L’uomo derivato da tale elaborazione è in grado di generare anche la sostanza spirituale in forma intelligente (anima) necessaria a Dio per il suo sconosciuto fine.
  9. L’anima cosi creata si evolverà, sul piano psichico assumendo personalità e sapienza, contemporaneamente all’evoluzione fisica e mentale del corpo umano.
  10. Il corpo si manterrà e crescerà utilizzando le sostanze fisiche, animali e vegetali presenti nella terra e nell’acqua. Contemporaneamente, l’anima si accrescerà assorbendo e elaborando la sostanza spirituale dispersa nell’ambiente.
  11. Dio aiuterà l’uomo, utilizzando indirettamente l’anima, ad assolvere il suo compito, con messaggi, suggerimenti, sogni e visioni.
  12. L’anima dopo la morte del corpo continuerà, in modo autonomo, una sua propria evoluzione nella dimensione spirituale. Questo processo proseguirà per anni, finché non sarà in grado, di collegarsi e unificarsi con tutte le altre anime del passato e del presente, per realizzare il compito necessario alla soddisfazione dell’esigenza di Dio.

Si tratta, quindi, di dimostrare l’esistenza di un Dio con queste siffatte prerogative.

Propongo di puntare alla dimostrazione dei punti che ci sono più vicini dal punto di vista fisico e storico. Forse è sufficiente dimostrare l’esistenza dell’anima, degli angeli, oppure un qualcosa di sostanza oscura all’interno del nostro corpo. Sarebbe bello anche poter ipotizzare la ragione della creazione.

Io ho già un’idea, che avrò cura di farvi conoscere al momento opportuno.

Quando la guerra è giusta 5 aprile 2011

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, libertà, Politica, vita umana.
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Quando la guerra è giusta?

Tra le tante guerre che si sono combattute: d’espansione, coloniale, difensiva, preventiva, umanitaria, eccetera, si può stabilire quando e quali di queste può essere considerata giusta o almeno positiva?

L’opinione comune è che qualsiasi guerra è ingiusta, perché provoca morte, sofferenze fra le popolazioni e danni materiali, in entrambi i fronti.

Osservando il corso della storia dell’umanità, si può notare che le varie guerre e battaglie che si sono svolte hanno dato esiti diversi. In alcuni casi l’esito è stato positivo per entrambe le parti.

Il giudizio sui fatti, dato a posteriori, dopo molti anni dalla conclusione della guerra, è senz’altro il più preciso e più facile. Con il senno del poi ….

Per valutare correttamente i fatti, non si deve scendere eccessivamente nel dettaglio di un particolare avvenimento, facendosi commuovere o indignare dagli inevitabili episodi di brutalità e violenza gratuita. La valutazione deve essere globale considerando un lungo periodo di tempo, decine di anni successivi alla fine della guerra, e gli effetti sul complesso della popolazione, dal punto di vista economico, sociale e culturale.

La libertà (libero arbitrio) è uno dei principi fondamentali che distingue l’uomo dalla bestia. Un popolo non raggiungerà mai un livello sociale ed economico adeguato ai tempi, non potrà evolversi se non è libero di esprimere il meglio di sé. Senza la libertà di esprimersi, di scrivere, di lavorare, di studiare, di fare ciò che la propria attitudine consente non è vera vita. La libertà è quindi un principio sostanziale che giustifica tutte le guerre; sia per mantenerla che per ottenerla.

Durante l’ultima guerra mondiale, nel gennaio del 1944, gli americani e gli inglesi sono sbarcati ad Anzio e in Sicilia. In questa impresa morirono molti soldati in entrambi i fronti. Nel cimitero di Nettuno riposano oltre 7000 soldati, che hanno lasciato la loro vita in terra straniera, facendo piangere le loro mogli e le loro madri. Costoro, all’epoca pensarono che fosse un sacrificio giusto, un gesto d’umanità necessario. Anche per noi italiani, anche se in questa occasione, sotto i vari bombardamenti, morirono in molti, fu una guerra giusta. Dopo questa guerra l’Italia rifiorì, cessò la tirannia del fascismo e del nazismo, iniziò un lungo periodo di benessere economico sociale. La sofferenza di tutti quei morti e dei feriti, fu ampiamente compensata dal benessere dei figli e dei nipoti per molti anni.

Anche la guerra delle Falkland fu giusta perché ebbe come conseguenza la fine del periodo della dittatura in Argentina, fu la fine dell’angoscioso problema dei “desaparecidos”. Si può anche dire che la guerra di espansione dei Romani, nel primo periodo dell’Impero, fu positiva perché diffuse dei principi di legalità, organizzazione statale e costruzione di molte infrastrutture come strade e acquedotti. I vari territori conquistati dagli antichi romani erano generalmente annessi, diventavano parti integranti dell’impero. Se erano rispettati certi criteri erano considerati alla pari, non erano semplicemente delle colonie da sfruttare. Fu questo il motivo della lunga durata della Repubblica romana e del conseguente Impero.

Per giudicare una guerra è necessario quindi aspettare molti anni per vedere i risultati dell’evoluzione nel campo dell’economia e del sociale. Le premesse sono comunque importanti. Se l’aggressione avviene con l’intento di sfruttare le risorse naturali del paese (petrolio, gas, diamanti, materie prime) senz’altro non si presterà attenzione ad organizzare il suo sviluppo economico.

Se sarà impiantato un governo fantoccio costituito da dirigenti corrotti e incapaci non ci sarà una positiva evoluzione. Se il paese aggressore è a sua volta comandato da prepotenti dittatori o una classe di corrotti e disonesti non potrà mai, perché incapace per principio, di realizzare in un altro paese un qualsiasi tipo di evoluzione economica e sociale.

La premessa principale, per sperare di avere una guerra giusta, è che il paese aggressore sia ad un livello di evoluzione sociale ed economica maggiore del paese che subisce. In questo caso, il paese vittima può sperare in un miglioramento che altrimenti sarebbe impossibile o comunque molto lontana nel tempo. La seconda premessa e che l’aggressore abbia l’intenzione di assimilarlo a pari condizioni politiche, instaurando le stesse leggi. Ma questa condizione è possibile solo se i due paesi sono abbastanza simili come livelli culturali, religione e sarebbe meglio che fossero anche confinanti. Se le differenze sono invalicabili nasceranno inevitabilmente delle forze di contro-reazione, dei conflitti interni, e manifestazioni che possono compromettere tutti i buoni propositi. Se le differenze culturali sono fomentate o armate da un paese terzo, la guerra non avrà mai fine.

L’evoluzione del mondo, il passaggio dalla preistoria fino al livello economico e sociale raggiunto oggigiorno, è stato intercalato da un gran numero di guerre. Mediamente, quando la nazione vincitrice era ad un livello evolutivo superiore ha permesso una certa progressione, come per esempio i casi dell’Impero Romano, la conquista del Far West americano, l’impresa dei Mille che ha permesso di unificare l’Italia. Il caso contrario si è verificato con la discesa dei barbari, che ha dato inizio alla decadenza medioevale.

Ovviamente sarebbe meglio che la guerra, in qualsiasi forma, non esistesse. L’ideale sarebbe che si potessero risolvere i problemi con la diplomazia, che l’espansione e l’evoluzione avvenga con accordi bilaterali e con l’unificazione pacifica. Non credo che sia praticamente possibile. Ci sono stati casi in cui la guerra è stata la diretta conseguenza, inevitabile, del trattato di pace (capestro) firmato alla fine della guerra precedente.

L’Impero Romano non si sarebbe formato se Romolo fosse rimasto dentro i confini tracciati dal suo aratro, e se non si fosse compiuto neanche il famoso “ratto delle sabine”. Non credo che i capi dei villaggi attigui avrebbero facilmente, e pacificamente, ceduto il loro potere alla nuova emergente potenza romana. L’Italia odierna sarebbe rimasta suddivisa in regni e granducati senza il sacrificio dei garibaldini e dei vari soldati con cui si sono scontrati.

L’aumento della popolazione, la ricerca di fonti d’energia e di territori da coltivare, il bisogno di migliorare il tenore di vita, sono le cause, inevitabili, che spingono i popoli ad espandersi ed evolversi. Lo scontro è fatale, e da questa lotta di solito vince il migliore o il più forte, ed avrà maggiori possibilità di riproduzione e di espandersi. In modo analogo si comportano gli animali che lottano per la riproduzione o per la preda.

Questa lotta per la sopravvivenza ha permesso la selezione della specie animale, la guerra “giusta” ha permesso il miglioramento della civiltà umana.

La guerra di espansione corrisponde al desiderio di estendere la propria ragnatela, di creare altre connessioni con le ragnatele vicine per poter realizzare funzioni migliori, che si evolveranno in maggior benessere economico e sociale.

Oggigiorno le armi hanno un’enorme capacità distruttiva, e come contropartita, le città sono più deboli perchè sono sovrappopolate, i sistemi industriali e le strutture dei servizi sono complesse e delicate, e basta un piccolo attentato per creare conseguenze devastanti. Per questa serie di motivi, la guerra moderna, di qualsiasi tipo, provoca grandi danni morali e materiali. La guerra giusta, quella che inizia con tutti i buoni propositi umanitari, in queste condizioni, potrebbe facilmente cambiare di segno. La scelta militare deve essere assolutamente vietata, cercando in tutti i modi una soluzione diplomatica, anche se questa richiede molti anni per dare i risultati sperati.

Le guerre finiranno definitivamente, quando avremo raggiunto un livello di civiltà che ci permetterà di superare le necessità impellenti di sopravvivenza, e quando le differenze fra i popoli saranno ridotte al minimo. Quando non esisteranno più dittatori che sono i primi fautori delle guerre. Quando il rapporto costi benefici le renderà non convenienti. Quando l’evoluzione della civiltà umana avrà raggiunto il livello tale da comprendere che è possibile creare le migliori connessioni senza ricorrere alla guerra che provoca comunque molti danni.

Comunque è necessario essere sempre previdenti, ed evitare che i piccoli problemi di oggi si incancreniscano diventando premessa di guerre future. La sovrappopolazione della terra comporterà la mancanza delle materie prime, cibo, acqua. Ci saranno esodi biblici verso le nazioni che dispongono delle risorse, e quest’ultime saranno costrette a difendersi. Sarebbe opportuno cominciare a prendere dei provvedimenti….

L’origine della vita 14 gennaio 2010

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, evoluzione, Filosofia, Pensieri, Riflessioni, vita umana.
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Charles R. Darwin (1809-1882) nel corso dei suoi numerosi viaggi nelle isole Galapagos ed altri paradisi naturali, studiò le varie forme di specie animali e vegetali, ponendole a confronto, osservando le loro differenze e le similitudini. Il frutto del suo lavoro fu il famoso saggio “L’origine delle specie” che divenne una pietra miliare per la scienza.

Darwin arrivò alla conclusione che la grandissima varietà di specie di esseri viventi era dovuta al processo dell’evoluzione e di adattamento all’ambiente cui, gli animali e le piante, erano costretti a vivere. Evoluzione significa che le varie forme viventi hanno avuto un’origine comune e che poi si sono diversificati per mutazioni occasionali. Gli esemplari più adatti a fronteggiare il loro ambiente, sono stati coloro che hanno avuto maggiori probabilità di accesso al cibo e quindi sopravvivenza, e di conseguenza maggiori possibilità di riprodursi. In conclusione, nel lungo periodo, le specie più adattate all’ambiente si sono moltiplicate a scapito delle altre.

Teniamo in considerazione che l’essere più evoluto non è, in linea generale, più favorito nella sopravvivenza, perché se ciò fosse vero si sarebbero estinte tutte le forme più semplici. Nella pratica possiamo verificare che le specie animali e vegetali più semplici sono anche le più numerose.

Tra una generazione e l’altra ci sono sempre delle piccole mutazioni, a volte marginali come il colore delle piume o della pelle, che non comporta alcun vantaggio rispetto all’ambiente. Altre volte le mutazioni, sono notevoli e possono cambiare le prestazioni e condurre verso la morte, oppure creare un’altra specie con una maggiore possibilità di sopravvivenza.

Il principio dell’evoluzione delle specie si applica perfettamente per tutti i componenti del regno animale. compresi dall’esemplare più semplice, come il batterio, a quello più complesso come lo scimpanzé.

Il passaggio evolutivo tra lo scimpanzé all’uomo presenta numerose eccezioni e dubbi, che lasciano perplessi. Non si è trovato ancora l’anello mancante che dovrebbe rappresentare il momento della biforcazione. Sono in corso molte discussioni religiose-scientifiche. Tratteremo l’argomento in altre occasioni.

In questo articolo vorrei analizzare, invece, il passaggio evolutivo dal nulla, alla prima forma animale o vegetale.

Il batterio è un essere vivente, anche se molto semplice, è in grado di svilupparsi, procurarsi le sostanze necessarie per la nutrizione, adattarsi all’ambiente, e riprodursi in modo tale da garantire la sopravvivenza della propria specie. I batteri sono presenti ovunque, anche nei luoghi dalle temperature estreme, in mezzo agli acidi, tra le sostanze più tossiche e malsane, anche nelle profondità degli oceani.

Il loro DNA è composto di alcune migliaia di geni. Quello dell’Escherichia Coli, per esempio, presente anche nel nostro intestino, ha 4400 geni. Nel momento della riproduzione si possono verificare degli errori nella duplicazione della sequenza genetica. Alcuni geni si possono perdere, modificare parzialmente, acquisirne degli altri posti nelle prossimità. Può risultarne un batterio con caratteristiche molto diverse da quelle del proprio genitore.

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