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Quando la guerra è giusta 5 aprile 2011

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, libertà, Politica, vita umana.
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Quando la guerra è giusta?

Tra le tante guerre che si sono combattute: d’espansione, coloniale, difensiva, preventiva, umanitaria, eccetera, si può stabilire quando e quali di queste può essere considerata giusta o almeno positiva?

L’opinione comune è che qualsiasi guerra è ingiusta, perché provoca morte, sofferenze fra le popolazioni e danni materiali, in entrambi i fronti.

Osservando il corso della storia dell’umanità, si può notare che le varie guerre e battaglie che si sono svolte hanno dato esiti diversi. In alcuni casi l’esito è stato positivo per entrambe le parti.

Il giudizio sui fatti, dato a posteriori, dopo molti anni dalla conclusione della guerra, è senz’altro il più preciso e più facile. Con il senno del poi ….

Per valutare correttamente i fatti, non si deve scendere eccessivamente nel dettaglio di un particolare avvenimento, facendosi commuovere o indignare dagli inevitabili episodi di brutalità e violenza gratuita. La valutazione deve essere globale considerando un lungo periodo di tempo, decine di anni successivi alla fine della guerra, e gli effetti sul complesso della popolazione, dal punto di vista economico, sociale e culturale.

La libertà (libero arbitrio) è uno dei principi fondamentali che distingue l’uomo dalla bestia. Un popolo non raggiungerà mai un livello sociale ed economico adeguato ai tempi, non potrà evolversi se non è libero di esprimere il meglio di sé. Senza la libertà di esprimersi, di scrivere, di lavorare, di studiare, di fare ciò che la propria attitudine consente non è vera vita. La libertà è quindi un principio sostanziale che giustifica tutte le guerre; sia per mantenerla che per ottenerla.

Durante l’ultima guerra mondiale, nel gennaio del 1944, gli americani e gli inglesi sono sbarcati ad Anzio e in Sicilia. In questa impresa morirono molti soldati in entrambi i fronti. Nel cimitero di Nettuno riposano oltre 7000 soldati, che hanno lasciato la loro vita in terra straniera, facendo piangere le loro mogli e le loro madri. Costoro, all’epoca pensarono che fosse un sacrificio giusto, un gesto d’umanità necessario. Anche per noi italiani, anche se in questa occasione, sotto i vari bombardamenti, morirono in molti, fu una guerra giusta. Dopo questa guerra l’Italia rifiorì, cessò la tirannia del fascismo e del nazismo, iniziò un lungo periodo di benessere economico sociale. La sofferenza di tutti quei morti e dei feriti, fu ampiamente compensata dal benessere dei figli e dei nipoti per molti anni.

Anche la guerra delle Falkland fu giusta perché ebbe come conseguenza la fine del periodo della dittatura in Argentina, fu la fine dell’angoscioso problema dei “desaparecidos”. Si può anche dire che la guerra di espansione dei Romani, nel primo periodo dell’Impero, fu positiva perché diffuse dei principi di legalità, organizzazione statale e costruzione di molte infrastrutture come strade e acquedotti. I vari territori conquistati dagli antichi romani erano generalmente annessi, diventavano parti integranti dell’impero. Se erano rispettati certi criteri erano considerati alla pari, non erano semplicemente delle colonie da sfruttare. Fu questo il motivo della lunga durata della Repubblica romana e del conseguente Impero.

Per giudicare una guerra è necessario quindi aspettare molti anni per vedere i risultati dell’evoluzione nel campo dell’economia e del sociale. Le premesse sono comunque importanti. Se l’aggressione avviene con l’intento di sfruttare le risorse naturali del paese (petrolio, gas, diamanti, materie prime) senz’altro non si presterà attenzione ad organizzare il suo sviluppo economico.

Se sarà impiantato un governo fantoccio costituito da dirigenti corrotti e incapaci non ci sarà una positiva evoluzione. Se il paese aggressore è a sua volta comandato da prepotenti dittatori o una classe di corrotti e disonesti non potrà mai, perché incapace per principio, di realizzare in un altro paese un qualsiasi tipo di evoluzione economica e sociale.

La premessa principale, per sperare di avere una guerra giusta, è che il paese aggressore sia ad un livello di evoluzione sociale ed economica maggiore del paese che subisce. In questo caso, il paese vittima può sperare in un miglioramento che altrimenti sarebbe impossibile o comunque molto lontana nel tempo. La seconda premessa e che l’aggressore abbia l’intenzione di assimilarlo a pari condizioni politiche, instaurando le stesse leggi. Ma questa condizione è possibile solo se i due paesi sono abbastanza simili come livelli culturali, religione e sarebbe meglio che fossero anche confinanti. Se le differenze sono invalicabili nasceranno inevitabilmente delle forze di contro-reazione, dei conflitti interni, e manifestazioni che possono compromettere tutti i buoni propositi. Se le differenze culturali sono fomentate o armate da un paese terzo, la guerra non avrà mai fine.

L’evoluzione del mondo, il passaggio dalla preistoria fino al livello economico e sociale raggiunto oggigiorno, è stato intercalato da un gran numero di guerre. Mediamente, quando la nazione vincitrice era ad un livello evolutivo superiore ha permesso una certa progressione, come per esempio i casi dell’Impero Romano, la conquista del Far West americano, l’impresa dei Mille che ha permesso di unificare l’Italia. Il caso contrario si è verificato con la discesa dei barbari, che ha dato inizio alla decadenza medioevale.

Ovviamente sarebbe meglio che la guerra, in qualsiasi forma, non esistesse. L’ideale sarebbe che si potessero risolvere i problemi con la diplomazia, che l’espansione e l’evoluzione avvenga con accordi bilaterali e con l’unificazione pacifica. Non credo che sia praticamente possibile. Ci sono stati casi in cui la guerra è stata la diretta conseguenza, inevitabile, del trattato di pace (capestro) firmato alla fine della guerra precedente.

L’Impero Romano non si sarebbe formato se Romolo fosse rimasto dentro i confini tracciati dal suo aratro, e se non si fosse compiuto neanche il famoso “ratto delle sabine”. Non credo che i capi dei villaggi attigui avrebbero facilmente, e pacificamente, ceduto il loro potere alla nuova emergente potenza romana. L’Italia odierna sarebbe rimasta suddivisa in regni e granducati senza il sacrificio dei garibaldini e dei vari soldati con cui si sono scontrati.

L’aumento della popolazione, la ricerca di fonti d’energia e di territori da coltivare, il bisogno di migliorare il tenore di vita, sono le cause, inevitabili, che spingono i popoli ad espandersi ed evolversi. Lo scontro è fatale, e da questa lotta di solito vince il migliore o il più forte, ed avrà maggiori possibilità di riproduzione e di espandersi. In modo analogo si comportano gli animali che lottano per la riproduzione o per la preda.

Questa lotta per la sopravvivenza ha permesso la selezione della specie animale, la guerra “giusta” ha permesso il miglioramento della civiltà umana.

La guerra di espansione corrisponde al desiderio di estendere la propria ragnatela, di creare altre connessioni con le ragnatele vicine per poter realizzare funzioni migliori, che si evolveranno in maggior benessere economico e sociale.

Oggigiorno le armi hanno un’enorme capacità distruttiva, e come contropartita, le città sono più deboli perchè sono sovrappopolate, i sistemi industriali e le strutture dei servizi sono complesse e delicate, e basta un piccolo attentato per creare conseguenze devastanti. Per questa serie di motivi, la guerra moderna, di qualsiasi tipo, provoca grandi danni morali e materiali. La guerra giusta, quella che inizia con tutti i buoni propositi umanitari, in queste condizioni, potrebbe facilmente cambiare di segno. La scelta militare deve essere assolutamente vietata, cercando in tutti i modi una soluzione diplomatica, anche se questa richiede molti anni per dare i risultati sperati.

Le guerre finiranno definitivamente, quando avremo raggiunto un livello di civiltà che ci permetterà di superare le necessità impellenti di sopravvivenza, e quando le differenze fra i popoli saranno ridotte al minimo. Quando non esisteranno più dittatori che sono i primi fautori delle guerre. Quando il rapporto costi benefici le renderà non convenienti. Quando l’evoluzione della civiltà umana avrà raggiunto il livello tale da comprendere che è possibile creare le migliori connessioni senza ricorrere alla guerra che provoca comunque molti danni.

Comunque è necessario essere sempre previdenti, ed evitare che i piccoli problemi di oggi si incancreniscano diventando premessa di guerre future. La sovrappopolazione della terra comporterà la mancanza delle materie prime, cibo, acqua. Ci saranno esodi biblici verso le nazioni che dispongono delle risorse, e quest’ultime saranno costrette a difendersi. Sarebbe opportuno cominciare a prendere dei provvedimenti….

Essere se stessi 8 maggio 2009

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, Pensieri, psicologia, Riflessioni, vita umana.
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La vita umana ha un gran valore, è assodato. Ogni persona svolge un certo ruolo nella comunità e questo fornisce anche uno scopo alla vita umana. L’intera umanità, nel suo insieme, ha poi un altro grande scopo da realizzare, ma questo è un argomento che dovrebbe essere approfondito in altra occasione.

Qualunque sia lo scopo della vita dobbiamo cercare di vivere al meglio.

Le cause che impediscono di essere felice sono molto numerose e possono essere divise in tre grandi categorie: cause dovute ad eventi imponderabili o naturali, quelle prodotte dalla volontà altrui, quelle determinate dalla nostra stessa volontà.

Contrariamente a quanto si crede d’infelicità causata dal nostro stesso comportamento è abbastanza rilevante e solamente su questo fronte possiamo intervenire con una certa speranza di ottenere un buon risultato.

La felicità, la serenità è una sensazione totalmente personale. Ognuno è felice a modo proprio.

Non esiste quindi un modo per essere felice, valido per tutti, ma il criterio dovrà essere personalizzato. Si rende quindi necessario conoscere se stesso per capire come trovare la propria felicità. Dopo essersi conosciuti è anche importante vivere in armonia con se stessi.

Tutti sono convinti che sia ovvio che una persona debba essere se stessa, anzi si ritiene che non sia necessaria nessuna volontà specifica per esserlo, che sia tutto perfettamente naturale.

La mia osservazione dei problemi adolescenziali dei nostri figli, delle nevrosi degli amici o parenti, mi fa invece pensare che sono pochi coloro che effettivamente riescono ad essere se stessi e si comportano come tali.

Il funzionamento della natura si basa sulla diversità biologica. Ogni essere vivente è diverso dall’altro, perfino due gemelli monozigotici che apparentemente sembrano identici, in realtà hanno delle piccole differenze, come nelle impronte digitali o qualche neo sulla pelle. L’evoluzione della natura è stata resa possibile proprio dalla diversità, perché ha consentito di creare una moltitudine di combinazioni diverse, e tra queste quelle favorevoli al progresso.

Dimentichiamoci che siamo tutti uguali, con uguali diritti, uguali doveri, siamo invece tutti diversi. Il futuro di ciascuno di noi sarà diverso da quello del nostro fratello o sorella, oppure dal più caro amico o compagno.

Essere se stessi

Un differente patrimonio genetico determinerà un diverso carattere psicologico e anche un distinto percorso di salute. Diversi caratteri comportano differenti reazioni alle stesse situazioni ambientali e alle relazioni personali, quindi percorsi di vita anche molto diversi.

L’esperienza comune evidenzia come, quasi in tutti i casi, due fratelli nonostante siano vissuti nello stesso ambiente ed avendo avuto un patrimonio genetico molto simile hanno in pratica due caratteri diversi e di conseguenze due diverse vite.

Stando così le cose è inutile osservare gli altri, per conoscere il proprio futuro, ma dobbiamo studiare noi stessi, e scendere in profondità, più a fondo possibile, senza lasciarsi influenzare dai consigli degli altri.

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Eluana 10 febbraio 2009

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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Si è parlato e scritto molto di Eluana e del valore della vita umana.

Quando si parla di vita cosa si intende con precisione?

Ci sono tanti tipi di vita: la vita umana, quella animale e quella vegetale.

Nell’ambito della vita umana si hanno molte sfumature e valori diversi. Si passa dalla vita piena, consapevole e felice a quella posizionata all’estremo opposto: la morte costituita dalla distruzione e dissoluzione delle cellule in materia di base.

La nostra vita nasce da un ovocita, cresce assimilando sostanze ed elementi vari e si completa alla fine del percorso, dopo molti anni, restituendo alla natura la materia che ha preso in prestito.

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Aborto 15 gennaio 2009

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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L’aborto è un omicidio o un atto terapeutico?

L’aborto per definizione è l’interruzione prematura della gravidanza, con la conseguente morte del feto. Esso può avere cause naturali, provocato da una malattia o da un trauma, ma in certi casi è premeditato.

Quest’ultimo caso, a prescindere dalle motivazioni che lo hanno determinato, è molto criticato, per alcuni è considerato un vero e proprio omicidio.

Le motivazioni che inducono una donna a compiere un’azione del genere sono solitamente molto gravi, anche drammatiche. Ci sono casi in cui il feto è il risultato di uno stupro di cui si vogliono cancellare i ricordi. In altri casi le condizioni economiche o sociali non permettono di mantenere il futuro bambino, oppure la madre è troppo giovane o addirittura adolescente. Un caso abbastanza comune è quello in cui il feto presenta delle alterazioni genetiche talmente gravi che potrebbero renderlo infelice e sofferente per tutta la vita.

In altre occasioni la motivazione dell’aborto, un po’ banale, è perché la maternità potrebbe compromettere la carriera lavorativa.

La questione si può riassumere con la seguente domanda:

E’ giusto procurare la morte a un feto in evoluzione per uno dei motivi elencati in precedenza?

Quanto vale la vita del feto rispetto al valore del benessere della madre, della famiglia o della società che lo deve accogliere?

Per un credente la vita è sacra, perché dotata dell’anima, quindi il suo valore è infinito e non può essere mai soppressa, in nessuna occasione, in nessun caso.

Per i laici, il valore della vita è quantificabile, quindi si può stabilire quando e quanto una vita è più importante dell’altra.

Da ciò si deduce che sono necessarie due risposte diverse, secondo l’interlocutore che si ha di fronte.

Le due risposte saranno diverse solamente nelle argomentazioni e nella forma ma, nella sostanza, convergono nella stessa direzione, perché la verità e la giustizia è una sola.

Per convergere, ovviamente è necessario che l’interlocutore sia disponibile ad ascoltare, che non rimanga fermo ai propri pregiudizi e alle filosofie pre-costituite non supportate dalla logica e dalle esperienze.

La mia risposta ai credenti è ampliamente trattata nel libro “Dio dell’Universo”, nei capitoli che riguardano l’anima.

Feto

Fortunatamente nel corso dei secoli, a seguito dell’evoluzione economica e sociale, il valore della vita e della dignità umana è aumentato considerevolmente. Fino a pochi anni fa la pena di morte era applicata ufficialmente nella maggioranza dei paesi. Nel 1700 la schiavitù era ancora ammessa in alcuni stati considerati civili. Durante le guerre del secolo scorso la vita dei soldati era considerata spendibile, e al termine delle battaglie i morti si contavano tranquillamente a migliaia.

Fortunatamente l’evoluzione sociale ha permesso di acquisire il grande valore dell’uomo, come individuo. Un tempo si era rassegnati davanti alla morte e alla malattia, si poteva tollerare e giustificare qualche aborto, ma ora dobbiamo considerare il problema con un’altra ottica e cercare le soluzioni che un tempo non erano impossibili.

Lo sviluppo della scienza, in particolare la medicina, delle istituzioni economiche e sociali permette di raggiungere un certo benessere e allungare le aspettative di vita. La scienza mette a disposizioni delle opportunità per migliorare la qualità della vita rispetto a ciò che consente la semplice vita naturale.

La società ha l’obbligo di evolversi e di migliorarsi continuamente, perciò per mantenere il livello raggiunto e per garantirsi tale prerogativa può essere necessario obbligare i cittadini ad un comportamento (igiene, educazione, qualità) che in altre nazioni potrebbe essere considerato inconcepibile.

Nei paesi poveri, non ancora civilizzati, dove la medicina non ha raggiunto i progressi delle nazioni occidentali, i dottori sono costretti a “lasciar morire” i loro pazienti più gravi. Viceversa il medico di una clinica moderna deve usare tutte le tecniche, che il progresso e lo Stato gli consentono, per aiutare il paziente a superare la fase critica e ritornare alla vita quotidiana per proseguire la propria evoluzione sociale, economica e sentimentale.

La scienza e la civiltà ci consentono di svincolarci, parzialmente, dalle necessità puramente materiali della sopravvivenza cui la natura ci obbliga, e di conseguenza consentono di evolverci dal punto di vista sociale e intellettuale. Lo scopo della vita sulla Terra non è semplicemente quello di vivere o sopravvivere più a lungo possibile, ma quello di acquisire coscienza e conoscenza, sia individuale sia collettiva.

Il divertimento e il godimento non sono lo scopo della vita, ma delle parentesi piacevoli che compensano gli eventuali e inevitabili giorni tristi e dolorosi, che aiutano a proseguire nel percorso quotidiano.

Il valore della nostra vita è proporzionale a quanto siamo in grado di evolverci e migliorare. Il riscontro non deve considerare solamente quanto stiamo realizzando in questo momento, ma anche a quanto potremmo realizzare in un prossimo futuro. La persona più umile e ignorante, che sta educando un bambino che in futuro diventerà uno scienziato, sta in realtà compiendo un grande servizio all’umanità ed è quindi molto apprezzabile.

I nostri pensieri, le decisioni importanti devono essere proiettate verso il futuro. Lo studio del passato è utile solo dal punto di vista accademico, per non ripetere gli stessi errori, ma non può essere cambiato. Anche sul presente non si riesce ad intervenire. Possiamo agire solo sul futuro. Le azioni di oggi devono essere orientate per il futuro, devono essere lungimiranti.

Quando devi giudicare una persona, devi giudicare il suo possibile futuro e quali saranno i suoi rapporti con la società e quanto sarà utile o dannoso agli altri. Il male che eventualmente ha arrecato a te o gli altri è ormai passato e non puoi più modificarlo. Puoi intervenire solo sulle conseguenze future.

Dovrai essere disponibile a perdonare il passato, ma dovrai essere esigente per il futuro.

Quando è in repentaglio la vita di un feto, un bambino, una persona adulta o di un vecchio, la società moderna ed evoluta deve fare quanto è possibile per risolvere il problema, tenendo nella giusta considerazione la qualità e la quantità di futuro su cui si va ad intervenire.

Poiché il feto non è in grado di parlare e difendersi in sede processuale, desidero prendere le sue parti.

La legge attuale considera il feto sotto una certa età, quando i suoi organi non sono ancora ben formati, come un semplice ammasso di cellule senza intelligenza e sensibilità. Il feto in questo stato non è considerato una persona, e quindi non è degno dei diritti che solitamente si concedono agli esseri umani.

Giudicare una persona, ed eventualmente condannarla a morte, solamente in base a quello che è in quel determinato momento non è affatto giusto. Occorre considerare anche quello che potrebbe essere in futuro, ciò che potrebbe diventare. Un feto davanti a sé ha delle grandi prospettive, ha davanti a sé tutta una vita da trascorrere e grandi possibilità, ha quindi un grande valore sociale.

Per rendersi conto della gravità di tale giudizio, pensate alla vostra reazione quando qualcuno volesse sopprimervi perché in un determinato giorno, in seguito ad un incidente o una malattia temporanea, non foste più utile alla società o addirittura considerati un peso. La vostra difesa si baserebbe sul fatto che dopo la guarigione sareste di nuovo efficiente e grande lavoratore.

Perché per il feto ci assumiamo questa responsabilità, questa decisione irreparabile e definitiva? Perché il futuro bambino è considerato una proprietà della madre e non un componente della società?

Ovviamente, se il neonato è parte della società, è questa, con le proprie istituzioni, che deve farsene carico, quando la madre non ha la possibilità di assolvere i propri doveri.

Tornando ai vari casi di aborto, la madre non deve essere costretta a sopprimere il feto, quando ci sono delle coppie sterili che potrebbero prendersi cura del nascituro ed adottarlo.

Da una parte abbiamo una donna disperata, sola, senza soldi, e con un figlio di troppo.

Dall’altro lato ci sono coppie senza figli e con molte disponibilità economiche.

Per risolvere molti dei problemi relativi ai casi di aborto basterebbe creare un’istituzione che faccia incontrare le parti in causa e consentire che si possano aiutare reciprocamente.

Il feto, colpito da una grave malattia genetica o che presenta delle gravi malformazioni, ha una vita futura molto limitata e di bassa qualità. In questo caso l’interruzione della gravidanza è un atto di pietà, è un modo di evitare una vita di inutili sacrifici e sofferenze. 

Leggi anche il precedente articolo:  Eutanasia

 Non sono in grado di dare un consiglio per quei casi in cui l’aborto è motivato da esigenze di carriera o altre ragioni particolari.

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La felicità 17 dicembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, evoluzione, Filosofia, Pensieri, psicologia, Riflessioni, Uncategorized, vita umana.
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Che cos’è la felicità?  La felicità è un sentimento relativo, molto personale. Ognuno ha il suo valore di felicità e lo percepisce in modo diverso. Una persona povera può ottenere un giorno di felicità quando riesce a mangiare un pranzo abbondante e appetitoso. Viceversa per un ricco manager, un buon pranzo è un valore già acquisito e assodato e la felicità è raggiunta solo quando ottiene qualcosa che ancora manca, come la firma di un contratto milionario.

Siamo tutti diversi, non solo nell’aspetto fisico, ma soprattutto per le differenti situazioni economiche, sociali e culturali. Anche le diverse esperienze personali, vissute nel corso degli anni, influenzano le caratteristiche individuali della felicità.

La natura, con le sue creature animali e vegetali, è in continua evoluzione, sempre alla ricerca di una migliore configurazione, una maggiore efficienza.

L’uomo, analogamente, realizza lo scopo della propria vita cercando sempre di migliorare la propria condizione sociale ed economica. Ottiene un giorno di felicità quando realizza un piccolo passo verso questo miglioramento e viceversa subisce la tristezza quando perde qualcosa di già acquisito o si rende conto di non poter raggiungere la meta prefissata. Anche la semplice mancanza della speranza di poter migliorare può indurre una profonda tristezza.

La ricerca della felicità è quindi un fenomeno prodotto dalla natura per spingere l’individuo a evolversi, a migliorarsi continuamente. L’evoluzione continua rende la vita più interessante e contemporaneamente la protegge dal possibile degrado. L’istinto di sopravvivenza, di cui tutti gli esseri viventi sono dotati, potrebbe non essere sufficiente a garantire, da un punto di vista generale, il mantenimento della specie.

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E’ difficile dare dei consigli su come essere felici, perché dovrei essere capace a spiegare, a ciascuno di voi, come migliorarsi continuamente.  Ognuno è diverso e quindi le strade da percorrere sono personalizzate.

Il primo passo da effettuare è quello di conoscere se stesso, come già consigliavano gli antichi filosofi greci. Dopo essersi conosciuti e riconosciuti, bisogna sapersi accettare, e ciò è molto importante. Non dobbiamo sforzarci di essere simili agli altri, è indispensabile invece, essere se stessi. La natura applica in modo rigoroso il processo di bio-diversità, perché esige che siamo tutti diversi per favorire l’evoluzione.

La natura ti ha donato dei pregi e dei difetti, devi saperli accettare nella loro globalità. Dopo aver constatato le tue qualità e le tue limitazioni, dovrai saper sfruttare le tue potenzialità per cercare di migliorarti, tenendo sotto controllo i difetti che potrebbero danneggiarti.

Per ottenere dei momenti di felicità dovrai raggiungere un determinato obbiettivo. Il trucco può essere di programmarsi degli obbiettivi piccoli e realizzabili, tanti piccoli passi, stabiliti in base alle nostre reali capacità di compierli e soprattutto effettive necessità. La vita è più bella se hai tante piccole, ma frequenti, gioie, piuttosto che poche ma intense.

L’acquisto di un nuovo oggetto, il raggiungimento di un obbiettivo, fornisce una quota di felicità, ma la sua durata è limitata, perché dopo un certo tempo arriva l’assuefazione. Il nuovo stato di vita diventa acquisito, quindi normale, e si cercano altre mete da raggiungere.

Fai attenzione al fatto che più cose hai e più hai da perdere. Se ti leghi eccessivamente alle cose subentra la paura per la loro mancanza. Cerca di legarti solamente alle cose sicure e necessarie.

Non lasciarsi influenzare dagli obiettivi degli altri perché loro sono diversi e hanno una differente vita ed altre esigenze.

Sognare, sperare in obiettivi per noi irraggiungibili, può essere demoralizzante. Invidiare gli altri perché hanno raggiunto i loro obbiettivi è inutile oltre ad essere frustrante.

Sognare la vita da re quando si odia la nobiltà e i loro vizi, non ha senso. Sognare di possedere il panfilo quando si soffre il mal di mare è decisamente sbagliato.

Sogna solamente i tuoi sogni non quelli degli altri, non lasciarti ingannare dalla pubblicità, dalle mode, dalle consuetudini e dai falsi bisogni.

Se ti affanni a realizzare un obbiettivo inutile, per le tue reali necessità, ti costerà molto impegno e infine non ti fornirà la felicità sperata.

L’impegno verso una meta non adeguata alle proprie capacità, sarà senz’altro molto onerosa e potrà generare malattie psicosomatiche dovute all’eccessivo stress. Quando si riscontrano delle notevoli difficoltà a raggiungere certi incrementi di posizioni, anche minimi, significa che si sta procedendo contro-natura, che quella direzione non è idonea alla propria personalità o capacità. La felicità ottenuta con l’eventuale raggiungimento di un tale obiettivo non sarà sufficiente a compensare gli effetti negativi collaterali.

Con la penuria di posti di lavoro che esiste in Italia, spesso si tende ad accettare la prima occasione che capita, senza badare se tale incarico è effettivamente adatto alla propria personalità e fisicità. Sbagliare una scelta del genere può comportare delle conseguenze tragiche. In tale caso si commette un doppio errore perché si preclude ad altri, più adatti, il raggiungimento della propria felicità.

Insomma, come si può raggiungere la felicità?

Guarda dentro te stesso, con sincerità, non ingannarti da solo. Cerca di capire quali sono i tuoi difetti e i tuoi pregi (tutti hanno dei pregi). Può essere utile ricordare quali sono state le azioni subite che ti hanno dato fastidio e quelle che hai gradito. L’aiuto di amici o persone care può essere efficace perché l’osservazione dall’esterno consente un’ottica diversa e forse più obiettiva. Scrivi quindi un elenco con i tuoi difetti e le qualità.

Approfondisci le caratteristiche positive del tuo carattere ed elabora tutte le conseguenti possibilità, tutte le azioni che tali pregi posso realizzare. Organizza le tue prossime giornate in modo da avere l’opportunità di applicare da punto di vista pratico l’azione più facile da realizzare.

Un altro aspetto importante è quello di considerare che il mondo che ci circonda può essere inteso come una grande ragnatela che collega tra loro le persone, le istituzioni, tutti gli esseri viventi e la natura nel suo insieme. In questa ragnatela vige la “legge della reciprocità” che tende a restituire ciò che dai. Se desideri ottenere dagli altri l’amore e l’amicizia devi fornirla a tua volta per primo.

Le scelte future e le azioni dovranno essere realizzate nell’ottica della lealtà, onestà e della legalità affinché il mondo ti restituisca un ambiente in cui vivere serenamente, condizione necessaria per la felicità.

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