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I miracoli dimenticati 24 settembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, fenomeni paranormali, Filosofia, parapsicologia, religione, Teologia, Uncategorized.
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Sulla rivista di Panorama del 18 settembre era riportato un interessante articolo intitolato ” Il Papa contro l’Italia dei miracoli”.

Il giornalista Ignazio Ingrao in quest’articolo comunica che il Papa Benedetto XVI è in procinto di emettere un vademecum, rivolto alla Congregazione della Dottrina della Fede, per stabilire con precisione le regole da seguire per riconoscere e validare un miracolo.

Il problema è scaturito a seguito delle prodigiose apparizioni della Madonna a Medjugorje nel 1981, più recentemente a Civitavecchia nel 1995 e altri casi, meno famosi, avvenuti in Olanda e in Venezuela.

Nonostante siano trascorsi molti anni, la Congregazione non ha ancora riconosciuto come autentiche queste apparizioni e quindi non sono state dichiarate come eventi miracolosi.

A Civitavecchia una piccola statua di gesso della madonna ha pianto ripetutamente lacrime di sangue alla presenza di testimoni e anche delle telecamere. La statua è stata accuratamente esaminata con tutte le più moderne attrezzature, radiografie, ecografie, analisi chimiche e biologiche, per verificare se al suo interno non ci fossero meccanismi nascosti. L’analisi del liquido ha riscontrato che esso era sangue umano e maschile.

Il magistrato che ha studiato il caso, perché sospettava una truffa a carico della collettività, ha concluso l’indagine dichiarando che il fenomeno è da intendersi “soprannaturale”.

Nonostante tutte queste prove e dimostrazioni, la Congregazione ha diffidato, non ha dichiarato il miracolo, ha sostituito il vescovo che sosteneva di aver visto la statua piangere, e ha creato le condizioni affinché il clamore del fenomeno cadesse nel dimenticatoio.

Le disposizioni, relative all’apparizione, prevedono le seguenti attività: raccolta d’informazioni accurate sui fatti; esame del messaggio che viene dall’apparizione e verificare che non sia in contrasto con la fede; diagnosi medico-psicologica del veggente; analisi del grado di istruzione teologica del veggente e del suo successivo cammino spirituale; studio di eventuali guarigioni miracolose legate alle apparizioni.

Nel caso delle lacrime della madonnina di gesso a Pantano, nei pressi di Civitavecchia, non è stata dimostrata la falsità del fenomeno prodigioso. Per noi profani questa condizione è già sufficiente per gridare al miracolo, ma per le autorità ecclesiastiche ciò non è abbastanza. Se non sono rispettate tutte le altre condizioni, molte delle quali si possono accertare solo dopo un lungo periodo, il prodigio non può essere considerato un miracolo (compiuto da Dio).

La gente comune a questo punto si pone lecitamente una domanda molto curiosa; se è appurato che un certo evento è ritenuto prodigioso perché non è stato realizzato da accorgimenti umani, ma contemporaneamente si dichiara che non è stato compiuto da interventi di Dio, Santi o Madonne, da chi è stato realizzato?

Le autorità ecclesiastiche dimostrano una notevole cautela nel dichiarare i miracoli; questa prudenza è forse dovuta alla consapevolezza delle conseguenze di un’errata interpretazione?

Giunti a questo punto del ragionamento, mi sorge un angoscioso dilemma, e ho paura a esprimere il mio parere, perché la risposta a questa domanda potrebbe essere veramente sconvolgente e avere delle conseguenze molto drammatiche.

Se la mia ipotesi fosse vera, dovremmo mettere in discussione molti fatti avvenuti nella storia.

La terza possibilità, lo dico sottovoce, è che l’autore del prodigioso fenomeno sia il Demonio.

Sul Vangelo è riportato un passo in cui Gesù richiama i fedeli a non lasciarsi ingannare dai miracoli, perché anche i maghi e altre entità possono esserne gli autori (Matteo cap.24-24).

I testimoni di Geova, e i protestanti infatti, si rifiutano di considerare qualsiasi evento miracoloso, fino al punto di non accettare né i Santi né la Madonna.

Forse, nel passato, si è verificato un fatto molto drammatico, che ha indotto alcuni credenti a prendere sul serio quelle frasi di Gesù, fino al punto da rifiutare in toto i miracoli, per non rischiare di confonderli, anche a costo di creare uno scisma.

Ma cosa dovrebbe succedere di così drammatico, nel caso ci fosse un malinteso del genere e si confondesse un prodigio del Diavolo per un miracolo di Dio?

Che cosa potrebbe succedere se pregassimo un’immagine o una statua credendo che sia la riproduzione di un santo, ma che invece è una rappresentazione nascosta del demonio? Le nostre preghiere, in questo caso, quali effetti avrebbero sulle nostre e le altrui anime?

Siamo tutti perfettamente sicuri che questo errore non sia stato già commesso?

I lettori che hanno qualche notizia a proposito possono contattarmi via email, oppure lasciare un commento pubblico.

Eutanasia 9 settembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Politica, religione, Teologia, vita umana.
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I recenti casi di eutanasia mi hanno suscitato il ricordo di quando ero ragazzo e leggevo con molta soddisfazione le avventure di Tex Willer e del suo amico Kit Carson, pubblicati sull’albo a fumetti TEX. All’epoca mi fece molta impressione un episodio in cui Tex uccideva un cavallo che era rimasto ferito ad una zampa, in seguito a una delle solite imprese contro i banditi di turno. Il gesto, che poteva sembrare violento, era in realtà una dimostrazione di pietà nei confronti dell’animale, disteso a terra sofferente. Nel deserto del Texas dell’epoca non c’erano veterinari disposti a curarlo, e quindi il cavallo non avrebbe potuto muoversi per raggiungere l’erba da brucare, non avrebbe potuto galoppare nelle praterie per scatenare la sua energia. Il cavallo ferito e sofferente non avrebbe potuto comportarsi come tutti gli altri cavalli, non avrebbe potuto, quindi, realizzare lo scopo della sua vita. Le ultime ore della sua vita sarebbero state una tortura e la morte sarebbe stata ambita come una liberazione.

Si era realizzata una duplice condizione sfortunata. L’invalidità del cavallo non era risolvibile in tempo utile per la mancanza di medici e di medicine adeguate. Il cavallo non sarebbe potuto mai ritornare nella situazione originale di essere un cavallo e comportarsi come un cavallo, neanche in versione ridotta.

D’altra parte il cavallo soffriva sia dal punto di vista fisico, a causa del dolore provocato dalla ferita, sia dal punto di vista morale per non avere la possibilità di alzarsi e galoppare nella prateria, come gli era sempre piaciuto fare.

Tex era solo con il cavallo, in quella distesa desertica, dipendeva solo da lui se lasciarlo soffrire fino alla morte, oppure terminare quella situazione angosciosa con un semplice colpo del suo revolver. L’animale non poteva parlare, ma i suoi occhi erano sufficientemente espressivi, ansimava e supplicavano la pietà del suo padrone che aveva servito, con ubbidienza, per tanto tempo.

Ricordava con nostalgia quelle lunghe galoppate alla rincorsa dei banditi, che ormai non erano più realizzabili.

Abbandonare il cavallo in quella condizione è equivalente ad acconsentire che le avversità della natura compiano la loro lenta e progressiva tortura, finché la morte per stenti non faccia il proprio corso.  Quando si ha il potere decisionale “acconsentire che altri compiano la tortura” è equivalente a “eseguire direttamente la tortura”.

Tex capì i pensieri del cavallo, si assunse la responsabilità delle proprie azioni ed estrasse la sua pistola dalla fondina.

Quando lessi questo fumetto ero ragazzo e interpretai questo episodio come un atto di violenza giusto e doveroso, anch’io avrei fatto ugualmente. Non sapevo che quello era un classico caso di “Eutanasia”.

Il termine Eutanasia proviene da una parola greca che significa “buona morte”, e significa procurare in modo diretto o indiretto la morte, possibilmente indolore, di una persona gravemente sofferente, in coma, malata allo stadio terminale e inguaribile.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi casi in cui si è discusso dell’opportunità dell’Eutanasia i più famosi sono rimasti quelli di Terry Schiavo, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro. Queste persone erano ammalate così gravemente che non erano in grado di esprimere la pur minima espressione di vita umana. La loro sopravvivenza era simile alla vita vegetativa, e in alcuni casi, considerando il massiccio uso dei macchinari, poteva addirittura considerarsi una vita tecnologica o robotica.

Alcuni politici ed ecclesiastici non hanno avuto sentimenti di pietà davanti a questi fatti, e sono andati via lasciando che “il cavallo” se la sbrigasse da solo.

La cosa che mi meraviglia di più è che alcune persone, che credono nella vita eterna e nell’Aldilà, si attacchino tenacemente alla vita terrena anche quando questa non ha più senso e non ha più i riferimenti che distinguono la vita umana da quella vegetale, animale o robotica.

Nei casi in cui una persona è così gravemente ammalata da non avere la coscienza di se stessa, quindi non ha più relazioni con gli altri, quando gli organi sono talmente compromessi da non essere in grado di funzionare da soli, ma necessitano di un ausilio meccanico, quando la situazione è diventata irreversibile, la medicina e la terapia non hanno più senso e diventano accanimento teraupetico. In questo caso dobbiamo lasciare che la natura faccia il suo corso.

Dio ci ha donato la vita per realizzare qualcosa di buono e non semplicemente per viverla.

Dio esiste?…Dimostrazione dell’esistenza di Dio! 7 luglio 2008

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, fenomeni paranormali, Filosofia, Libro, parapsicologia, religione, Teologia.
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La dimostrazione dell’esistenza di Dio e’ una questione che incuriosisce l’umanità da migliaia di anni. Filosofi, teologi e scienziati sono spesso su posizione contrapposte, e non riescono mai a trovare una soluzione condivisa, neanche un compromesso. Gli scienziati considerano reale solamente quello che può essere visto o misurato con strumentazione varia, mentre Dio, essendo un’entità spirituale, non può essere sottoposto a tali modi di valutazione, e quindi non può essere dimostrata scientificamente la sua esistenza.

Ovviamente non possiamo eseguire esperimenti o misure tecniche direttamente nel mondo spirituale, ma comunque è possibile intervenire in modo indiretto.

Dio, anche se soggetto spirituale, riesce a influenzare, in modo misterioso, la nostra materia, con miracoli o prodigi vari. Nel momento in cui Dio si espone, si sbilancia verso il nostro mondo, possiamo inventarci qualche esperimento che può dimostrare il suo intervento e quindi, di conseguenza, la sua esistenza.

Dall’accurata osservazione del funzionamento e del comportamento di tutti gli esseri viventi, sia animali sia vegetali, si può riscontrare l’esistenza di qualche fenomeno che non può essere attribuito completamente ad attività prettamente biologica o meccanica.

Secondo il mio parere la maggior parte dei fenomeni paranormali ha una derivazione comune, che ha origine nell’Aldilà e dai suoi misteriosi abitanti.

Se i vari fenomeni paranormali sono considerati come delle illusioni ottiche, individuali o collettive, oppure delle falsificazioni operate da mitomani o stregoni, non c’è discussione e possiamo abbandonare l’argomento.

Se invece cominciamo ad ammettere che ci sia un fondamento di validità, che alcuni casi sono realmente esistiti, e che il complesso di tutti questi fenomeni potrebbero avere un’origine comune, allora dovremmo anche chiederci come potrebbe essere conformata la natura, la biologia umana, per realizzare tali strani avvenimenti.

Si tratta quindi di catalogare, esaminare, diagnosticare, estrarre delle statistiche su tutti i fenomeni paranormali, i prodigi, i miracoli, insomma su tutti quei fenomeni misteriosi che direttamente o indirettamente possiamo attribuire a Dio, a santi, a demoni, o tutto quello che potrebbe essere allocato nell’Aldilà.

Considerando che tale materia è sottoposta a numerosi tentativi di falsificazione, dovremmo, almeno in un primo tempo, prendere in considerazione solamente quei fenomeni che non si è potuto attribuire ad eventi perfettamente naturali o umani. Solamente in un secondo tempo per allargare la base di dati da elaborare, potrebbero essere presi in considerazione le testimonianze provenienti da persone certamente affidabili, o eventi riportati nei documenti storici.

Penso che sia difficile dimostrare che tali fenomeni sono prodotti da elementi presenti in un’altra dimensione. Viceversa sarà più facile provare che un’intelligenza, esistente in una dimensione contigua, può essere causa di eventi sulla nostra dimensione. Dopodiché si cercheranno i riscontri logici o sperimentali che possono avvalorare tale ipotesi.

Questa intelligenza pur essendo composta di un altro tipo di materia, dovrebbe essere di dimensioni molto estese, tale da avvolgere tutto il nostro mondo.

In analogia alla mente umana, che ha la possibilità di attivare nervi e muscoli, e quindi realizzare praticamente i propri pensieri, anche l’intelligenza dell’altra dimensione, denominata Ingenaura, potrebbe avere delle interfacce verso la propria materia e probabilmente anche in direzione della nostra materia o gli organismi viventi.

Per comprendere meglio, immaginate di essere una cellula all’interno di un corpo, e vi renderete conto che potrete interfacciarvi, tramite messaggi bio-chimici, con una mente che è più grande milione di volte. Un’altra persona sarà come un’altra cellula incorporata in un diverso organo.

Le due cellule, anche se molto distanti tra loro (fatte le dovute proporzioni), sono ovviamente tra loro coordinate e sincronizzate attraverso la comunicazione dell’intelligenza comune.

Esistono dei fenomeni che lasciano pensare che ci sia la possibilità che due persone molto distanti tra loro, anche molti chilometri, possono in realtà comunicare tra loro e scambiare pensieri, sensazioni, o forti emozioni?

Esistono dei casi in cui certe persone hanno delle informazioni o delle capacità particolari che normalmente non possiedono, considerando la loro intelligenza o estrazione sociale?

Le cellule umane possono ammalarsi (malattie psicosomatiche) o guarire tramite delle influenze del cervello (autosuggestione).

Esistono dei fenomeni che lasciano pensare che ci sia la possibilità che una persona possa guarire prodigiosamente, quando è in compagnia di altre persone che pregano?

Esistono dei fenomeni che lasciano pensare che ci sia la possibilità che una persona possa ammalarsi attraverso l’influenza nefasta di altre persone anche distanti?

Tutti questi strani fenomeni paranormali elencati, come tanti altri, possono essere facilmente compresi, nel loro insieme, ammettendo che esista una forma d’intelligenza che avvolge tutte le attività umane, che coordina tutti gli esseri viventi, e che permette lo scambio a distanza di sentimenti, pensieri ed energia vitale.

Tutto ciò può dimostrare l’esistenza della cosidetta Aldilà. Per dimostrare l’esistenza di Dio nel suo ambito, occorre avanzare altri ragionamenti.

Per approfondire l’argomento, è consigliabile la lettura del libro “Dio nell’Universo” scritto da Orfeo Pellicciotta.

E’ giusto mantenere il celibato dei preti? 26 Mag 2008

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, Filosofia, Politica, religione, Teologia.
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Prima di inoltrarsi nei ragionamenti, è bene precisare che quando, in quest’articolo, parlo di preti intendo quelli che sono direttamente a contatto con i fedeli. Mi riferisco al prete di campagna, a quello che organizza l’oratorio per i ragazzi, a chi accompagna i boy-scout nelle varie gite, a quello che si sacrifica nei villaggi e negli ospedali da campo nei più sperduti paesi del terzo mondo. Sono quindi esclusi quei preti che svolgono funzioni di segreteria presso i vescovi e cardinali, oppure presso le sedi del Vaticano, che potrebbero essere ben sostituiti da normali impiegati.

Secondo una regola in uso da molti secoli, risalente al Concilio di Trento, nel 1545, i preti hanno l’obbligo del celibato (non possono sposarsi), per i monaci, e le suore vige perfino l’obbligo della castità (non possono avere rapporti sessuali).

Per i giovani che intendono entrare nella vita religiosa, queste imposizioni sono molto pesanti, e per saperle affrontare hanno bisogno di una vera e profonda vocazione.

In seguito alla crisi delle vocazioni, che si regista negli ultimi anni, ed anche in seguito a qualche caso d’inadempienza, si comincia a criticare tale regola e si discute sull’opportunità di mantenerla in vigore.

I teologi e i vari esperti in materia ripassano i brani del Vangelo, la vita dei Santi e degli Apostoli, alla ricerca dei riferimenti che possono avvalorare una delle due ipotesi, ma non si trovano elementi decisivi e inoppugnabili. Gesù non ha mai fatto una precisa dichiarazione a proposito. Non voglio inoltrarmi in disquisizioni teologiche, perché non ho la competenza adatta, però posso osservare la questione da un punto di vista pratico ed economico.

La regola del celibato è stata forse determinata dal buon senso, da una scelta di opportunità pratica?

Facciamo una simulazione e vediamo cosa potrebbe succedere eliminando la regola del celibato dalle istituzioni religiose.

Ora i preti si accontentano di vivere in una cameretta della canonica, attigua alla chiesa. Per i pasti e il tempo libero usano gli ambienti comuni. Non hanno l’angoscia del proprio futuro e della vecchiaia, perché sanno che potranno usufruire di questi servizi finché saranno in vita. Quando saranno vecchi e malati, ci saranno degli istituti appositi e delle persone che li accudiranno. Non sono costretti a preoccuparsi della pensione e non devono accumulare denaro per il futuro. Il ricavato dell’elemosina, raccolte durante la Messa, o nelle varie iniziative di solidarietà, può essere completamente utilizzato per i poveri, e per la manutenzione e le attività della Chiesa, perché le necessità personali del prete sono veramente limitate. Non è necessario eseguire nessuno “storno”. Il prete non cederà mai alla debolezza di rubare perché non ha alcuna necessità. Teoricamente il prete vive, o dovrebbe vivere, con il contributo e l’elemosina dei fedeli. Anche se l’istituzione del Vaticano, in tutti questi secoli, ha accumulato enormi ricchezze, che potrebbero permettere di mantenere tutta l’organizzazione.

Concedere a un prete di sposarsi significa che potrà crearsi una famiglia composta da moglie e figli, e avere di conseguenza anche tutti i vantaggi e i problemi che ne derivano.

Il tempo che il sacerdote potrà dedicare alla parrocchia sarà senz’altro ridotto, perché una parte di esso dovrà essere riservato alla propria famiglia. I figli e la moglie avranno le loro esigenze: lo studio, le malattie, le ferie al mare, i giocattoli, i vestiti all’ultima moda, il parrucchiere, le gite fuori porta la domenica.

Non basta più una cameretta, ma è necessario un appartamento con due o tre camere, completamente arredate. Le spese di mantenimento, luce, gas, telefono, riscaldamento salgono alle stelle, più in alto delle preghiere.

E’ necessario pensare anche alla pensione, al mantenimento della coppia quando non ci sono più le forze, alla reversibilità in caso di vedovanza.

Con le somme raccolte con l’elemosina, oltre ai vestiti per i poveri, occorre finanziare anche la playstation per il figlio. Considerando la riduzione del tempo a disposizione per la comunità parrocchiale, per assolvere gli stessi servizi, potrebbe essere necessario ricorrere a un secondo sacerdote.

Considerando tutto, la scelta di revocare il celibato per i preti, potrebbe aumentare i costi per i fedeli di circa 10 volte.

Se i parrocchiani non sono abbastanza generosi, da coprire tutte le spese, le autorità ecclesiastiche saranno costrette a ricorrere all’aiuto finanziario dello Stato. Questa evenienza produce come conseguenza una limitazione dell’autonomia ecclesiastica, finendo con il generare una religione di stato.

Il celibato, quindi, dal punto di vista pratico, è una soluzione economica molto conveniente, perché permette di utilizzare il personale al massimo, con il minimo delle spese. I giovani che accettano questi vincoli, per entrare nel mondo ecclesiastico, sono anche quelli che hanno la vocazione più intensa, e sono quindi veramente i migliori. Provoca, indirettamente, una grossa selezione all’ingresso. Se non ci fosse il vincolo del celibato senz’altro ci sarebbe la fila all’ufficio delle assunzioni.

Nonostante il celibato ci sono stati, specialmente in passato, quando le necessità erano molto stringenti, molti seminaristi per convenienza, che sfruttavano l’istituzione per studiare e avere un impiego sicuro e a vita. Negli anni successivi tali personaggi hanno poi disonorato la propria toga e creato gravi danni all’immagine della Chiesa.

Forse è meglio avere qualche sacerdote in meno, ma di qualità, piuttosto che abbondare con persone che non hanno una vera vocazione per svolgere una funzione così delicata e impegnativa.

La vera età della Sacra Sindone 1 febbraio 2008

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, chiesa, religione, Sindone, Teologia.
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La vera età della Sacra Sindone

La Sacra Sindone, custodita presso il Duomo di Torino, alcuni anni fa, fu sottoposta a degli esami scientifici per verificare la sua autenticità. Dall’esame del Carbonio-14, si è calcolata che l’anno di produzione era da fissarsi intorno all’anno 1295-1360. Quindi, un periodo ben lontano da quello corrispondente alla morte di Cristo. Gli altri esami, sulla polvere, sul polline, le fibre e la trama del tessuto, hanno invece confermato la zona di provenienza e il periodo storico. Ipotizzando che sia un falso, gli scienziati non sono comunque riusciti a capire come possa essere stata realizzata l’impronta dell’immagine umana come se fosse una lastra fotografica.

Fortunatamente l’esito negativo del Carbonio-14 non ha comportato che la Sindone fosse gettata nel cestino, come una volgare imitazione, perché sarebbe opportuno considerare che esiste una certa possibilità di errore nella misura del decadimento radioattivo. Occorre valutare, ed eventualmente rielaborare il valore del decadimento della radioattività, in base alla scatola dove è stato custodito nei mille anni precedenti al suo rinvenimento.

La famiglia di cristiani incaricata della sua custodia, che dal giorno del prelevamento dal Santo Sepolcro, si è tramandata di generazione in generazione, tale impegno di enorme responsabilità, si sarà senz’altro prodigata al massimo affinché il lenzuolo si mantenesse nel migliore dei modi.

Avrà pensato di mettere il tessuto in un contenitore di legno. Ma dopo alcuni anni avrà constatato che non era idoneo perché non lo proteggeva dalle tarme e dall’umidità. Inoltre in caso d’incendio (caso abbastanza comune all’epoca in cui le case erano di fango e legno, e il riscaldamento era fornito dal focolare) sarebbe andato distrutto. Una teca d’oro sarebbe stata adeguata, ma il suo costo non era accessibile alle disponibilità della famiglia. Il ferro poteva andare bene, era usato prevalentemente per le armi, ma forse il piombo era ancora più economico e facilmente adattabile alle nostre esigente. Il piombo, in quel periodo, era largamente usato per produrre tubature idriche. Tra i cristiani era facile trovare un idraulico disposto a costruire in gran segreto la scatola. Il contenitore doveva essere completamente sigillato e impermeabile perché probabilmente sarebbe stato nascosto sotto il pavimento. Protetta da incendi, terremoti, furti, ed anche perquisizioni da parte delle autorità.

Forse, se la famiglia in questione era molto povera, potrebbe aver usato un semplice tubo di piombo, sigillato  su entrambi i lati, per custodire in modo eccellente, per anni, la sindone arrotolata al suo interno.

Il piombo è molto malleabile, può essere fuso a basse temperature, ed ha sopratutto la caratteristica di essere un ottimo isolante dalla radiioattività. Infatti è usato come schermo di protezione dalle radiazioni per le persone e per la strumentazione .

Il decadimento di radioattività del carbonio-14, di un oggetto chiuso e sigillato in una scatola di piombo, sarà senz’altro diverso nel caso sia custodito in una teca di legno o di vetro. Sarebbe opportuno rivedere i calcoli.

L’età della Sindone potrebbe, quindi, risultare molto più antica di quanto è stato finora calcolato, ignorando tutti i possibili contenitori nella quale è stata custodita in questi secoli.