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L’origine della vita 14 gennaio 2010

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, evoluzione, Filosofia, Pensieri, Riflessioni, vita umana.
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Charles R. Darwin (1809-1882) nel corso dei suoi numerosi viaggi nelle isole Galapagos ed altri paradisi naturali, studiò le varie forme di specie animali e vegetali, ponendole a confronto, osservando le loro differenze e le similitudini. Il frutto del suo lavoro fu il famoso saggio “L’origine delle specie” che divenne una pietra miliare per la scienza.

Darwin arrivò alla conclusione che la grandissima varietà di specie di esseri viventi era dovuta al processo dell’evoluzione e di adattamento all’ambiente cui, gli animali e le piante, erano costretti a vivere. Evoluzione significa che le varie forme viventi hanno avuto un’origine comune e che poi si sono diversificati per mutazioni occasionali. Gli esemplari più adatti a fronteggiare il loro ambiente, sono stati coloro che hanno avuto maggiori probabilità di accesso al cibo e quindi sopravvivenza, e di conseguenza maggiori possibilità di riprodursi. In conclusione, nel lungo periodo, le specie più adattate all’ambiente si sono moltiplicate a scapito delle altre.

Teniamo in considerazione che l’essere più evoluto non è, in linea generale, più favorito nella sopravvivenza, perché se ciò fosse vero si sarebbero estinte tutte le forme più semplici. Nella pratica possiamo verificare che le specie animali e vegetali più semplici sono anche le più numerose.

Tra una generazione e l’altra ci sono sempre delle piccole mutazioni, a volte marginali come il colore delle piume o della pelle, che non comporta alcun vantaggio rispetto all’ambiente. Altre volte le mutazioni, sono notevoli e possono cambiare le prestazioni e condurre verso la morte, oppure creare un’altra specie con una maggiore possibilità di sopravvivenza.

Il principio dell’evoluzione delle specie si applica perfettamente per tutti i componenti del regno animale. compresi dall’esemplare più semplice, come il batterio, a quello più complesso come lo scimpanzé.

Il passaggio evolutivo tra lo scimpanzé all’uomo presenta numerose eccezioni e dubbi, che lasciano perplessi. Non si è trovato ancora l’anello mancante che dovrebbe rappresentare il momento della biforcazione. Sono in corso molte discussioni religiose-scientifiche. Tratteremo l’argomento in altre occasioni.

In questo articolo vorrei analizzare, invece, il passaggio evolutivo dal nulla, alla prima forma animale o vegetale.

Il batterio è un essere vivente, anche se molto semplice, è in grado di svilupparsi, procurarsi le sostanze necessarie per la nutrizione, adattarsi all’ambiente, e riprodursi in modo tale da garantire la sopravvivenza della propria specie. I batteri sono presenti ovunque, anche nei luoghi dalle temperature estreme, in mezzo agli acidi, tra le sostanze più tossiche e malsane, anche nelle profondità degli oceani.

Il loro DNA è composto di alcune migliaia di geni. Quello dell’Escherichia Coli, per esempio, presente anche nel nostro intestino, ha 4400 geni. Nel momento della riproduzione si possono verificare degli errori nella duplicazione della sequenza genetica. Alcuni geni si possono perdere, modificare parzialmente, acquisirne degli altri posti nelle prossimità. Può risultarne un batterio con caratteristiche molto diverse da quelle del proprio genitore.

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Inconscio, Istinto e coscienza 10 ottobre 2008

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, evoluzione, Filosofia, Pensieri, psicologia, religione, Riflessioni, Uncategorized, vita umana.
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 L’opinione comune è che il comportamento degli animali è grandemente condizionate dal loro istinto. Ogni specie animale ha un determinato modo di cacciare le prede e di corteggiare la compagna. Si può sostenere che tali atteggiamenti siano il frutto dell’educazione e dell’imitazione, ma poiché questi sono uguali in tutte le latitudini, ed anche per gli esemplari vissuti in cattività, è più ragionevole che ciò avvenga, invece, a causa di un sub-strato psicologico ereditato dai propri genitori, il cosiddetto istinto animale, tipico della propria specie.

Gli animali più evoluti, specialmente quelli che vivono in branchi, o in comunità, presentano anche una certa intelligenza e consapevolezza che non può essere attribuita semplicemente all’istinto. Alcune specie adottano delle vere strategie di caccia, sono in grado di organizzare l’alveare cose se fosse un’azienda, sembrano avere dei sentimenti di amore verso il loro padrone.

Anche la specie umana è provvista di un istinto animalesco, d’altra parte l’origine è comune. Il sentimento istintivo è quello della sopravvivenza, della fame, della sete e quello sessuale. La natura ha programmato le cose inserendo nell’inconscio dell’uomo, ma anche i tutti le specie animali, questi controlli, cui è molto difficile resistere, che senz’altro garantiscono la sopravvivenza della specie stessa. L’inconscio è anche la sede per il controllo dei muscoli cosiddetti involontari: i riflessi al dolore, la respirazione, le pulsazioni cardiache, le contrazioni intestinale ecc.

Il desiderio sessuale è un sentimento istintivo che scatta immediatamente, quando un uomo vede una donna nuda. Questo fenomeno, evidentemente, non è frutto dell’educazione, ma di un istinto primordiale, realizzato dalla natura per garantirsi la riproduzione. Solo con la volontà, con l’intelligenza consapevole, l’uomo può controllare tali istinti animaleschi in modo da lasciarli scatenare solo quando è opportuno.

L’inconscio, in cui sono allocate le informazioni dell’istinto, ha il compito di gestire queste funzioni e controllare il loro andamento secondo le occasioni e le esigenze del corpo.

Il codice genetico del DNA stabilisce come devono essere realizzati gli organi del corpo, quale proteina devono produrre. Ma questo non è sufficiente a garantire la sopravvivenza nel mondo dell’intero organismo. Una cosa molto importante da aggiungere è quello di stabilire l’azione coordinata dell’insieme degli organi, il comportamento in relazione all’ambiente esterno. Senza queste ulteriori condizioni qualsiasi essere vivente non sarebbe in grado di fronteggiare le avversità che si presentano durante il corso della vita, potrebbe non raggiungere la maturità per riprodursi e continuare quindi la specie.

Appena il bambino esce dall’utero della madre deve saper respirare, ossia muovere in modo coordinato i muscoli dell’addome, anche se per nove mesi sono rimasti inattivi. Nessuno gli ha insegnato a farlo, ma il neonato già sa come. Evidentemente è un’informazione che è già acquisita nell’inconscio.

La circuiteria e i meccanismi della macchina sono congeniati per funzionare autonomamente, sono regolati e calibrati accuratamente, e dopo l’avvio sono in grado di proseguire il lavoro per cui sono stati progettati. La lavatrice, per esempio, osservandola nei particolari si presenta come una macchina relativamente complessa, in cui le varie fasi: la raccolta dell’acqua, la distribuzione del detersivo, il risciacquo, la centrifuga e lo scarico, sono tutte perfettamente coordinate e sincronizzate.

Una macchina, però, anche se perfetta, non è in grado di svolgere alcun ruolo importante se non esiste l’operatore che l’accende, l’alimenta e utilizza il suo prodotto, e la coinvolge in un ambito più vasto.

La lavatrice, per esempio, necessita che ci sia un utilizzatore che la rifornisca di acqua e detersivo, ma che soprattutto la riempia di biancheria da lavare. Inoltre è necessario che dopo il lavaggio, la biancheria pulita possa essere utilizzata, altrimenti la lavatrice non avrebbe lo scopo di esistere. La lavatrice ha un senso solamente quando è inserita nella vita sociale della casa e della famiglia.

Il corpo umano, nonostante la sua enorme complessità, può essere paragonato a una qualsiasi macchina. Il DNA controlla la crescita e il funzionamento dei singoli organi senza considerare gli elementi circostanti. L’istinto animale, situato nell’inconscio, invece svolge la funzione di coordinare e sincronizzare le varie fasi di lavoro di un certo numero di organi, considerando anche gli stimoli esterni e l’ambiente circostante, rispettando le necessità stabilite dall’utente.

L’Homo erectus, circa un milione di anni fa’, imparò a sincronizzare e calibrare il movimento dei numerosi muscoli che sono coinvolti durante il cammino e la corsa, in posizione eretta, considerando anche gli stimoli provenienti dalla pelle dei piedi e dal sensore dell’equilibrio (apparato vestibolare). Questa importante capacità è stata acquisita e tramandata alle generazioni future attraverso l’istinto. L’uomo moderno grazie a questa caratteristica è in grado di camminare correttamente anche senza rendersene conto, anche pensando ad altro. L’inconscio autonomamente coordina tutti i movimenti.

Il bambino, impara a camminare quando ha circa un anno di età. Impara questa difficile funzione in poche ore, compie i primi passi sostenuto dalle mani della madre, e subito dopo è anche in grado di correre  verso le braccia aperte. Le difficoltà, che incontra il bambino, sono dovute semplicemente alla paura di cadere, e alla muscolatura non ancora adeguata allo sforzo richiesto dal peso del corpo nella posizione eretta. Un bambino, che è sempre stato sdraiato oppure ha proceduto carponi, riesce a camminare su due piedi in pochissimo tempo solamente perché questa funzione è già acquisita e sedimentata nel suo inconscio, basta solamente riattivarla.

Imparare a pattinare richiede, invece, lunghi allenamenti, tante cadute e molto impegno perché non è un’attività naturale che l’inconscio ha previsto.

L’inconscio non finisce mai di apprendere nuove funzioni. La persona che esegue frequentemente una determinata azione, come per esempio, guidare l’auto, sciare, nuotare, suonare uno strumento musicale, acquisisce un’esperienza che è assimilata dall’inconscio. Dopo un certo tempo tale azione sarà eseguita alla perfezione senza alcuno sforzo mentale o di concentrazione. Questa attitudine potrà essere anche tramandata ai suoi figli.

Il contenuto intellettuale dell’istinto animale o umano è come il programma software di un computer, che tramite le sue istruzioni, è in grado di gestire tutte le periferiche previste, ma solamente nell’ambito per cui è stato progettato. Quando avvengono delle situazioni non attese, la reazione incontrollata potrebbe non essere conforme e può creare dei danni. L’uomo può camminare dappertutto, ma nelle condizioni che il terreno sia abbastanza piano e consistente, non ci siano gradini troppo alti o dislivelli eccessivi, altrimenti può cadere.

L’intelligenza dell’inconscio è quindi limitata a quanto previsto dal programma. (Forse il termine intelligenza non è appropriato).

L’intelligenza della coscienza o “libero arbitrio” è invece quella intelligenza che è in grado di utilizzare a suo piacimento le varie funzioni dell’inconscio ed eseguire qualsiasi azione che l’organismo è potenzialmente in grado di compiere. Mentre l’inconscio può eseguire solo ciò ha programmato, l’intelligenza umana può realizzare qualsiasi pensiero o azione, nel bene o nel male del soggetto stesso.

L’inconscio permette di camminare correttamente, muovendo armonicamente tutta la muscolatura necessaria evitando di cadere. La coscienza stabilisce in quale direzione orientarsi, scegliendo il percorso migliore ed evitando di andare verso il burrone. 

Se l’uomo avesse solamente l’istinto, senza avere la coscienza, userebbe la capacità di camminare per soddisfare il suo bisogno immediato, andrebbe per esempio a cercare la frutta da mangiare. Poichè ha anche la coscienza e una certa intelligenza, è in grado di reprimere l’istinto e preferisce utilizzare le sue capacità per piantare altri alberi che semplificheranno la sua vita in un futuro.

Riassumendo nel corpo umano ci sono quattro strati di informazioni, posti funzionalmente uno sull’altro e dotati progressivamente di maggiore intelligenza.

Il codice genetico del DNA programma la composizione delle cellule.

L’inconscio è deputato al controllo diretto e il coordinamento degli organi vitali. Su alcuni di essi la volontà non ha il potere di intervenire (non si può fermare il battito del cuore).

L’istinto animalesco si occupa prevalentemente del comportamento rispetto agli altri (anche di altre specie) e nei confronti dell’ambiente in cui si vive.

La coscienza è invece quella parte di intelligenza che, inizialmente è vuota, acquisisce le informazioni tramite l’educazione, lo studio, l’esperienza e l’imitazione.

La domanda che mi pongo, è come si possono tramandare, da una generazione e l’altra, tutte le informazioni istintive, relative all’inconscio, tipiche della propria specie.

Una delle possibili risposte potrebbe essere che all’interno del codice genetico, il DNA, ci sia qualche particolare sequenza che può descrivere le modalità di funzionamento di un gruppo omogeneo di organi. Forse i codoni ATG potrebbero avere anche un’informazione nascosta. Il genoma è stato studiato abbastanza bene e non sembra che ci sia qualcosa del genere.

Le caratteristiche attitudinali, quelle caratteriali di tutto l’individuo nel suo complesso, che si allocano normalmente in quella parte del cervello che svolge le funzioni dell’inconscio, sono troppo articolate e complesse per essere contenute nella sequenza di un gene qualsiasi e non è possibile neanche in quello dei neuroni.

Nell’ovocita o nello spermatozoo dovrebbe quindi essere presente una lunga sequenza di particelle, forse troppo piccole da essere individuate con gli attuali strumenti, disposte in modo tale da realizzare un programma come quello di un computer. In queste cellule dovrebbe essere contenuta un’immagine del contenuto del proprio inconscio, acquisito fino a quel momento.

L’embrione, già dai suoi primi istanti di vita, quindi, dovrebbe avere una piccola “intelligenza” già carica con le informazioni delle caratteristiche attitudinali e delle numerose facoltà inconscie ereditate dai genitori.

La vera età della Sacra Sindone 1 febbraio 2008

Posted by orfeopellicciotta in archeologia, chiesa, religione, Sindone, Teologia.
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La vera età della Sacra Sindone

La Sacra Sindone, custodita presso il Duomo di Torino, alcuni anni fa, fu sottoposta a degli esami scientifici per verificare la sua autenticità. Dall’esame del Carbonio-14, si è calcolata che l’anno di produzione era da fissarsi intorno all’anno 1295-1360. Quindi, un periodo ben lontano da quello corrispondente alla morte di Cristo. Gli altri esami, sulla polvere, sul polline, le fibre e la trama del tessuto, hanno invece confermato la zona di provenienza e il periodo storico. Ipotizzando che sia un falso, gli scienziati non sono comunque riusciti a capire come possa essere stata realizzata l’impronta dell’immagine umana come se fosse una lastra fotografica.

Fortunatamente l’esito negativo del Carbonio-14 non ha comportato che la Sindone fosse gettata nel cestino, come una volgare imitazione, perché sarebbe opportuno considerare che esiste una certa possibilità di errore nella misura del decadimento radioattivo. Occorre valutare, ed eventualmente rielaborare il valore del decadimento della radioattività, in base alla scatola dove è stato custodito nei mille anni precedenti al suo rinvenimento.

La famiglia di cristiani incaricata della sua custodia, che dal giorno del prelevamento dal Santo Sepolcro, si è tramandata di generazione in generazione, tale impegno di enorme responsabilità, si sarà senz’altro prodigata al massimo affinché il lenzuolo si mantenesse nel migliore dei modi.

Avrà pensato di mettere il tessuto in un contenitore di legno. Ma dopo alcuni anni avrà constatato che non era idoneo perché non lo proteggeva dalle tarme e dall’umidità. Inoltre in caso d’incendio (caso abbastanza comune all’epoca in cui le case erano di fango e legno, e il riscaldamento era fornito dal focolare) sarebbe andato distrutto. Una teca d’oro sarebbe stata adeguata, ma il suo costo non era accessibile alle disponibilità della famiglia. Il ferro poteva andare bene, era usato prevalentemente per le armi, ma forse il piombo era ancora più economico e facilmente adattabile alle nostre esigente. Il piombo, in quel periodo, era largamente usato per produrre tubature idriche. Tra i cristiani era facile trovare un idraulico disposto a costruire in gran segreto la scatola. Il contenitore doveva essere completamente sigillato e impermeabile perché probabilmente sarebbe stato nascosto sotto il pavimento. Protetta da incendi, terremoti, furti, ed anche perquisizioni da parte delle autorità.

Forse, se la famiglia in questione era molto povera, potrebbe aver usato un semplice tubo di piombo, sigillato  su entrambi i lati, per custodire in modo eccellente, per anni, la sindone arrotolata al suo interno.

Il piombo è molto malleabile, può essere fuso a basse temperature, ed ha sopratutto la caratteristica di essere un ottimo isolante dalla radiioattività. Infatti è usato come schermo di protezione dalle radiazioni per le persone e per la strumentazione .

Il decadimento di radioattività del carbonio-14, di un oggetto chiuso e sigillato in una scatola di piombo, sarà senz’altro diverso nel caso sia custodito in una teca di legno o di vetro. Sarebbe opportuno rivedere i calcoli.

L’età della Sindone potrebbe, quindi, risultare molto più antica di quanto è stato finora calcolato, ignorando tutti i possibili contenitori nella quale è stata custodita in questi secoli.