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Aborto 15 gennaio 2009

Posted by orfeopellicciotta in chiesa, diritti umani, eutanasia, Filosofia, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, vita umana.
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L’aborto è un omicidio o un atto terapeutico?

L’aborto per definizione è l’interruzione prematura della gravidanza, con la conseguente morte del feto. Esso può avere cause naturali, provocato da una malattia o da un trauma, ma in certi casi è premeditato.

Quest’ultimo caso, a prescindere dalle motivazioni che lo hanno determinato, è molto criticato, per alcuni è considerato un vero e proprio omicidio.

Le motivazioni che inducono una donna a compiere un’azione del genere sono solitamente molto gravi, anche drammatiche. Ci sono casi in cui il feto è il risultato di uno stupro di cui si vogliono cancellare i ricordi. In altri casi le condizioni economiche o sociali non permettono di mantenere il futuro bambino, oppure la madre è troppo giovane o addirittura adolescente. Un caso abbastanza comune è quello in cui il feto presenta delle alterazioni genetiche talmente gravi che potrebbero renderlo infelice e sofferente per tutta la vita.

In altre occasioni la motivazione dell’aborto, un po’ banale, è perché la maternità potrebbe compromettere la carriera lavorativa.

La questione si può riassumere con la seguente domanda:

E’ giusto procurare la morte a un feto in evoluzione per uno dei motivi elencati in precedenza?

Quanto vale la vita del feto rispetto al valore del benessere della madre, della famiglia o della società che lo deve accogliere?

Per un credente la vita è sacra, perché dotata dell’anima, quindi il suo valore è infinito e non può essere mai soppressa, in nessuna occasione, in nessun caso.

Per i laici, il valore della vita è quantificabile, quindi si può stabilire quando e quanto una vita è più importante dell’altra.

Da ciò si deduce che sono necessarie due risposte diverse, secondo l’interlocutore che si ha di fronte.

Le due risposte saranno diverse solamente nelle argomentazioni e nella forma ma, nella sostanza, convergono nella stessa direzione, perché la verità e la giustizia è una sola.

Per convergere, ovviamente è necessario che l’interlocutore sia disponibile ad ascoltare, che non rimanga fermo ai propri pregiudizi e alle filosofie pre-costituite non supportate dalla logica e dalle esperienze.

La mia risposta ai credenti è ampliamente trattata nel libro “Dio dell’Universo”, nei capitoli che riguardano l’anima.

Feto

Fortunatamente nel corso dei secoli, a seguito dell’evoluzione economica e sociale, il valore della vita e della dignità umana è aumentato considerevolmente. Fino a pochi anni fa la pena di morte era applicata ufficialmente nella maggioranza dei paesi. Nel 1700 la schiavitù era ancora ammessa in alcuni stati considerati civili. Durante le guerre del secolo scorso la vita dei soldati era considerata spendibile, e al termine delle battaglie i morti si contavano tranquillamente a migliaia.

Fortunatamente l’evoluzione sociale ha permesso di acquisire il grande valore dell’uomo, come individuo. Un tempo si era rassegnati davanti alla morte e alla malattia, si poteva tollerare e giustificare qualche aborto, ma ora dobbiamo considerare il problema con un’altra ottica e cercare le soluzioni che un tempo non erano impossibili.

Lo sviluppo della scienza, in particolare la medicina, delle istituzioni economiche e sociali permette di raggiungere un certo benessere e allungare le aspettative di vita. La scienza mette a disposizioni delle opportunità per migliorare la qualità della vita rispetto a ciò che consente la semplice vita naturale.

La società ha l’obbligo di evolversi e di migliorarsi continuamente, perciò per mantenere il livello raggiunto e per garantirsi tale prerogativa può essere necessario obbligare i cittadini ad un comportamento (igiene, educazione, qualità) che in altre nazioni potrebbe essere considerato inconcepibile.

Nei paesi poveri, non ancora civilizzati, dove la medicina non ha raggiunto i progressi delle nazioni occidentali, i dottori sono costretti a “lasciar morire” i loro pazienti più gravi. Viceversa il medico di una clinica moderna deve usare tutte le tecniche, che il progresso e lo Stato gli consentono, per aiutare il paziente a superare la fase critica e ritornare alla vita quotidiana per proseguire la propria evoluzione sociale, economica e sentimentale.

La scienza e la civiltà ci consentono di svincolarci, parzialmente, dalle necessità puramente materiali della sopravvivenza cui la natura ci obbliga, e di conseguenza consentono di evolverci dal punto di vista sociale e intellettuale. Lo scopo della vita sulla Terra non è semplicemente quello di vivere o sopravvivere più a lungo possibile, ma quello di acquisire coscienza e conoscenza, sia individuale sia collettiva.

Il divertimento e il godimento non sono lo scopo della vita, ma delle parentesi piacevoli che compensano gli eventuali e inevitabili giorni tristi e dolorosi, che aiutano a proseguire nel percorso quotidiano.

Il valore della nostra vita è proporzionale a quanto siamo in grado di evolverci e migliorare. Il riscontro non deve considerare solamente quanto stiamo realizzando in questo momento, ma anche a quanto potremmo realizzare in un prossimo futuro. La persona più umile e ignorante, che sta educando un bambino che in futuro diventerà uno scienziato, sta in realtà compiendo un grande servizio all’umanità ed è quindi molto apprezzabile.

I nostri pensieri, le decisioni importanti devono essere proiettate verso il futuro. Lo studio del passato è utile solo dal punto di vista accademico, per non ripetere gli stessi errori, ma non può essere cambiato. Anche sul presente non si riesce ad intervenire. Possiamo agire solo sul futuro. Le azioni di oggi devono essere orientate per il futuro, devono essere lungimiranti.

Quando devi giudicare una persona, devi giudicare il suo possibile futuro e quali saranno i suoi rapporti con la società e quanto sarà utile o dannoso agli altri. Il male che eventualmente ha arrecato a te o gli altri è ormai passato e non puoi più modificarlo. Puoi intervenire solo sulle conseguenze future.

Dovrai essere disponibile a perdonare il passato, ma dovrai essere esigente per il futuro.

Quando è in repentaglio la vita di un feto, un bambino, una persona adulta o di un vecchio, la società moderna ed evoluta deve fare quanto è possibile per risolvere il problema, tenendo nella giusta considerazione la qualità e la quantità di futuro su cui si va ad intervenire.

Poiché il feto non è in grado di parlare e difendersi in sede processuale, desidero prendere le sue parti.

La legge attuale considera il feto sotto una certa età, quando i suoi organi non sono ancora ben formati, come un semplice ammasso di cellule senza intelligenza e sensibilità. Il feto in questo stato non è considerato una persona, e quindi non è degno dei diritti che solitamente si concedono agli esseri umani.

Giudicare una persona, ed eventualmente condannarla a morte, solamente in base a quello che è in quel determinato momento non è affatto giusto. Occorre considerare anche quello che potrebbe essere in futuro, ciò che potrebbe diventare. Un feto davanti a sé ha delle grandi prospettive, ha davanti a sé tutta una vita da trascorrere e grandi possibilità, ha quindi un grande valore sociale.

Per rendersi conto della gravità di tale giudizio, pensate alla vostra reazione quando qualcuno volesse sopprimervi perché in un determinato giorno, in seguito ad un incidente o una malattia temporanea, non foste più utile alla società o addirittura considerati un peso. La vostra difesa si baserebbe sul fatto che dopo la guarigione sareste di nuovo efficiente e grande lavoratore.

Perché per il feto ci assumiamo questa responsabilità, questa decisione irreparabile e definitiva? Perché il futuro bambino è considerato una proprietà della madre e non un componente della società?

Ovviamente, se il neonato è parte della società, è questa, con le proprie istituzioni, che deve farsene carico, quando la madre non ha la possibilità di assolvere i propri doveri.

Tornando ai vari casi di aborto, la madre non deve essere costretta a sopprimere il feto, quando ci sono delle coppie sterili che potrebbero prendersi cura del nascituro ed adottarlo.

Da una parte abbiamo una donna disperata, sola, senza soldi, e con un figlio di troppo.

Dall’altro lato ci sono coppie senza figli e con molte disponibilità economiche.

Per risolvere molti dei problemi relativi ai casi di aborto basterebbe creare un’istituzione che faccia incontrare le parti in causa e consentire che si possano aiutare reciprocamente.

Il feto, colpito da una grave malattia genetica o che presenta delle gravi malformazioni, ha una vita futura molto limitata e di bassa qualità. In questo caso l’interruzione della gravidanza è un atto di pietà, è un modo di evitare una vita di inutili sacrifici e sofferenze. 

Leggi anche il precedente articolo:  Eutanasia

 Non sono in grado di dare un consiglio per quei casi in cui l’aborto è motivato da esigenze di carriera o altre ragioni particolari.

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Commenti»

1. francesco - 19 gennaio 2009

Mi è piaciuto il modo poco ideologico con cui hai difeso la tua tesi.
Ma io estenderei il credito di potenzialità anche a chi, essendo nato con difetti genetici o con malattie, probabilmente non darà mai contributi di tipo conoscitivo alla società. Probabilmete non la farà mai “evolvere”, come dici tu.

Un punto su cui non sono d’accordo è che per me l’individuo non appartiene alla società (nel senso che non è sua proprietà) , perchè la società non lo ha fatto, non l’ha costruito. Quindi attribuire diritti di vita e di morte alla società mi pare un atto di puro arbitrio. Semmai una società, degna di questo nome, dovrebbe accoglierlo e fornire alcuni strumenti per sviluppare le sue potenzialità.

Dato però che la soluzione dev’essere di tipo normativo, e non filosofico, il problema vero in questo come in qualunque altro caso è chi decide.
Chi fa le leggi? A chi spetta l’ultima parola?
E’ questa la radice vera, la causa, di tutti i problemi che si possono definire “sociali”.

Se esistesse un meccanismo decisionale democratico, ogni individuo componente la società avrebbe lo stesso potere decisionale ed avrebbe anche la possibilità di esercitare tale porzione di potere.
In questo caso sarebbe garantito l’interesse della maggioranza.
Nel nostro caso, invece, una piccola minoranza detiene il potere e lo esercita in modo esclusivo, facendo nient’altro che i propri interessi a scapito di quelli generali.
E’ questa la radice di tutti i mali della società ed è su questa realtà che varrebbe la pena portare l’attenzione per cercare di cambiare le cose.

2. Loredana - 25 agosto 2015

L’aborto non solo uccide un essere vivente, e qui rientriamo nel discorso di fare come Dio, cioè poter decidere della vita o della morte di un altro essere vivente, ma crea danni anche alla donna che abortisce, sia nel caso in cui la veda come una pratica di routine(risponde all’esigenza : non ho soldi, non ho tempo , ecc) sia come pratica terapeutica (il feto non potrà essere un essere sano quindi non sarà felice e \o utile).
Nel primo caso si crea un intorpidito dei sentimenti, nell’altro caso sarà una ferita sempre aperta. Dire che un essere umano non è utile perché non efficiente non ha alcun senso. Pensiamo alle tante testimonianze di famiglie felici per aver potuto avere con sé una persona disabile fisicamente ma piena di amore e gioia di vivere. Non tutto dovrebbe essere calcolato secondo i nostri parametri sociali e culturali. Sicuramente in certi casi l’adozione potrebbe essere la giusta alternativa.


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