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Lo scopo della vita (parte 2) 3 novembre 2008

Posted by orfeopellicciotta in evoluzione, fenomeni paranormali, Filosofia, paranormale, Pensieri, religione, Riflessioni, Teologia, Uncategorized, vita umana.
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La definizione dello scopo della vita è difficile sia da descrivere sia da comprendere. Il precedente articolo “Lo scopo della vita” potrebbe non essere stato sufficientemente chiaro, perciò per semplificare il concetto mi avvalgo del paragone con un’automobile. L’auto è un oggetto, relativamente complesso perché è composto di molti pezzi integrati fra loro. In aggiunta la similitudine con un oggetto meccanico non ci coinvolge emotivamente e non fa scattare i pregiudizi che potrebbero compromettere la piena assimilazione dei concetti che intendo esporre.

Immaginiamo una ruota posta su un tavolo. E’ una bella ruota, perfettamente rotonda, realizzata con materiale in lega leggera, uno pneumatico bello gonfio, con i solchi del battistrada leggermente consumati dall’uso. La ruota ha anche un largo foro centrale, e quattro buchi più piccoli, posti ai quattro lati di un ipotetico quadrato. C’è anche una valvola per gonfiare la gomma, protetta da un piccolo cappuccio di plastica che si avvita sulla valvola stessa.

Scopo della vita_2

Osservando questo cappuccio mi sono ricordato che un giorno ne ho visto uno uguale, in terra accanto al marciapiede della strada vicina a casa. Quel giorno mi sono domandato a cosa servisse quello strano oggetto, dall’apparenza insignificante, e per quale motivo si trovasse sull’asfalto. In pratica mi sono domandato quale fosse lo scopo di quell’oggetto di cui non sapevo neanche il nome. Finalmente, ora, dopo aver costatato la sua allocazione, in un oggetto più grande, ho capito che la sua funzione è di proteggere la valvola di gonfiaggio, perché altrimenti questa si potrebbe intasare con il fango e diventare inutilizzabile.

Perché è così importante proteggere la valvola, cosa potrebbe succedere di così grave se la gomma rimane sgonfia?

Posso anche dedurre che si trovava lungo la strada perché era accidentalmente caduta da una ruota che rotolava lungo la Via Collatina, ma non capisco per quale motivo le ruote rotolano lungo le strade della città.

Osservando le cose da un livello più alto, con una visuale più ampia, si possono capire meglio le ragioni delle cose e gli avvenimenti della vita di ciò che è posto a una quota più bassa. Si può capire a cosa serve il cappuccio, la valvola e il battistrada.

Rimane comunque da comprendere la ragione della presenza del foro grande centrale e i quattro piccoli laterali.

Conoscendo e osservando solamente la ruota non si può capire quale sia lo scopo della sua esistenza nel mondo, quale sia la sua utilità, cosa diventerà in futuro, perché è stata realizzata e da chi.

Ho deciso quindi di analizzare la questione e mi sono documentato con un’approfondita ricerca. L’oggetto che stavo esaminando era il frutto di una lunga evoluzione tecnica che si è protratta in migliaia di anni. Anticamente la prima ruota era di pietra, dopo con l’evoluzione della tecnica è stato possibile realizzarla di legno, dopo molti secoli è stata alleggerita utilizzando i raggi, solo successivamente è stata ricoperta di gomma per renderla più comoda e meno rumorosa. Anche per le ruote, come per tutti gli esseri viventi, si può applicare il principio della diversità, infatti, esse possono essere di varie dimensioni, larghe, strette, alte, differenti colori e materiali, e con il battistrada di vario tipo.

L’unico modo che mi rimane per chiarire il mistero dello scopo della vita della ruota è di capire la ragione della presenza dei fori (di fissaggio). Poiché anche per le parti meccaniche, come per tutti gli esseri viventi, vale il principio dell’accoppiamento, si può ritenere che tali fori sono necessari per collegarsi a un altro oggetto. Si tratta, quindi di cercare e trovare nel mondo quell’oggetto che si può accoppiare con esso e che quindi presenta il mozzo che si può adattare perfettamente. Trovando l’oggetto che si accoppia con la ruota, posso realizzare la funzione al livello superiore, e forse capire la destinazione finale.

Non mi rendevo conto che, anche dopo aver trovato l’asse che si adattava alla ruota, il mistero sarebbe rimasto comunque perché sarebbe mancato l’avantreno, lo sterzo, il motore, i sedili, la carrozzeria e tante altre cose che si sarebbero perfettamente adattate l’una con l’altra.

Se avessi potuto vedere, anche solo per un attimo, un’automobile completa, avrei immediatamente intuito tutta la situazione. Dall’alto posso capire facilmente lo scopo e la funzione di tutti gli elementi che compongono un insieme, ma dall’interno non ho mai la visibilità sufficiente, e ogni passo richiede un grande studio e impegno.

Mi sorge un dubbio amletico.

E’ stata la necessità dell’automobile a determinare la creazione della ruota e i relativi accessori?

Oppure è stato un accessorio come il cappuccio che accoppiandosi con la valvola e le altre parti della ruota stessa, e poi questa ricercando i suoi simili sparsi nel mondo e unendosi opportunamente con altri pezzi meccanici, ha realizzato alla fine l’automezzo?

La prima ipotesi richiede che ci sia una certa forma d’intelligenza in grado di progettare l’automobile nel suo complesso, e in base alle caratteristiche richieste, realizzare tutte le sottoparti che si accoppiano in modo armonico. Questo metodo prevede che prima si stabilisca la finalità e la funzione del sistema che si vuole realizzare, dopodiché si può avviare la costruzione, iniziando dalle parti più piccole e procedendo a passi alla produzione dei pezzi sempre più grandi e complessi.

Questa ipotesi filosofica è normalmente conosciuta come “Disegno Intelligente”.

Secondo questa filosofia, ogni singola parte, anche la più piccola, è stata progettata e realizzata con lo scopo primario di garantire le prestazioni finali al sistema complesso che la comprende e quindi ha senso solo al suo interno. Per questo motivo il banale cappuccio protettivo è in realtà importante perché, se si presentano determinate circostanze, si può fermare il viaggio dell’auto.

La seconda ipotesi è conosciuta come “Evoluzione naturale”, e sostiene che un piccolo elemento accoppiandosi casualmente con gli altri simili vicini, può dopo un numero infinito di tentativi, realizzare un sistema più complesso. La selezione naturale provvederà automaticamente a escludere le combinazioni fasulle lasciando in vita solamente quelle valide e in grado di accoppiarsi con altri elementi più grandi e procedere quindi verso il sistema complesso. Le auto che casualmente saranno prive del cappuccio finiranno con l’essere rottamate, e rimarranno in circolazione solamente quelle perfette.

Dopo questa deduzione mi sembra chiaro che la tesi del Disegno Intelligente è più coerente e attendibile di quella dell’Evoluzione Naturale.

Il paragone con l’automobile è perfettamente compatibile con gli esseri viventi. Anzi essendo questi molto più complessi di un qualsiasi macchinario è inconcepibile considerarli frutto di una casuale evoluzione.

L’essere vivente e i prodotti elettromeccanici sono fondamentalmente realizzati con gli stessi componenti di base, cambiano solamente le percentuali, soprattutto per la presenza dell’acqua che per i primi è in proporzioni elevate (70-80%), mentre negli altri è quasi assente.

Non si può affermare che il Disegno Intelligente non è applicabile agli esseri viventi perché hanno l’acqua all’interno.

Dopo questo lungo ragionamento possiamo capire lo scopo della vita umana?

Se il Disegno Intelligente è confermato significa l’evoluzione dell’Uomo non è ancora terminata, ma deve proseguire verso l’assimilazione dell’intero Universo, soprattutto verso quella parte ancora oscura.

Per comprendere lo scopo della vita umana è necessario avere la visione più ampia e osservare tutta Natura sul pianeta Terra e anche dell’Universo. Attualmente tali visioni possono essere solamente intuite o dedotte da ragionamenti filosofici, perché la scienza non ha ancora raggiunto sufficienti conoscenze.

La strada da percorrere per la ricerca però può essere individuata osservando la vita dell’Uomo e le sue interazioni con gli altri esseri viventi o la materia, ma soprattutto studiando i suoi punti di connessione che sono rimasti non collegati e che presentano aspetti misteriosi.

L’uomo possiede un “sesto senso”, che lo collega ad una dimensione infinita, fuori del tempo, che consente di vivere particolari fenomeni, attualmente considerati paranormali, che la scienza odierna non riesce a spiegare, ma che lasciano intravedere la possibile esistenza di altre entità o altre dimensioni.

Il sesto senso nell’uomo è come la presenza delle forature sulla fiancata della ruota, che non si riusciva a capire a cosa servissero finché non si trovò quella parte di auto che aveva le corrispondenti connessioni.

Cercando l’Aldilà potremo conoscere lo scopo della nostra vita e di tutta l’umanità.

In conclusione lo scopo della vita umana è quella di proseguire la sua evoluzione culturale e sociale, assimilando sempre maggiori parti dell’umanità e della natura, tendendo a comprendere anche le parti dell’universo accessibili.

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Commenti»

1. Tita - 3 novembre 2008

Mmm…preferisco quando parli senza metafore…d’altronde con esse si può dimostrare tutto e il contrario di tutto, filosofare fuori dai denti è sempre più difficile ma anche più interessante…

2. Ferruccio De Santis - 12 novembre 2008

Bravo Orfeo!,
questo articolo è proprio superlativo. Anche se c’è molto Bergson, e forse sarebbe stato meglio citarlo.

3. piter - 12 novembre 2008

è interessante, ma dobbiamo avere necassariamente un fine…?
porsi questi quesiti, vuole dire molto tempo libero disponibile complimenti.

4. aldo - 14 novembre 2008

il cappuccio della ruota ha uno scopo. Va bene!Lo si capisce dopo aver visto l’insieme. Lo scopo dell’uomo non lo si capisce perchè non vediamo l’insieme. Siamo daccapo. Non conosciamo il fine di tutto. Non possiamo vedere le cose da più in alto. E poi questo fine potrebbe anche non esserci!
Noi costruiamo i cappucci perchè ci servono. Crescono gli uomini , cioè i bambini perchè alle mamme piace avere dei figli.Basta ! finisce così. A proposito di disegno intelligente. Perchè Plutone ed i suoi consimili girano così stupidamente da 3000 anni ? Sono 3000 o di più. E’ inutile dire che c’è uno scopo.

5. Benedetto Supino - 29 novembre 2008

La vita un senso non ce la.

6. nino2008 - 13 gennaio 2009

nella vita puoi trovare tutto, e il contrario di tutto, e come la quantista ha sconvolto la meccanica e la fisica tradizionale, il nuovo risveglio dell’uomo, sconvolgerà i vecchi convincimenti umani, come? si scoprirà solo vivendo, e non è detto cha la nuova dimenzione possa piacere ad un vecchietto come me.

7. humanbeing - 2 marzo 2010

Lo scopo di ugni cosa, coincide con il fine che giustifica la sua esistenza, lo scopo del tappo è di proteggere la valvola della ruota, che sua volta, la ruota, ha lo scopo di …
Vivere la vita “facendo”, non dà alcuna ipotesi di quale possa essere lo scopo, ossia il fine che giustifichi il nostro esistere!
Tante parole senza provare a ipotizzare, risulta essere oltre che presuntuoso, anche inutile.

8. Federico - 25 febbraio 2011

per me, lo scopo, se vogliamo crederci, ma ci sono valide ragioni, è realizzare quella vita originale detta Eden. Non c’entra nulla con la società, la politica, la pace o la guerra, le case, gli affari é una vita in se stessa
Oltre a questa ragione sento possibile una sorta di coopereazione col creatore , difatti nell’imopegno necessario per l’Eden che è nella essenza( perlomeno secondo la mia esperienza) il frutto di liberazione profonda della mente e un successivo elevamento della coscienza, si può osservare una risposta positiva della natura vegetale, anuimale e del clima-tempo, come dire che il nostro impegno in questo senso pernmette di attuare maggiormente nella natura intorno qualità più coerenti con la vita e che sentiamo più proprie della realtrà creatrice: Dio
E’ una risposta un pò profonbda, ma io non saprei che altro dirVi, cerchiamo all’infinito con una infinità di risposte e di dubbi che rimangono, ma una risposta molto esauriente la avrete qui.

9. Johnk67 - 12 agosto 2014

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10. Federico - 18 agosto 2014

io personalmente credo che per poter capire lo scopo della vita anzitutto occorre capire cosa è la vita e questo credo che pochi lo hanno capito..sta scritto in antichi testi ai quali nessuno è disposto credere fino in fondo , sono visti come una favola..ma non sono affatto una favola ..la vita vera si si chiama Eden o paradiso della terra…. che non è un luogo ,ma è una nostra condizione di essere, di coscienza in questa terra ….il frutto di una purificazione della mente e di contestuale elevazione della cosciena. Capita cosa è la vera vita ..non c’è più alcun bisogno di scervellarsi per tentare di descrivere lo scopo della vita .
A me è capitato ed onestamente debbo dirlo e saprei come reiterare ,ho trovato nella mia vita una persona che ha avuto la mia stessa esperienza ,e penso che molti altri abbiano conosciuto questa esperienza di esistenza , ma stranamente quando ne ho parlato con qualcuno all’oscuro anche mostrandomi disposto ad indicare come ero riuscito cioiè la via o almeno una per questa esperienza,( è capitato anche con persone colte che hanno scritto sulla Stampa articoli sulla ricerca dell’Eden )..ebbene quando si viene al dunque …..silenzio assoluto … si devia.. ci si estranea .. ci si defila…. come ti pensassero pazzo o come si trattasse di anadre su marte , altri invece amano scrivere fiumi di parole proprio sull’Eden ma rifiutano di ascolatre come si può fare l’esperienza. Per l’Eden le parole non contano proprio nulla …è solo il frutto di un profondo lavoro su noi stessi …Eden è la realtà più vera e profonda di noi stessi e della nostra esistenza terrena, è la vita vera e non c’è da desiderare alcuna altra cosa , alcuna altra spiegazione della vita..li nell’eden si spiega tutto .

Vorrei lanciare questo messaggio perchè si possa capire che sui temi esistenziali profondi copme è anche la ricerca di DIo, la riscoperta della natura Divina , il nostro io ed il nostro essere non contano tanto le parole né i concetti, la mente non potrà mai capire prima e l’unica cosa che conta è l’applicarsi personalmente per giungere all’esperienza ..o così o si rischia di illudersi pacando magari la mente, ma mai soddisfacendola profondamente.sopratutto poi è il cuore e l’animo che non si riescono a sddisfare .

Non ho detto nulla che possa realmente servire allo scopo, ma solo un messaggio ,un avviso che chi vuole veramente capire allora deve accettare di impegnarsi in un lavoro su se stessi ..dove e come fare questo lavoro sono altro argomento…ho fatto un piccolo blog che “ovviamente” non sembra interessare molto la gente, ma per chi capisce allora potrebbe essere ben diverso

Federico


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