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Il valore della vita umana 27 febbraio 2008

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, Filosofia, Politica, religione.
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Senz’altro ricordiamo le drammatiche scene dei film in cui c’è una nave che affonda mentre i passeggeri si accalcano alle scialuppe di salvataggio. Il capitano, però ricorda che la legge internazionale prevede che, in questi casi, i primi a salire sulle scialuppe devono essere i bambini e le donne. La legge e l’etica, stabilisce, quindi, nei casi d’emergenza, delle differenze del valore della vita delle varie persone, e le relative priorità. Il fattore discriminante è la continuità della specie, garantita dalle donne, e la prospettiva di vita futura, assicurata dai bambini. Nei casi d’emergenza non esiste la possibilità di discutere e valutare le varie priorità; non si può decidere se è preferibile salvare una donna vecchia e malata o un giovane, non più bambino, forte e capace. La scelta in questi casi deve essere grossolana ma repentina.

Quello che mi preme precisare, che è moralmente accettabile la valutazione sul valore della vita umana. Sono, quindi, ammesse le differenze fra le persone secondo l’età e il sesso, ma soprattutto il metro di valutazione è secondo l’utilità nei confronti della società civile, per il suo mantenimento e il suo sviluppo.

Il valore della vita umana non è quindi un termine assoluto ma relativo, e può essere confrontato con quello degli altri.

Assodati questi principi, quando non c’è l’emergenza, si possono fare delle valutazioni e delle comparazioni più accurate. Tra una giovane donna assassina e un uomo onesto ma anziano, come possiamo scegliere a chi dare l’unica ciambella di salvataggio? Nei confronti della società, vale più l’età, il sesso, la saggezza, o l’onestà?

Le leggi della società dovrebbero stabilire le doti e le virtù che la comunità apprezza e si aspetta che i cittadini cerchino di perseguire. Il problema, molto difficile da risolvere, è quello di fornire un punteggio positivo a ciascuna di queste doti, e il corrispondente punteggi negativi nei casi difetti o mancato rispetto delle regole.

Il cittadino che si comporta male, ossia che svolge azioni contrarie allo sviluppo e alla felicità della società, dovrebbe essere punito e valutato con una certa classificazione. Analogamente, il cittadino che svolge un comportamento corretto a favore della comunità, dovrebbe avere un corrispondente punteggio di valore, che magari gli permette di ottenere anche dei vantaggi d’ordine pratico.

L’adozione di questi criteri dovrebbe favorire e incoraggiare il comportamento corretto dei cittadini. L’intera società ne sarebbe avvantaggiata.

La società umana si è organizzata nel corso dei secoli per migliorare la propria situazione economica, e per il benessere psico-fisico, cercando infine di raggiungere la felicità. Tutte le azioni contrarie a questo obbiettivo sono da ritenersi negative, e comportano una valutazione negativa di colui che li persegue.

Il valore della vita umana non è costante nel tempo, e cambia in base al proprio comportamento. Non dipende da ciò che si è ma da ciò che si fa.

Per dare un’idea al lettore posso elencare alcuni criteri di valutazione, basati sulla mia esperienza:

Valori negativi: omicidio, furto, corruzione, disonestà in genere, evasione fiscale, egoismo.

Valori positivi: donazione organi, salvataggio di persone, lavoro imprenditoriale, maternità/paternità, lavoro d’assistenza, altruismo.

Qualsiasi persona, dal punto di vista laico, è quindi, sottoposta alla valutazione e alla critica per il proprio operato, ma il credente sarà obbligato ad un contegno più impegnativo, perché dovrà rispondere anche davanti a Dio, per il suo comportamento dal punto di vista religioso. Il rispetto degli ordini divini comporta la felicità nell’Aldilà, analogamente a quelli civili che determinano una società serena.

La famosa frase di Edoardo De Filippo “gli esami non finiscono mai” rimane sempre valida e attuale.

Siamo quindi, e lo saremo sempre, sottoposti al giudizio di qualcuno. Siamo obbligati al rispetto delle regole e delle leggi, siano esse civile o religiose, anche se questo determina una limitazione della nostra libertà.

La vecchia regola che sancisce: “la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri” non è sufficiente, perché troppo limitativa.

Il confine della mia libertà deve considerare tutta la società civile, presente e futura, e anche l’ambiente animale e vegetale. Il mio comportamento deve essere in sintonia con l’obiettivo al quale è orientato tutta la comunità.

Consideriamo che l’obiettivo coinvolge una comunità in costantemente espansione, con l’ampliamento delle nazioni, dei mercati e per l’effetto della globalizzazione. Qualche secolo fa l’interesse era limitato solamente al nostro paese, ma ora è diventato un nostro obbligo morale occuparci anche della situazione economica e sociale della gente che abita in altri continenti.

L’uomo quindi non è completamente libero, soprattutto non deve essere libero di provocare direttamente o indirettamente del male alla società.

Il costo della felicità, e del benessere collettivo, è pagato da una limitazione della libertà (e felicità) individuale.

La legislatura ha il compito definire i contorni di tali limiti, ma la mia idea è che dovremmo stringere un po’ di più la libertà personale per ottenere maggiori vantaggi per tutta la società, che poi saranno goduti di riflesso anche a livello personale.

Il giudizio espresso nei nostri confronti sarà valutato in conformità a quanto siamo rispondenti a questi criteri, sarà tanto più positivo quanto più lavoriamo per il raggiungimento dell’obiettivo della comunità.

Il nostro valore, aumenta proporzionalmente con la capacità di limitare la nostra libertà, e in particolare di quanto siamo capaci a limitare i nostri istinti animaleschi, il nostro egoismo, per favorire la nostra collettività.

Quando si considera solamente il tempo presente, il giudizio in merito al valore della persona è dato dalla valutazione di quanto si impegna attualmente per il bene della società, ma nei casi in cui dobbiamo scegliere a chi dobbiamo fornire la ciambella di salvataggio è necessario valutare la persona nel tempo futuro. In tal caso il valore del bambino, che nel tempo presente è molto minore a quello di un adulto, se si considera il futuro acquista una grandissima potenzialità. Non si può escludere che un qualsiasi bambino, in un futuro, non possa diventare un grande personaggio o scienziato.

Il valore che un bambino potrà raggiungere in un futuro dipende però dalla società stessa, da quanto sarà in grado di educarlo e da quante risorse sarà in grado di fornigli durante lo sviluppo. 

L’uomo non deve essere considerato come un individuo, ma invece come un componente di una società; è un punto di connessione di una grande ragnatela che avvolge tutto il mondo.

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Commenti»

1. Anonimo - 28 marzo 2012

IL valore della vita umana non è relativa, la vita VALE SEMPRE non in funzione della “resa” sociale. La felicità quella vera, non limita quella altrui anzi desidera ampliarsi. il valore della vita umana è costantemente elevato da quando è nato Cristo!


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