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Il limite della Vita e della Morte 15 febbraio 2008

Posted by orfeopellicciotta in diritti umani, Filosofia, Politica, religione.
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l limite della Vita e della Morte

La scienza medica ha convenuto che un individuo è da ritenersi clinicamente morto, nel momento in cui lo strumento che misura la sua l’attività celebrale, l’elettroencefalogramma, presenta un andamento piatto.

Da quel momento è possibile provvedere ad un eventuale espianto degli organi. La cessazione dell’attività polmonare o cardiaca non è fondamentale per la sopravvivenza perché può essere sostituita dalle macchine, o da altri organi trapiantati. La cessazione dell’attività celebrale, che attualmente non è possibile sostituire artificialmente, fa perdere l’individualità della persona, non è più se stesso, e solamente in tale momento l’uomo cessa effettivamente di esistere.

La scienza quindi considera la capacità di pensiero la caratteristica fondamentale e peculiare della vita umana. Anche la filosofia è d’accordo con tale definizione, perché ha sempre ritenuto questa facoltà come fondamentale per la distinzione tra gli animali e gli altri esseri viventi. L’uomo senza la capacità di pensiero, di ragionamento, di sentimenti, perde lo stimolo alla ricerca della conoscenza, perde la voglia di vivere e di evolversi; in pratica non è più un uomo vero.

Riassumendo, nell’ambito della natura umana, abbiamo vari tipi di vita:

Materia Inorganica – (No Vita) composta dalla materia allo stato elementare ed anche composta sotto forma di molecole o amminoacidi;

Vita biologica – tipica di ogni essere vivente unicellulare, dotato di DNA, composto anche di batteri e di virus. Riproduzione per duplicazione;

Vita animale – riguarda un organismo complesso e autonomo, suddivisa tra maschi e femmina. Riproduzione sessuale;

Vita celebrale – relativa ad organismi animali, abbastanza evoluti da possedere un cervello che coordini la propria vita a livello istintivo;

Vita consapevole – relativa ad animali che hanno coscienza e consapevolezza di se. Riguarda l’uomo e forse qualche animale evoluto.  

Vita sociale – relativa all’educazione allo studio, al comportamento verso gli altri componenti della stessa specie, la società e le istituzioni. Questo stato è sicuramente ed esclusivamente appannaggio dell’uomo.

Questi vari tipi di vita, sono sovrapposti uno sull’altro, e coinvolgono progressivamente organismi sempre più complessi. La vita consapevole è quella tipica del genere umano, che ha la coscienza di se, della sua esistenza, è in grado di fare delle scelte ragionate, è suscettibile di sentimenti; questa è la caratteristica principale che lo distingue con i semplici animali.Il passaggio tra lo stato di materia e il primo stato di vita presenta una grande discontinuità, di cui non sono ancora chiare le modalità di passaggio. Una vita già formata può assorbire le risorse dalla materia, per rafforzarsi, crescere e duplicarsi.  Viceversa non sembra possibile che una parte della materia riesca ad organizzarsi per diventare una qualsiasi forma vitale.I passaggi tra le varie forme vitali, specialmente dalla nascita in poi, sono abbastanza sfumati e progressivi, dove spesso è abbastanza difficile distinguere uno stato dall’altro (vedi figura in fondo).

Le fasi della morte sono viceversa abbastanza chiari e definiti, perché sono veloci, e sono stati studiati e misurati in modo strumentale. La malattia provoca la perdita o la riduzione dei rapporti sociali, perché limita le relazioni umane e i movimenti. Il coma impedisce la coscienza e la consapevolezza di sé e del proprio corpo; rimane solamente quel  tipo di vita che definiamo vegetale, istintiva; il cervello comanda solamente le funzioni vitali (respirazione, ecc). Dopo la vera morte, le cellule non essendo più alimentate cominciano ad andare in decomposizione, rimangono i batteri ad effettuare la conversione, lasciando materia inorganica come scarto.La vita biologica, in pratica, è sempre presente, quasi infinita, perché è acquisita dai nostri genitori nel momento della nascita, può essere custodita presso lo spermatozoo o l’ovulo, e viene ceduta in modo definitivo ai batteri, durante la decomposizione del cadavere. Attraverso questi microrganismi ritorna in circolo, nella terra, a disposizione del mondo.

Considerando quindi che, sia la scienza sia la filosofia, sono d’accordo per stabilire quando la vita finisce, devono essere altrettanto d’accordo per stabilire il momento dell’inizio della vita, adottando gli stessi criteri.

Quindi la vita umana, quella dell’individuo sociale, inizia quando comincia l’attività celebrale, mentre la vita biologica o animale è iniziata molto prima; nel momento del concepimento.

Forse si può precisare che in realtà la vita biologica è sempre stata presente, perchè anche gli ovuli femminili e gli spermatozoi maschili, prima d’incontrarsi, erano da considerarsi a tutti gli effetti esseri viventi. Come d’altra parte, dopo la morte, durante la decomposizione del corpo, i processi biologici continuano a livello batterico.

Con l’incontro degli spermatozoi con l’ovulo, avviene la fusione e la composizione del DNA, la cellula risultante ha le caratteristiche biologiche del futuro individuo, ma è priva ancora della caratteristica primaria umana.Nelle prime fasi embrionali, prima dell’inizio dell’attività celebrale, quindi il feto può essere considerato come un animale, un organo qualsiasi. Dopo quel momento sarà considerato come una persona, e quindi detentore di tutti i diritti attribuiti alle persone viventi.

Poiché l’inizio dell’attività celebrale non sarà repentina, ma aumenterà progressivamente nel tempo, dobbiamo saper accettare che anche l’acquisizione dei diritti, il valore di umanità, non sarà istantaneo, ma crescerà gradualmente. Non tutti i feti, quindi, sono uguali, come non tutte le persone sono uguali.   

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Commenti»

1. orfeopellicciotta - 9 settembre 2008

Caro anonimo
Non ti fermare a leggere le prime righe.
Leggi tutto il post
La vita umana non si identifica solamente il cuore ma comprende anche la coscienza.
Tutti i cuori sono uguali, ma solamente la coscienza è quella cosa che distingue tua figlia da chiunque altro.
Tu ami la coscienza, l’identità, il carattere di tua figlia non il suo organo che pompa il sangue nelle vene.
Orfeo


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