Effetto placebo 11 Novembre 2009
Posted by orfeopellicciotta in Filosofia, Pensieri, Riflessioni, evoluzione, fenomeni paranormali, parapsicologia, psicologia, vita umana.Tags: cercare se stessi, coscienza, evoluzione, intelligenza, miracoli, scopo della vita, senso della vita, valore della vita umana
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Il corpo umano non finisce mai di meravigliarci.
L’effetto placebo è un fenomeno molto curioso, conosciuto da secoli, che coinvolge contemporaneamente la psiche e il corpo.
La parola “placebo” (io piacerò) deriva dal verbo latino “placere”. Il placebo è una pseudo-medicina che non contiene alcuna sostanza farmaceutica, ma nonostante ciò, quando è somministrata in certe particolari condizioni, ha gli stessi effetti positivi, come se fosse un vero farmaco.
Le case farmaceutiche, quando devono sperimentare un nuovo farmaco, tengono in stretta considerazione l’effetto placebo, perchè devono discriminarlo dal reale effetto del farmaco. La casa farmaceutica distribuisce il prodotto da sperimentare ad un determinato gruppo di volontari, ad un altro gruppo invece il placebo. Il placebo è confezionato nello stesso modo del prodotto originale, in modo tale che né il paziente, né il dottore che somministra la medicina, è in grado di distinguerli. La società, ovviamente, è in grado di riconoscere i due gruppi di volontari tracciando la distribuzione.
Il placebo non funziona sempre con tutti e vale solamente per una certa categoria di malattie.
Le malattie su cui interviene sono essenzialmente quelle che hanno una base psicosomatica, ossia quelle che notoriamente sono causate da stress psicologici, stati di ansia, angosce, mal di testa, malattie dell’apparato digerente e cardiache. Il dolore in genere, con il placebo, può essere ridotto notevolmente per lunghi periodi. Dalle numerose statistiche effettuate in merito, è emerso che mediamente l’effetto del placebo si presenta su circa il 30-40 % dei pazienti, con punte dell’80% per le malattie strettamente psicosomatiche (es. emicrania).
La suggestione, il pensiero, quindi è in grado di agire sui vari organi dell’organismo. La mente del paziente, quando è fermamente convinto dell’efficacia di una certa medicina, (e in questo caso è anche importane l’approccio e l’autorevolezza del medico), si sintonizza con le cellule dell’organismo, con le varie ghiandole, e crea un ambiente favorevole alla guarigione.
Il placebo, in presenza di una malattia dolorosa, crea le condizioni organiche per la produzione di “endorfina”, una sostanza equivalente alla morfina, che allevia il dolore stesso fino a farlo scomparire per molto tempo. Questo fenomeno è stato confermato, inoculando una sostanza antagonista alla morfina, e verificando che questa ha agito riattivando il dolore.
Ovviamente, non è la sostanza inerte contenuta dentro la pasticca di placebo a compiere la guarigione, bensì il pensiero positivo che scaturisce dalla modalità con cui è somministrato. Quando il paziente presenta un approccio fiducioso verso il medico e la medicina, la guarigione è favorita nei tempi e nei risultati.
Assodato che il pensiero positivo guarisce alcune malattie è anche vero, ed è già dimostrato, che il pensiero negativo (nocebo) a sua volta favorisce le malattie o ritarda la guarigione. Lo stato di stress abbassa le difese immunitarie e quindi apre una porta d’ingresso ad una gran varietà di batteri e virus.
Sarebbe bello che si approfondissero le ragioni di tali fenomeni, per capire per quale motivo solo una certa percentuale delle persone ha la fortuna di sfruttare questo tipo di guarigione. Come deve essere formato e organizzato questo pensiero per essere efficace? Quale problema hanno gli esclusi per impedire il suo funzionamento? Quale istituzione dovrebbe essere incaricata di approfondire la ricerca in questo campo?
Le case farmaceutiche non hanno interesse a questo tipo di cura perché sarebbe la causa di un’enorme perdita di profitti.
In pratica si tratta di trovare l’armonia fra il corpo, la psiche e l’ambiente che ci circonda. La psiche deve avere la possibilità e la capacità di attivare quelle ghiandole o i geni deputati dalla produzione di specifiche molecole o enzimi variamente complessi. Il paziente, per quanto colto e informato, in realtà non è cosciente di quali sostanze deve produrre, come si chiamano e di cosa sono composte, e non conosce la quantità e modalità corrette per dare il giusto effetto.
Ma l’inconscio lo sa. Sa che deve produrre adrenalina, quando è necessario uno sforzo fisico, sa che deve produrre endorfina, quando deve alleviare il dolore, sa che deve produrre piastrine, quando si è feriti, eccetera. La coscienza si rende conto della necessità, e attiva l’inconscio che a sua volta stimola le cellule preposte a risolvere il problema. Purtroppo ancora non si è scoperto dove sono depositate queste informazioni.
S’intuisce quindi che, per favorire il fenomeno dell’auto-guarigione, è necessario che il pensiero sia molto intenso e prolungato, e contemporaneamente, che anche il collegamento tra coscienza e inconscio sia altrettanto efficace. La concentrazione del pensiero è sotto posta alla volontà dell’individuo, quindi è possibile ottenerla. Il problema maggiore da risolvere è quello di realizzare l’armonia fra il corpo e la psiche, che deve essere compiuta con metodo e cura, iniziando in tempo utile, perché è un processo molto lungo. Molte persone non sanno neanche da quale parte cominciare.
E’ necessario entrare in sintonia con la parte più profonda del nostro cervello, quella che è maggiormente collegata con gli organi del corpo e le sue cellule. In questo modo si potranno percepire meglio le sue esigenze. L’inconscio invia sempre i segnali, gli allarmi, delle sue sofferenze e noi (coscienza) dovremmo essere in grado di ascoltarlo e assecondarlo, per evitare i mali peggiori. Ilo verso della comunicazione è anche in senso contrario ed è quindi possibile, tramite il nostro pensiero, fornire l’energia sufficiente per migliorare la situazione organica.
Sono stati pubblicati moltissimi libri che trattano l’argomento e forniscono utili consigli su come approcciare i problemi della vita in modo da mantenere l’equilibrio mentale, non farsi travolgere dalle preoccupazioni e dai complessi di colpa, e soprattutto essere se stessi.
E’ stata dimostrata l’esistenza di una particolare proteina che provvede a riparare, per quanto è possibile, gli eventuali guasti avvenuti, nella sequenza del DNA, durante la fase di duplicazione. La natura quindi si è armata di sistemi d’auto-guarigione a livello cellulare, ovviamente, non ha trascurato la possibilità di cura anche a livello superiore, come gli organi, o di vari apparati funzionali. Evidentemente ci sono dei casi in cui, per ragioni misteriose, questo processo d’auto-guarigione si blocca, rimane in sospeso o addirittura si atrofizza.
Non possiamo trascurare le particolari guarigioni indotte, anche dalla medicina omeopatica.
La medicina omeopatica si basa sulla somministrazione di una certa sostanza medicinale, di solito d’origine vegetale, che normalmente provoca dei particolari sintomi su gli individui sani. Questa medicina funziona seguendo il principio del “chiodo scaccia chiodo” ossia che un determinato sintomo guarisce il sintomo simile.
La Belladonna, una pianta erbacea, molto tossica, quando è presa in determinate dosi, provoca dei particolari mal di testa. Quando, invece, è diluita nell’acqua distillata in proporzioni millesimali, o addirittura in rapporto di uno su milione, diventa curativa per il mal di testa di tipo pulsante. La diluizione in realtà avviene per gradi, e ad ogni passo, la miscela è agita opportunamente. L’acqua acquista una “dinamizzazione” ossia assume l’energia del principio attivo. Il fenomeno curioso che spesso l’efficacia del prodotto omeopatico aumenta con l’aumentare della diluizione, il contrario di quanto si potrebbe pensare, e contemporaneamente riducendo la tossicità. Con le diluizioni descritte, il prodotto originale non è più rintracciabile, si può considerare nullo. Eppure funziona.
La difficoltà nella cura omeopatica consiste nella precisa diagnosi della malattia, e soprattutto nell’esatta individuazione dei sintomi. Il sintomo provocato dal prodotto omeopatico deve essere molto simile a quello generato dalla malattia, altrimenti non funziona. La cura omeopatica, nei casi in cui è applicabile, inoltre funziona solamente quando la malattia è nella fase iniziale, quando non ci sono state delle alterazione degli organi o delle cellule.
Non ci dobbiamo meravigliare se un prodotto così diluito possa essere percepito dall’organismo, si deve ricordare che basta un virus conosciuto per scatenare il sistema immunitario. Evidentemente la cura omeopatica ha la facoltà di risvegliare il sistema automatico d’auto-guarigione che per qualche motivo non si era attivato automaticamente, al primo insorgere della malattia.
La belladonna, in questo caso, tende a provocare un certo mal di testa. Il paziente è consapevole di questa novità, perché avviene in concomitanza dell’assunzione della medicina. L’inconscio percepisce questo, apparentemente nuovo, sintomo e scatena il processo d’auto-guarigione. Inizia la produzione delle proteine e gli enzimi necessari per la cura di quelle cellule che sono la causa di quel particolare sintomo, ma poiché il sintomo è uguale a quello causato dalla malattia principale, la guarigione si rivolge anche su di essa.
In pratica abbiamo ingannato il sistema d’auto-guarigione, dormiente, costringendolo ad uscire dal proprio nido, con le attrezzature adatte alla guarigione della nostra malattia.
In conclusione il corpo umano ha un potente sistema d’auto-guarigione, che dobbiamo imparare ad attivare al momento opportuno e nelle giuste modalità. Ognuno scelga tra l’autosuggestione, l’omeopatia, l’agopuntura, la pranoterapia, ecc, il metodo che meglio funziona per il proprio corpo e per la propria malattia.
Il mistero del miracolo 29 Maggio 2009
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Il giornale “Il Tempo edizione di Frosinone” ha diffuso la notizia di un miracolo, verificatosi il 27 aprile, a Lourdes. Una signora di Ripi, nei pressi di Frosinone, ha dichiarato di essere guarita dalla sclerosi multipla, che l’affiggeva da circa venti anni, subito dopo essere uscita dalla piscina della grotta di Massabielle.
La signora, dopo aver abbandonato le stampelle, ha denunciato l’accaduto alla commissione di controllo (Bureau Medical di Lourdes) e implicitamente ha accettato di sottoporsi a tutti i controlli sanitari, psicologici e la verifica delle testimonianze, che il protocollo prevede.
Il protocollo stabilisce che un evento prodigioso può essere definito un miracolo solamente quando la guarigione di una grave malattia (inguaribile in modo spontaneo o farmacologico) è stata istantanea, completa e duratura. Ovviamente dovranno essere anche rese disponibili tutte le cartelle cliniche, gli esami medici e le testimonianze che possono dimostrare lo stato e la gravità della malattia prima del fenomeno prodigioso. Attendiamo un’eventuale conferma.
Fino ad ora, i casi miracolosi accertati dalla commissione francese sono circa una sessantina. Non sappiamo quanti fedeli sono guariti da malattia non grave perché questo non è preso in considerazione. Non sappiamo quante persone sono guarite e sono ripartite per la propria casa senza rendere pubblico l’evento. Certamente i miracoli sono, in realtà, molto più numerosi di quanto è reso ufficialmente noto.
Secondo il mio modesto parere, anche in questo caso, come il solito, non importa la quantità dei fenomeni miracolosi, ma la loro qualità.
Per me è sufficiente un solo e unico caso, accertato, dimostrato vero, per scrivere in questo blog e condividere alcune riflessioni che possono interessare gli eventuali lettori.
Una guarigione può verificarsi come conseguenza di due possibili cause: un evento generato autonomamente dall’interno del corpo oppure proveniente da una sorgente esterna.
I casi interni contemplano la suggestione, la vita tranquilla e rilassata. La psiche quindi permette e facilita la guarigione (vedi effetto placebo), anche se invece, spesso, se opera con effetto negativo è la causa di molte malattie psicosomatiche.
Dobbiamo quindi chiederci se è possibile che l’atmosfera mistica del santuario di Lourdes, fatta di canti, preghiere, candele, fiori, statue della Madonna, possa aver creato una suggestione tale da ripristinare le cellule dei muscoli e degli organi malati. Guarigione che, in precedenza, non è stata possibile con l’intervento di medicine e terapie per molti anni.
Essere se stessi 8 Maggio 2009
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La vita umana ha un gran valore, è assodato. Ogni persona svolge un certo ruolo nella comunità e questo fornisce anche uno scopo alla vita umana. L’intera umanità, nel suo insieme, ha poi un altro grande scopo da realizzare, ma questo è un argomento che dovrebbe essere approfondito in altra occasione.
Qualunque sia lo scopo della vita dobbiamo cercare di vivere al meglio.
Le cause che impediscono di essere felice sono molto numerose e possono essere divise in tre grandi categorie: cause dovute ad eventi imponderabili o naturali, quelle prodotte dalla volontà altrui, quelle determinate dalla nostra stessa volontà.
Contrariamente a quanto si crede d’infelicità causata dal nostro stesso comportamento è abbastanza rilevante e solamente su questo fronte possiamo intervenire con una certa speranza di ottenere un buon risultato.
La felicità, la serenità è una sensazione totalmente personale. Ognuno è felice a modo proprio.
Non esiste quindi un modo per essere felice, valido per tutti, ma il criterio dovrà essere personalizzato. Si rende quindi necessario conoscere se stesso per capire come trovare la propria felicità. Dopo essersi conosciuti è anche importante vivere in armonia con se stessi.
Tutti sono convinti che sia ovvio che una persona debba essere se stessa, anzi si ritiene che non sia necessaria nessuna volontà specifica per esserlo, che sia tutto perfettamente naturale.
La mia osservazione dei problemi adolescenziali dei nostri figli, delle nevrosi degli amici o parenti, mi fa invece pensare che sono pochi coloro che effettivamente riescono ad essere se stessi e si comportano come tali.
Il funzionamento della natura si basa sulla diversità biologica. Ogni essere vivente è diverso dall’altro, perfino due gemelli monozigotici che apparentemente sembrano identici, in realtà hanno delle piccole differenze, come nelle impronte digitali o qualche neo sulla pelle. L’evoluzione della natura è stata resa possibile proprio dalla diversità, perché ha consentito di creare una moltitudine di combinazioni diverse, e tra queste quelle favorevoli al progresso.
Dimentichiamoci che siamo tutti uguali, con uguali diritti, uguali doveri, siamo invece tutti diversi. Il futuro di ciascuno di noi sarà diverso da quello del nostro fratello o sorella, oppure dal più caro amico o compagno.
Un differente patrimonio genetico determinerà un diverso carattere psicologico e anche un distinto percorso di salute. Diversi caratteri comportano differenti reazioni alle stesse situazioni ambientali e alle relazioni personali, quindi percorsi di vita anche molto diversi.
L’esperienza comune evidenzia come, quasi in tutti i casi, due fratelli nonostante siano vissuti nello stesso ambiente ed avendo avuto un patrimonio genetico molto simile hanno in pratica due caratteri diversi e di conseguenze due diverse vite.
Stando così le cose è inutile osservare gli altri, per conoscere il proprio futuro, ma dobbiamo studiare noi stessi, e scendere in profondità, più a fondo possibile, senza lasciarsi influenzare dai consigli degli altri.
La vera storia di Adamo ed Eva 24 Febbraio 2009
Posted by orfeopellicciotta in Filosofia, Pensieri, Riflessioni, Teologia, chiesa, religione, vita umana.Tags: cercare se stessi, coscienza, Dio esiste?, esistenza di dio, scopo della vita
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Il più famoso e discusso brano della Bibbia è certamente quello della Genesi (cap. 2 e 3), relativo ad Adamo ed Eva e alla loro espulsione dal Paradiso Terrestre.
L’interpretazione corrente della Bibbia ci narra dell’episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre come conseguenza di un peccato dei protagonisti perché non hanno rispettato un obbligo di Dio che vietava di mangiare frutti di un determinato albero. Questo peccato ha determinato la loro rovina, ma anche quella di tutti i discendenti.
La Bibbia è stata scritta alcune migliaia di anni fa, trascritta e tradotta molte volte nel corso dei secoli. Dovremmo considerare che il testo originale potrebbe essere stato volutamente o involontariamente alterato, inoltre la terminologia era adatta per il popolo dell’epoca.
La storia è presentata come un’allegoria per essere compresa come un messaggio inconscio. Per l’uomo moderno tale tipo di descrizione può apparire un po’ puerile o addirittura banale.
In fondo all’articolo sono riportati, per comodità, i capitoli 2 e 3 della Genesi della Bibbia che riguardano appunto Adamo ed Eva.
In base a questi passi della Bibbia, i credenti ritengono che la presenza del male, della morte e delle sofferenze nel mondo, siano la conseguenza del peccato originale. Dio nella sua infinità bontà ci aveva creato un mondo ideale ma Adamo ed Eva, disubbidendo alla legge, aveva causato la sua ira e la conseguente punizione.
Questa terribile condanna, che si tramanda alle generazioni successive, anche se ignare e innocenti, sembra ingiusta ed eccessiva. Mi stupisce, soprattutto, che questa condanna sia inflitta da un Dio onnisciente e di somma benevolenza. Nonostante Gesù Cristo ci abbia insegnato che il Perdono è una virtù fondamentale, in questo caso Dio è stato impietoso e molto severo contro una coppia che, vista la giovane età ed esperienza effettiva, possiamo considerare sprovveduta.
Eluana 10 Febbraio 2009
Posted by orfeopellicciotta in Filosofia, Pensieri, Riflessioni, Teologia, chiesa, diritti umani, eutanasia, religione, vita umana.Tags: accanimento teraupetico, coma irreversibile, Eluana, Terry Schiavo, Welby
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Si è parlato e scritto molto di Eluana e del valore della vita umana.
Quando si parla di vita cosa si intende con precisione?
Ci sono tanti tipi di vita: la vita umana, quella animale e quella vegetale.
Nell’ambito della vita umana si hanno molte sfumature e valori diversi. Si passa dalla vita piena, consapevole e felice a quella posizionata all’estremo opposto: la morte costituita dalla distruzione e dissoluzione delle cellule in materia di base.
La nostra vita nasce da un ovocita, cresce assimilando sostanze ed elementi vari e si completa alla fine del percorso, dopo molti anni, restituendo alla natura la materia che ha preso in prestito.



